Pubblicato il: 20 ottobre 2017 alle 8:59 am

Anticipo pensionistico, bocciate due domande su tre I dati sono stati forniti dalla direttrice generale dell’Inps. Intanto spunta l’Ape ‘rosa’ pensata per le donne, con uno sconto sui contributi richiesti pari a 6 mesi per ogni figlio

di Fabrizio Morlacchi.

Roma, 20 Ottobre 2017 – Il nome, ‘Ape’, non ispira niente di buono se si pensa al pungiglione del laborioso insetto dalla vita troppo breve. Gli ultimi dati, purtroppo, confermano i timori. Ape, acronimo che sta per Anticipo pensionistico è il progetto sperimentale che consente dal 1° maggio 2017 e sino al 31 dicembre 2018, a chi ha raggiunto almeno i 63 anni di età di ritirarsi in anticipo per raggiungere la pensione.

Sul sito dell’Inps è scritto: «L’articolo 1, commi da 179 a 186, della legge di bilancio 2017 prevede un’indennità a carico dello Stato erogata dall’INPS a soggetti in determinate condizioni previste dalla legge che abbiano compiuto almeno 63 anni di età e che non siano già titolari di pensione diretta in Italia o all’estero. L’indennità è corrisposta, a domanda, fino al raggiungimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia, ovvero fino al conseguimento della pensione anticipata o di un trattamento conseguito anticipatamente rispetto all’età per la vecchiaia di cui all’articolo 24, comma 6, del decreto legge n. 201 del 2011, convertito dalla legge n. 214 del 2011 (c.d. legge Monti-Fornero)».

In realtà, a oggi, solo 20.957 domande per accedere all’anticipo pensionistico sono state accolte sulle 65.972 pervenute. Ben 44.306 sono state respinte e quelle residue sono ancora in fase istruttoria. Stando ai dati forniti dalla direttrice generale dell’Inps, Gabriella Di Michele, nel corso dell’audizione in commissione Lavoro alla Camera, solo una persona su tre, tra quelle che hanno provato a utilizzare le procedure speciali, hanno ottenuto una risposta positiva. Peggio è andata per chi ha provato ad andare in pensione come lavoratore precoce: solo il 28% ce l’ha fatta, mentre il 70,1% ha avuto una risposta negativa e la quota restante è in attesa che termini la fase istruttoria.

Le domande che interessano l’ape sociale sono 39.721 di cui 13.601 sono state accolte e 25.895 respinte, mentre 425 sono in fase d’istruttoria per carenza di documentazione. Per i lavoratori precoci, invece, in totale sono arrivate 26.251 domande di cui 7.356 sono state accolte e 18.411 respinte, mentre 484 sono in fase d’istruttoria.

La direttrice generale dell’Inps, Gabriella Di Michele, durante l’audizione alla Camera, ha proposto di estendere la platea dell’Ape, rendendone più facile l’accesso ai disoccupati e alle persone che svolgono lavori gravosi. Attualmente, anche riesaminando le domande «alla luce delle più favorevoli interpretazioni, la platea dei soggetti di cui può essere accolta la domanda sarà sempre abbastanza esigua rispetto a budget a disposizione, che continua a essere abbastanza nutrito», ha spiegato Di Michele. Quindi, essendo una sperimentazione avviata nel 2017, si propone di perfezionare lo strumento a partire dal prossimo anno. L’Inps chiede, inoltre, una «semplificazione dei documenti da allegare mediante utilizzo più esteso dell’autocertificazione». E si propone, per i lavoratori disoccupati: «una semplificazione dei requisiti d’accesso anche al fine di rendere più agevole la verifica sulla base delle banche dati disponibili». Infine Di Michele ha chiesto la possibilità di valutare l’accesso all’ape sociale in qualsiasi caso di cessazione del rapporto di lavoro e, quindi, anche a tempo determinato e non solo in caso di licenziamento.

Stando al portale ‘La legge per tutti’, nel 2018 arriverà anche l’Ape rosa. «Nel dettaglio, le lavoratrici potranno beneficiare di uno sconto sui contributi richiesti pari a 6 mesi per ogni figlio – si legge nel sito specializzato in informazione legale -, sino a un massimo di 2 anni, sia che appartengano alle prime 3 categorie di beneficiarie dell’Ape sociale (caregiver, invalide o disoccupate), sia che appartengono alla categoria delle addette a lavori faticosi e rischiosi. Le appartenenti alla prima categoria con almeno 4 figli potranno dunque ottenere l’anticipo pensionistico con 28 anni di contributi anziché 30, mentre le addette a lavori faticosi e pesanti con lo stesso numero di figli potranno ottenere l’anticipo con 34 anni di contributi anziché 36».

Più forte, in realtà, è stata la proposta dei sindacati, secondo i quali l’Ape sociale “rosa” potrebbe essere ottenuta con uno sconto contributivo pari a 1 anno per ogni figlio, sino a un massimo di 3 anni. Dunque, come spiega ancora ‘La legge per tutti’, le appartenenti alla prima categoria di beneficiarie, con almeno 3 figli, potrebbero ottenere l’anticipo pensionistico con 27 anni di contributi anziché 30, mentre le addette a lavori faticosi e pesanti con lo stesso numero di figli potrebbero ottenere l’anticipo con 33 anni di contributi anziché 36.

Un’ultimo sguardo alla misura dell’Ape più in generale per definirne meglio l’applicazione: «L’intervento si rivolge agli iscritti presso l’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti, ai fondi ad essa esclusivi o sostitutivi, le gestioni speciali dei lavoratori autonomi e la gestione separata dell’Inps – spiega il portale PensioniOggi – . Dunque riguarda tanto i lavoratori dipendenti del settore privato sia gli autonomi che i parasubordinati nonchè i lavoratori del pubblico impiego con esclusione però dei liberi professionisti iscritti presso le casse professionali. L’agevolazione è tuttavia a disposizione dei lavoratori che versano in condizione di difficoltà individuata in base a quattro specifici profili di tutela. Tra le condizioni per la sua concessione spicca, tra l’altro, la necessaria residenza in Italia del beneficiario».

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