Pubblicato il: 19 ottobre 2017 alle 8:04 am

Il Benevento e il duro scotto di una serie A inaspettata Il caso della squadra campana a zero punti dopo 8 partite. L'analisi e le ipotesi per provare a cambiare rotta

di Florindo Ciarleglio.

Benevento, 19 Ottobre 2017 – Solo quattro mesi fa, il Benevento calcio scriveva la storia sportiva di una città e dell’intero territorio sannita, con una promozione in serie A arrivata al primo colpo dopo aver appena raggiunto una serie B inseguita per 90 anni di storia. Se è vero che quello dei sanniti non è stato l’unico caso nel calcio italiano di doppia promozione dalla (ex) serie C alla A, è vero pure che mai nessuna squadra italiana era arrivata in serie A subito dopo aver giocato per la prima volta nella sua storia in serie B.

Dopo così poco tempo dal trionfo leggendario, le prime 8 giornate del nuovo mondo della serie A consegnano alla classifica un Benevento ancora a zero punti. Da un record storico in positivo a un altro in negativo in così poco tempo, quasi come se le ragioni di una nuova e più dura realtà tecnico-tattica, abbinate a una massiccia dose di sfortuna, avessero presentato il conto a una piazza che ha raggiunto in così poco tempo l’Olimpo dei grandi del calcio, certamente non in maniera casuale, sicuramente in modo inaspettato.

La serie A conseguita in così poco tempo, senza essere nemmeno forse messa in preventivo dalla società e dall’intero ambiente, ha dimostrato due aspetti su tutti: la grandezza di un’impresa sportiva da una parte, la non prontezza a calcare tale platea dall’altra. In pratica, così come la proprietà, la dirigenza e la squadra vanno portate in cielo per aver scritto in quella maniera la storia, allo stesso tempo ne vanno rimarcati gli errori per non aver saputo operare – nel Sannio ci si augura solo inizialmente – per mantenere il tesoro meritatamente trovato.

Non stiamo certamente a discutere di salvezza o retrocessione ma di come ci si è preparati ad affrontare il campionato e di come lo si sta affrontando. Se è vero che la classifica è drammatica è anche vero che mai nessuno è retrocesso dopo 8 partite. Certamente, a questo punto della stagione l’impresa di mantenere la categoria diventa più che mai ardua ma non sarebbe nemmeno un’impresa oltre il normale, a patto che conseguire la media di circa un punto e mezzo a partita di qui alla fine del campionato non sia solamente il credo della splendida tifoseria beneventana (presente dovunque e comunque a sostenere la maglia) ma sia anche la convinzione di dirigenza, allenatore e calciatori. Il problema serio, piuttosto, è capire se ci sono le condizioni per poter almeno inseguire un sogno salvezza che appare irrealizzabile non tanto in relazione alle giornate che mancano (tante) quanto alla sfiducia che traspare dalla squadra in generale.

Dal punto di vista tecnico, tolte le imbarcate prese contro Napoli e Roma, due squadre di ben diversi livelli, fino a lunedì il Benevento ha potuto recriminare sulla sfortuna di più di una partita persa immeritatamente (Sampdoria, Bologna, Torino e anche Inter). A Baroni va dato atto di non aver sfigurato per niente in almeno metà delle partite disputate finora, data la rosa a disposizione. Forse la sconfitta di lunedì sera a Verona ha mostrato i primi veri errori del tecnico: prendere gol in contropiede dopo che già si era con un uomo in meno è davvero troppo, in una partita che per come si era messa doveva essere portata nella direzione di un punticino guadagnato senza farne prendere due in più a una diretta concorrente come il Verona, che ora dista 6 lunghezze.

Dal punto di vista societario, invece, Vigorito ha speso non pochi euro per rinforzare la squadra ma ciononostante è palese la mancanza di un vero attaccante d’area e di almeno un vero calciatore di categoria per reparto. La squadra, lo dice il campo, non è stata adeguatamente rinforzata ma appare addirittura indebolita rispetto a quella che ha conquistato la promozione (più che rimpianti gli ex Cragno, Ceravolo, Lopez, Pezzi). Aggiungiamo a tutto ciò la sfortuna, il caso-Lucioni e le circostanze avverse e la frittata è fatta.

Adesso c’è da capire come cambiare la rotta, se con nuovo un allenatore che possa dare la classica scossa in attesa di qualche buon innesto a gennaio, o continuando con Baroni sperando che finalmente almeno la sfortuna si faccia da parte e che almeno i calciatori più dotati possano dare quel qualcosa in più per uscire dall’empasse.

Intanto, gli splendidi tifosi sono pronti a continuare a incitare senza sosta la squadra anche contro la Fiorentina: loro, più di tutti, meriterebbero davvero di più.

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