Pubblicato il: 23 ottobre 2017 alle 12:00 pm

Leggiamo Exit West di Mohsim Hamid «In una citta' traboccante di rifugiati ma ancora perlopiu' in pace, o almeno non del tutto in guerra, un giovane uomo incontro' una giovane donna in un'aula scolastica e non le parlo'»

di Monica Longo.

Roma, 23 Ottobre 2017 – Succede che ho parecchi libri intorno in questi giorni, c’è disordine di ottobre. E allora succede che ho pensato di consigliare la lettura di un libro che ho sotto gli occhi e che potrebbe aiutare a comprendere il presente più di quanto possano mai fare delle frasi estrapolate da libri che non sono la Bibbia e non contengono alcuna illuminata verità, ma solo un punto di vista. 

Exit West racconta una storia d’amore che nasce durante una guerra in un paese non identificato, probabilmente nel Medio Oriente.
Un amore fragile, di quelli acerbi che non hanno ancora una definizione e promesse, di cui i due protagonisti non possono prendersi cura come vorrebbero perchè devono scappare dal loro paese dilaniato dalla guerra civile e, avere salva la vita e avere un futuro sono le uniche urgenze.
La fase dell’innamoramento necessita di delicatezza e cura, è una costruzione che può crollare al primo filo di vento, e Saeed e Nadia non possono fare quello che faremmo noi, non possono coccolare la cosa bella contro cui hanno avuto la fortuna di scontrarsi.
C’è la loro fuga, c’è la disperazione, i telefoni che non funzionano, i bombardamenti, la violenza. L’espediente fantastico delle porte misteriose che, se attraversate conducono in altri luoghi, ha reso la storia più intrigante e accattivante. Quando Nadia e Saeed decidono di attraversare una di quelle porte, per loro inizia una nuova fase della vita altrettanto difficile perchè da quel momento in poi verranno etichettati come immigrati e osteggiati mentre tentano di sopravvivere e di restare insieme.

Quello di cui parla Hamid è qualcosa che stiamo vivendo e, leggendo questa storia, mi è sembrato di ripercorrere quella che potrebbe essere la vita dei tanti migranti in fuga dai loro paesi dilaniati dalla guerra. Ci sono persone che non hanno niente e che si affidano a una speranza, a un viaggio che ha come destinazione un luogo in cui saranno forse maltrattate e non accettate. L’escamotage delle porte è stato un modo per raccontare in maniera semplice ma incisiva del fenomeno dell’immigrazione, vissuto però da chi è costretto a lasciare il proprio paese, da chi scappa per salvarsi la vita non sapendo a cosa va incontro, ma convinto che comunque qualsiasi cosa sarà meglio della guerra e della morte.
Questo romanzo parla di amore, di umanità, di immigrazione, un fenomeno attuale con il quale ormai conviviamo. Mi hanno colpito molto alcuni passaggi del racconto che si concentrano sulle reazioni a questo fenomeno: la rabbia, l’accettazione, il rifiuto che si trasforma in razzismo, la solidarietà. Hamid dipinge un quadro estremamente realistico e lo fa con una maestria tale da catturare il lettore e legarlo ai suoi personaggi che dal Medio Oriente all’America compiranno un viaggio che somiglia tanto a quei terribili viaggi intrapresi dai migranti del nostro tempo.

Le riflessioni da fare sono tante e tutte molto profonde. Exit West è un libro che ti spinge a pensare e riflettere su cosa significhi l’incontro tra due culture che avviene forzatamente. Le barriere e i confini non servono a nulla se, come dice Hamid, siamo tutti migranti attraverso il tempo anche rimanendo nella stessa casa per tutta la vita.
Exit West si legge come un istant book e non sembra esagerato dire che ridefinisce toni e portata del romanzo fantastico contemporaneo.
L’importante è ricordarsi che non esiste un punto di vista terzo (e terso), e saper filtrare con discernimento il germe ideologico dal tessuto letterario (ci vuole abilità) e che esistono tanti punti di vista.

Scrive Hamid: «così stanno le cose, nelle città come nella vita: un momento sbrighiamo le nostre incombenze come se nulla fosse e quello dopo moriamo, e il fatto che la fine incomba sempre su di noi non impedisce i nostri effimeri incipit e svolgimenti, fino all’istante in cui lo fa».

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