Pubblicato il: 22 ottobre 2017 alle 8:30 am

I luoghi e i simboli della scala, seconda parte Si potrebbe dire che essa e' come un ‘ponte’ verticale, che si eleva attraverso tutti i mondi e permette di percorrerne l’intera gerarchia passando di piolo in piolo

di Michele Selvaggio.

Roma, 22 Ottobre 2017 – La scala, la scorciatoia verso il cielo di tutte le Tradizioni segno e simbolo delle relazioni e dei percorsi che intercorrono tra cielo e terra. Il significato è semplice, intendendo con tale dizione, i diversi stati che l’essere si trovi a percorrere nel corso del proprio divenire e, principalmente, durante il cammino di realizzazione iniziatica\religiosa. In tal senso il simbolismo della scala è presente, tanto nel pensiero ‘essoterico’ (prova ne siano le frequentissime e ricorrenti utilizzazioni che ne fanno i Padri della Chiesa), quanto a quello ‘dell’esoterismo’ e, in quest’ambito, in forme distinte.

Nelle tradizioni degli Indiani dell’America del Nord, secondo cui i diversi mondi sono rappresentati da una serie di caverne sovrapposte, gli esseri passano da un mondo all’altro salendo lungo un albero centrale. L’albero, quindi, rappresenta l’ascensione dell’essere lungo ‘un asse’; tali credenze sono ineluttabilmente antiche come la notte di tempi. Due simboli, tuttora operanti, ci conducono a questa interpretazione: l’albero di una nave e l’albero della cuccagna delle feste popolari. Secondo di René Guénon dal punto di vista tradizionale la costruzione di una nave è, così come quella di una casa o di un carro, la realizzazione di un ‘modello cosmico’ con la presenza anche dell’occhio spalancato sul mondo.

La ‘coffa’, che è posta nella parte superiore dell’albero e lo circonda, occupa in questo caso esattamente il posto dell’occhio della cupola, il cui centro si ritiene venga attraversato dall’asse anche quando questo non è raffigurato materialmente. Ovviamente si raggiunge salendo una scala.



D’altra parte, gli studiosi di folklore osservano che il popolare ‘albero della cuccagna’ delle fiere non è nient’altro che il vestigio incompreso (?) di un rito simile a quelli cui abbiamo or ora accennato; anche in questo caso, un particolare piuttosto significante è costituito dal cerchio sospeso alla parte alta dell’albero, che si deve raggiungere arrampicandovisi (cerchio che per altro l’albero attraversa e, oltrepassa, come quello della nave la coffa);



tale cerchio è inoltre palesemente, come già accennato, la rappresentazione dell’occhio solare in quella meravigliosa inseminazione simbolica di ogni manifestazione popolare.

Ma il simbolo che più ci interessa e che si ricollega immediatamente allo stesso ordine d’idee, è quello, appunto ‘assiale’, della scala: “…l’Asse dell’Universo è come una scala sulla quale si effettua un perpetuo movimento ascendente e discendente…» (A.K. Coomaraswamy, The Inverted Tree, p. 20).

La scala nel suo significato assiale, di congiungimento tra cielo e terra può essere raffigurata come tale, o rappresentata dagli intagli di un albero, dagli scalini di un tempio (come le piramidi, le ziggurat mesopotamiche o i teocalli centroamericani) o dall’arcobaleno stesso. In tutte queste strutture emerge con nitidezza l’idea di un contatto primordiale tra cielo e terra, mantenuto solo per il tramite di una scala la cui natura è non già dell’umano, bensì del sacro. La scala si innalza dalla casa di Dio (come è il caso per Giacobbe e più in generale per i Templi) o è un prodotto della natura stessa (arcobaleno), ed è costruita dall’Uomo con l’intento di ricostruire da solo il filo spezzato che lo riconduca al divino o all’infinito. In questo senso hanno lo stesso il significato simbolico la torre di Babele e lo stesso mito dei Giganti (che costruirono una piramide di pietre per dare l’assalto all’Olimpo).

Ma, prima di proseguire, osserviamo la particolare forma della scala. I suoi due montanti verticali corrispondono alla dualità dell’Albero della Scienza, o, nella Cabala ebraica, alle due ‘colonne’ di destra e di sinistra dell’albero sefirotico. L’intera scala nel suo complesso è in certo modo ‘unificata’ dai pioli che congiungono i due montanti, e che, essendo posti orizzontalmente fra questi, hanno necessariamente i loro punti centrali, proprio sull’asse. [Nell’antico ermetismo cristiano si trova l’equivalente di questo in un certo simbolismo della lettera H, con le sue due gambe verticali unite dal tratto orizzontale. (Vedi: I luoghi della croce del tau, prima parte).

La scala offre, così, un simbolismo completo: si potrebbe dire che essa è come un ‘ponte’ verticale, che si eleva attraverso tutti i mondi e permette di percorrerne l’intera gerarchia passando di piolo in piolo; nello stesso tempo, i pioli sono i mondi stessi, cioè i diversi livelli o gradi dell’Esistenza universale. In senso ascendente tale significato è evidente nel simbolismo biblico della scala di Giacobbe, lungo la quale gli angeli salgono e scendono; addirittura Giacobbe, nel luogo in cui aveva avuto la visione di questa scala, posò una pietra che ‘eresse come un pilastro’ (l’Asse del Mondo già citato). La scala dev’essere considerata con la base poggiata a terra, a partire dalla quale, si deve effettuare l’ascensione. Se anche si supponesse che la scala si prolunghi sottoterra per comprendere la totalità dei mondi, la sua parte inferiore sarebbe in ogni caso invisibile, sì come è invisibile per gli esseri giunti a una ‘caverna’ situata a un certo livello tutta la parte dell’albero centrale che si prolunga al di sotto di essa; in altri termini, i pioli inferiori sono già stati percorsi, e non è più il caso di prenderli in considerazione per quanto concerne la realizzazione ulteriore dell’essere, alla quale potrà concorrere solo il percorso dei pioli superiori.

Se, invece, vogliamo considerare il senso discendente, dobbiamo considerare il simbolismo islamico della «tavola custodita» (ellawhul-mahfuz), prototipo atemporale delle Scritture sacre che, partendo dal più alto dei cieli, discende verticalmente attraversando tutti i mondi.

…Allora il Drago, come se mi temesse,

sporse la testa da sotto la scala ed io,

salendo il primo gradino, gli calpestai la testa…”.

(cfr. Passio S. Perpetuae, n. 4, in Armitage Robinson, The Passion of St. Perpetua,

in «EranosJahrbuch”, 1950, Zurigo,1951, p. 53).

2 – continua –

I luoghi e i simboli della scala, prima parte

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