Pubblicato il: 24 ottobre 2017 alle 8:00 am

La capitale abbatte i suoi tesori: si chiude per sempre il sipario sul villino Naselli Vani i tentativi per interrompere la demolizione dell’edificio romano in stile Liberty. Perche' la Soprintendenza non e' intervenuta?

di Giulia Troili.

Roma, 24 Ottobre 2017 – La metà dell’edificio giace a terra sgretolato, l’altra metà ha le ore contate. Purtroppo è la tragica fine del palazzetto situato in Via Ticino confinante con i villini di Coppedé, un meraviglioso quartiere romano in cui sorgono edifici in stile liberty, vero vanto artistico per la capitale.

L’edificio venne progettato nel 1930 dall’ingegnere Ugo Gennari, su richiesta del Conte Gerolamo Naselli da cui prende il nome la palazzina. Inizialmente era sviluppata su due livelli con una loggia centrale sorretta da due colonne; fu successivamente venduta nel 1950 alla congregazione delle “suore ancelle del divino cuore” che decisero di ampliarla e ristrutturarla e aggiungeranno una soprelevazione per poi infine venderla nel 2014 alla NS Costruzioni.



Da lunedì scorso, quando è cominciata l’attività di abbattimento dell’edificio, i residenti della zona si sono indignati e hanno deciso di protestare proprio davanti al cantiere. Anche diverse associazioni come “Italia Nostra” si sono schierate per ostacolare questa aggressione ai danni di una testimonianza dell’arte e della storia; nessuna autorità però è intervenuta per impedire la demolizione  lasciando in molti un alone di dubbi e interrogativi.

Al posto della palazzina liberty che risultava perfettamente integra e restaurata, sorgerà una moderna costruzione di 3200 metri cubi che rischierà di alterare i caratteri morfologici del contesto circostante, sfigurando per sempre Via Ticino, dove il villino Naselli era in perfetta armonia per stile e colori con gli edifici circostanti.

A nulla è valso richiamare quanto prescrive la normativa a tutela dei beni culturali, in particolare per gli edifici che abbiano più di 70 anni. Il villino Naselli ne aveva 87, motivo che ha spinto anche il critico d’arte Vittorio Sgarbi a intervenire diverse volte per scongiurare la distruzione di un pezzo del patrimonio architettonico liberty romano. Sgarbi ha sollecitato l’intervento della magistratura ma non c’è stato niente da fare, ormai la palazzina è semidistrutta e rimarrà solo un ricordo.

Parafrasando la famosa frase attribuita a monsignor Carlo Castelli, ambasciatore del Duca di Mantova: «Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini», oggi possiamo dire che sembra evidente che quando non bastano i terremoti ci pensano gli italiani a distruggere il ricco patrimonio storico e architettonico del nostro Paese. La speculazione edilizia, la sfrenata ricerca del profitto a tutti i costi, l’assoluta insensibilità di fronte all’arte e alla storia, hanno consentito di seppellire una testimonianza dal chiaro valore culturale come il villino Naselli, per dare spazio a una costruzione residenziale peraltro inadeguata al disegno complessivo del quartiere.

Adesso, il timore ricorrente è che l’episodio possa essere replicato e quindi il presidente di “Italia nostra” ha chiesto di apporre il vincolo paesaggistico a tutta la città storica.

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