Pubblicato il: 29 ottobre 2017 alle 7:00 am

Quando la precarietà della vita mina le certezze dell’uomo Lavoro, famiglia, progetti, relazioni personali: tutto vanificato dalla società di massa

di Giosuè Battaglia.

Roma, 29 Ottobre 2017 – Fin dalla sua nascita, l’individuo è sempre alla ricerca della costruzione di una certa identità che lo guidi nel percorso della vita. Alla base della ricerca di tale percorso, vi è una base sicura, che per il bambino inizia con il far riferimento ad una persona adulta, come il proprio genitore o un altro individuo, che gli dia sicurezza e a cui si possa affidare per una guida sicura.

Poi nel processo di vita, l’identità si può arrivare a raggiungerla in pieno oppure in parte, ed essa dipende innanzitutto da una stabilità lavorativa, che per la maggioranza è la base sicura. Il percorso che si delinea è basato sulla ricerca di obiettivi da raggiungere e quindi tutto è teso al loro raggiungimento.

E’ proprio il primo obiettivo, quello del lavoro, che crea le prime difficoltà: in una società come quella attuale, raggiungerlo è abbastanza difficoltoso e bisogna passare attraverso mille ostacoli prima di ottenere una sistemazione tale da consentire una stabilità per altri obiettivi.

Fortunatamente, ancora per molti costituisce un obiettivo anche la costituzione della famiglia, che purtroppo presenta anch’essa non poche difficoltà, perché conseguente alla mancanza di un lavoro stabile, come base principale e poi legato ad altre circostanze sociali e di ordine affettivo. Sì, perché nel mondo attuale il matrimonio non viene molto considerato come un tempo “la tomba dell’amore” che conduceva all’unione fino alla morte. Quindi anche questo obiettivo costituisce una precarietà.

Anche nell’acquisto di una casa, per chi può, si accendono mutui a lunghissimo tempo, quarantennali e anche cinquantennali, senza avere la possibilità certa di vederli estinti e quindi altra precarietà nel tempo. Questi i tentativi per dare un senso alla propria vita, un senso di realizzazione dei propri obiettivi sociali, ma che si presentato ostici, senza mai soddisfare appieno il senso di autostima, perché tutto basato sul momento e senza certezza.

Così anche “l’Io” si annulla perché l’individuo ha la sensazione di essere un oggetto, quindi senza identità e incapace di avere una base certa. Di conseguenza, non vi è soddisfazione e quindi senso di orgoglio nell’individuo che non è artefice della propria vita, in quanto la possibilità per lui di crearsi una storia di vita, non gli da senso della propria esistenza. In queste condizioni, l’individuo non riesce ad avere obiettivi certi, quali l’autonomia, l’affettività, il senso dell’esistenza, per cui si rivolge verso bisogni che lo rendono più visibile nella società di massa, che lo avvolge facendogli venir meno la sua identità. Tutto questo a causa della prima base sicura: la condizione lavorativa, sulla quale poggia la precarietà infinita di vita e d’identità.

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