Pubblicato il: 19 ottobre 2017 alle 1:09 pm

Perché il siero antitetanico è introvabile? Numerose segnalazioni in Italia. Da nord a sud, farmacie e ospedali lamentano l’assenza di immunoglobuline anti-tetaniche. Esiste un mercato parallelo? Ed è legale?

di Marzio Di Mezza.

Roma, 19 Ottobre 2017 – Qualche settimana fa la signora Rita, di Napoli, dopo essersi ferita accidentalmente con un ferro arrugginito si è recata in farmacia per acquistare un siero antitetanico e ha scoperto che si tratta di merce rara. La risposta dalle farmacie che ha interpellato, a Napoli, poi in provincia fino a spostarsi nelle altre province della Campania, è stata: ci dispiace non ne abbiamo.

Dopo un lungo girovagare è riuscita a procurarsi la fiala ma la paura è stata grande. Ed è solo di qualche giorno la notizia di un trentenne napoletano che, proprio come la signora Rita, ha rischiato grosso perché non riusciva a reperire l’immunoglobina antitetanica in città.

Ma è davvero così difficile acquistare un siero antitetanico? E perché?

Qualche risposta, facendo delle telefonate, un po’ di ricerche e le domande giuste, l’abbiamo trovata. Ma prima di riportare le motivazioni di questa carenza, forse può essere utile rammentare che non si tratta di un fenomeno nuovo. Ecco qualche titolo preso da quotidiani e siti di informazione che ne hanno parlato nel corso di quest’anno:


26 gennaio 2017, Siero antitetanico: forniture a rilento, mancano le dosi in tutte le farmacie (Il Mattino, edizione Caserta);

10 marzo 2017, Vietato farsi male: negli ospedali non c’è più siero antitetanico. Si moltiplicano le denunce dei sanitari: dopo i casi di Catania ora anche in Salento è sempre più difficile trovare la cura per una infezione che può avere esiti mortali (Today.it);

6 aprile 2017, Siero antitetanico, è scomparso dalle farmacie dell’alto casertano (Casertasera.it);

28 aprile 2017, Vietato ferirsi: farmacie del Vibonese sprovviste del siero antitetanico (21righe.it);

9 maggio 2017, Antitetanica introvabile in farmacia (Lasicilia.it);

14 luglio 2017, Allarme antitetanica: sull’isola (Ischia, ndr) mancano le dosi da sei mesi (ilgolfo24.it);

27 luglio 2017, All’Asl Toscana nord ovest manca l’immunoglobina antitetanica (Luccaindiretta.it);

17 agosto 2017, Odissea in cerca dell’antitetanica (La Nuova Ferrara);

31 agosto 2017, Vaccino antitetanico, obbligatorio ma introvabile. Aifa: carenza per problemi produttivi (Farmacista33.it);

28 settembre 2017, Introvabile il vaccino antitetanico, all’Asl in arrivo trecento dosi dalla Francia (La Stampa, edizione Alessandria).


Può essere altrettanto utile ricordare che nel nostro Paese la vaccinazione antitetanica è obbligatoria per tutti i nuovi nati. Dal terzo mese di vita, con tre dosi programmate nel tempo, per poi fare altri richiami. Il vaccino antitetanico (da non confondere con il siero antitetanico) è formato da tossine che vengono rese inattive grazie a dei procedimenti chimici. Sostanze in grado di stimolare la produzione di anticorpi.

Le risposte, dicevamo. Manca un po’ dappertutto il siero antitetanico. Federfarma Piacenza ci scrive: «Anche da noi i magazzini sono sprovvisti, il prodotto risulta razionato e quindi viene data priorità alle dotazioni delle asl».

A entrare nel merito della questione ci pensa Maurizio Bisozzi, Consigliere ordine dei farmacisti di Roma e Consigliere di Federfarma Lazio: «Il siero antitetanico non si trova facilmente nelle farmacie perché è un tipo di intervento di competenza ospedaliera, del Pronto soccorso – spiega -. Tra l’altro occorre la ricetta medica. Dunque le aziende produttrici privilegiano il rifornimento ospedaliero che assorbe maggior parte della produzione, qualcosa resta a noi. Anche se, poi, per motivi economici, è invalso l’uso da parte di alcune aziende ospedaliere di prescriverlo e non di somministrarlo. Le farmacie – precisa Bisozzi –  hanno un elenco di medicinali la cui dotazione è obbligatoria. Ma spesso, nell’arco dell’anno, siamo nell’impossibilità di approvvigionare perché il prodotto non è disponibile. Allora, in quel caso, la farmacia conserva la bolla del fornitore con l’indicazione di indisponibilità».

Fin qui, la parte più nota. «Tuttavia esiste anche una esportazione parallela – dice il consigliere di Federmarma Lazio -. Mancano almeno una quindicina di prodotti importanti, anche salvavita, perché alcune aziende hanno più interesse a vendere fuori in quanto il prezzo medio in Italia è più basso in Europa. Esiste un bellissimo sistema ufficiale che consente ad alcuni grossisti di vendere all’estero prodotti destinati all’Italia, riconfezionando le scatole con la lingua del posto. La legge lo consente. Consente la libera circolazione nell’ambito della Comunità europea. Noi in Italia importiamo diversi farmaci da Grecia e Portogallo perché sono Paesi con potere d’acquisto più basso e quando le aziende italiane comprano lì, si crea lo stesso problema che abbiamo adesso nel nostro Paese. I Paesi forti cannibalizzano i Paesi meno forti all’interno dell’euro».

Sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità c’è un capitolo dedicato proprio ai farmaci di importazione parallela. Capitolo in cui, però, nulla viene detto a proposito dei prezzi. Quindi, viene praticamente trascurata quella che potrebbe risultare la questione centrale e cioè: alcuni farmaci mancano perché ci sono aziende che trovano più conveniente venderli a Paesi che non siano l’Italia. E’ giusto? Si tratta di una pratica corretta?

Una sentenza del 19 ottobre 2016 della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, Sezione Prima, ricorda che: «Per il diritto dell’Unione Europea la libera determinazione dei prezzi è essenziale per garantire la circolazione delle merci e tale considerazione si applica anche per i farmaci, ostacolando la previsione di prezzi imposti dagli Stati membri la libera circolazione delle merci, uno degli elementi fondanti ab origine la politica comunitaria».

Il dottore Bisozzi, infine, ci fornisce un altro elemento utile: «Vi è anche una questione legata ai farmaci rimborsabili – afferma -, il cui costo resta più basso perché lo Stato risparmia, a differenza dei farmaci da banco, quelli a libera vendita, che da noi in Italia sono più cari. Qualcuno maliziosamente ipotizza una specie di patto tra gentiluomini tra le aziende e le nostre istituzioni: tenere basso il prezzo dei farmaci rimborsabili e alzarlo a quelli in fascia C pur non esistendo prove di quanto insinuato. Di Fatto In Inghilterra costano molto meno, come in Francia dove, invece, le aziende guadagnano sul farmaco rimborsabile».

E’ chiaro, no? Siamo partiti cercando delle risposte alla mancanza di un farmaco, siamo finiti in uno dei tanti meandri della Sanità italiana. Ma questa è solo una faccia della nostra ricerca sul siero antitetanico. Nella seconda parte vi racconteremo anche un’altra importante e delicata questione.

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