Pubblicato il: 20 ottobre 2017 alle 8:00 am

«Una donna entro’ nella gabbia degli imputati». Inizia così Jezabel Nel romanzo di Irène Némirovsky la tragica decadenza della bellezza

di Caterina Slowak.

Roma, 20 Ottobre 2017 – Le donne non possono fingere di abitare comode nella bellezza. Ciascuna potrebbe raccontare una storia di pelli che temono la loro vulnerabilità, d’invidia, di calcolo spesso sbagliato, d’incerta vittoria. Fragilissime ancora oggi, terrorizzate di fronte alla bellezza e al suo contrario, ossessionate dal suo raggiungimento e dalla sua perdita, prese dall’illusione che la bellezza possa essere il loro capitale, dall’incapacità troppe volte sperimentata di goderne davvero… Ben presto la bellezza appare come una sabbia mobile, un luogo infido, una prigione. Il corpo delle donne è sotto attacco, sempre e da sempre bombardato da stereotipi che spingono a ricercare una bellezza di plastica, immagine di presunta perfezione: l’omologazione effetto Photoshop.

Jézabel è il bellissimo romanzo che ha per protagonista proprio una donna, Gladys Eisenach, ossessionata dallo sfiorire della bellezza e dalla vecchiaia. Inizia dal  processo che la vede imputata, rea confessa, per l’omicidio del suo bellissimo amante, un giovane poco più che ventenne, avvenuto nella sua ricca casa. Quando entra nell’aula di tribunale viene accolta dai mormorii di un pubblico sovreccitato, un po’ voyeur, impaziente di conoscere ogni morboso dettaglio di quello che promette di essere l’affaire più ghiotto del momento a Parigi. Si presenta alla sbarra  elegante e spettrale – il titolo Jézabel ricorda la madre crudele che appare in sogno ad Athalie, protagonista dell’omonima tragedia di Racine: «Non ne aveva, il dolore, smorzato la fierezza; / aveva anzi, ancora, quella finta bellezza / mantenuta con cure, con espedienti labili, / per riparar degli anni le sfide irreparabili». E’ ancora molto bella, Gladys Eysenach: il tempo sembra averla «sfiorata a malincuore, con mano cauta e gentile», suscita ancora invidia nelle donne presenti, che con cattiveria si sussurrano i nomi dei suoi innumerevoli amanti.

Le viene concessa l’attenuante passionale e la condanna sarà poco severa, solo cinque anni. Viene però mortificata nel suo punto debole: «Avete sessant’anni- le dicono- siete una donna vecchia… Amori, amanti, felicità, non è roba per voi!».  Ma qual è la verità? Perché Gladys si è rifiutata di rispondere a qualsiasi domanda, dichiarandosi senza mezzi termini colpevole, e supplicando i giudici di infliggerle la pena che merita ?

Di qui in un flash back inizia la storia vera e propria, nata dalla penna di questa scrittrice da poco riscoperta: Irène Némirovsky, ebrea ucraina fuggita in Francia, è scomparsa nel 1942 nel campo di concentramento di Auschwitz a trentanove anni dopo aver già pubblicato romanzi e novelle, tra cui Il Ballo e David Golder (diventati film), oltre all’incompiuto Suite Francese, pubblicato postumo. Nei suoi scritti sono frequenti le eroine come Gladys, ritratte dall’epoca della sfolgorante giovinezza fino al declino fisico. E Gladys è una donna ricchissima, che non si fa tanti problemi; la sua vita è fatta di pochi atti: vestirsi, piacere, incontrare un uomo innamorato, e poi ancora vestirsi, piacere… Cambia gli uomini come se si cambiasse d’abito, e, nonostante i matrimoni e una figlia, colleziona amanti a dozzine. E’ viziata, capricciosa, traditrice, in preda all’assillo costante della vecchiaia, intesa come l’età della vergogna, della solitudine e della fine dell’ascendente esercitato sugli uomini, unico vero scopo della sua vita.

Quel desiderio di essere venerata, di essere amata, quell’aspirazione in fondo banale, comune a tutte le donne, quella caparbietà con la quale insegue il suo mito di eterna giovinezza hanno provocato in lei una passione, una sete che aumenta nonostante il passare degli anni e che niente, mai, ha potuto estinguere, nemmeno le tragedie. Arriva a corrompere funzionari per falsificare la data di nascita sui documenti. Quando è appena quarantenne, sua figlia rimane incinta. Un colpo per Gladys che non accetta le leggi della natura… «Quando sentirò uscire dalle sue labbra la parola ‘nonna’, diretta a me, a me, credo che mi ucciderò».

Saltiamo ovviamente le parti centrali del romanzo per non privare della sorpresa chi voglia  dedicarsi alla lettura di questo libro modernissimo nei temi. Gli eventi sono prevedibili: lei è sempre più vecchia e la differenza d’età rispetto agli amanti sempre maggiore, e per rimediare passa ore e ore di restauro davanti allo specchio. Capace come pochi altri scrittori di scavare nell’animo femminile, Irène Némirovsky ci svela il vero, ma inconfessabile movente dell’omicidio. L’autrice chiude il romanzo al momento dello sparo, con Gladys ultrasessantenne, quando ormai sappiamo chi e perché ha ucciso.

Anche ne Il Ballo, una delle sue novelle più acclamate, l’autrice tratteggia il ritratto di una donna che si avvia a perdere giovinezza e, conseguentemente, bellezza, nella storia della quattordicenne Antoinette, a cui la madre vieta di partecipare a un ballo organizzato in casa per paura di sfigurare davanti alla giovinezza della figlia.

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