Pubblicato il: 21 ottobre 2017 alle 9:30 am

Perché non inserire Totò nei programmi scolastici? «Era eclettico e straordinario in tutto quello che combinava, metteva sempre tanto di vissuto» dice Vincenzo Mollica, uno dei curatori della mostra ‘Totò genio’ che approda a Roma in questi giorni

di Fabrizio Morlacchi.

Roma, 21 Ottobre 2017 – Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfiro-genito Gagliardi de Curtis di Bisanzio, in breve Antonio de Curtis, in arte Totò. Il più grande comico italiano, genio inizialmente incompreso, il cui talento, unico e assoluto, è stato riconosciuto tardi, troppo tardi.

«Io so a memoria la miseria, e la miseria è il copione della vera comicità», diceva. La sua comicità, la sua arte, insieme agli amori, le passioni dell’artista Totò e della dimensione più privata del Principe De Curtis danno vita a ‘Totò genio’, la più grande mostra realizzata sul grande attore scomparso 50 anni fa. Organizzata da Alessandro Nicosia che l’ha curata con Vincenzo Mollica, dopo il debutto di grande successo a Napoli e il passaggio a Lugano, la mostra arriva al Museo di Roma In Trastevere dove sarà fino al 18 febbraio.

«La mia faccia non mi è nuova, ce l’ho da quando sono nato» (Fermo con le mani, 1937)

L’esposizione è un viaggio fra centinaia e centinaia di documenti, cimeli, lettere, libri, disegni e ritratti (da Pasolini a Scola, da Pazienza a Echaurren), manifesti dei suoi film, caroselli e pubblicità, costumi (da quello pinocchiesco di ‘Totò a Colori’ all’uniforme del Pazzariello in L’oro di Napoli), installazioni, video, testimonianze e fotografie, comprese quelle, novità dell’allestimento romano, delle sue sette case nella capitale, dalla prima vicino la stazione Termini del 1930 a quella dove è morto ai Parioli nel 1967. «Noi napoletani discutiamo su tutto ma non sul genio di Totò – ha detto il Sindaco di Napoli Luigi de Magistris (il Comune di Napoli è fra i motori dell’esposizione con l’associazione Antonio De Curtis, ndr) – ora vorremmo portare anche a Bruxelles e New York la mostra su questo artista che è immortale perché attualissimo».

«Sono napoletano, membro della CNEF: ‘cca nisciuno è fesso» (Totò, Peppino e… la malafemmina, 1956).

La mostra «racconta le due anime di Totò – sostiene Alessandro Nicosia -. Una è quella dell’artista, nel suo percorso dall’avanspettacolo al teatro, al cinema, ma anche nella poesia, con capolavori come ‘A livella, che qui si può ascoltare recitata da lui e nella musica, con le sue canzoni interpretate anche da altri artisti. L’altra è del principe de Curtis, che era molto solitario e schivo a volte triste. Di lui raccontiamo gli amori, come quello per Franca Faldini, ma anche quello per gli animali, e per la sua città Napoli; le sue passioni, con il chiodo fisso dell’araldica, ma anche la generosità». Questo Paese «ha massacrato molti dei suoi artisti ed è successo anche a Totò, che è stato a lungo snobbato dalla cultura ufficiale – ricorda Vincenzo Mollica -. Abbiamo intitolato la mostra ‘Totò genio’ perché era eclettico e straordinario in tutto quello che combinava, metteva sempre tanto di vissuto».

«Sono superiore a lei per cultura, per nascita e per censo, superiore al censo per censo» (Chi si ferma è perduto, 1960).

Nella mostra «ci sono due omaggi, quello a Totò e quello al rinascimento di Napoli, che dopo tante guerre sta mostrando al Paese la strada per rinascere» sottolinea Luca Bergamo, vicesindaco di Roma Capitale, che promuove l’esposizione con Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, mentre a co-produrla è Istituto Luce Cinecittà, in collaborazione con Rai Teche e SIAE. Tornando sul forte legame del nonno con Roma, la nipote dell’attore Elena Alessandra Anticoli, ricorda una frase dell’attore: «Tra me come sono nella vita reale e Toto c’è una differenza abissale. Odio la mia maschera ma è parte della mia anima e mi aiuta ad essere veramente me stesso».

Di tutte le iniziative organizzate nel corso di questo anno per commemorare la figura del grande artista napoletano, forse la mostra itinerante Totò-genio è l’unica che resta nella memoria.

Non si riesce ancora a comprendere veramente la forza e il valore dei messaggi lasciati da Totò. Bisognerebbe evitare di disperderli, tramandando la sua lezione. Come? Ad esempio inserendo la visione dei suoi film seguita da dibattito nelle ore di lezione; non farebbe che arricchire di spunti veramente educativi e innovativi gli attuali programmi scolastici scialbi, inadeguati e ripetitivi.

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