Pubblicato il: 30 ottobre 2017 alle 7:29 am

«I genitori si rifiutino di andare a prendere i figli a scuola» Il pedagogista Daniele Novara auspica la 'disobbedienza civile'. Dopo la pronuncia della Corte di Cassazione il Miur passa la palla al Parlamento. Pronta una proposta di legge con un solo articolo

di Fabrizio Morlacchi.

Roma, 30 Ottobre 2017 – La domanda più frequente di questi ultimi giorni è: mandereste i vostri figli minori di 14 anni a scuola da soli? Ci ha pensato il portale di Rainews a sondare l’umore dei genitori e a raccogliere le risposte. Il 56% dei partecipanti al sondaggio ha risposto sì. Il 22 per cento «si, ma soltanto se necessario» e il 22% ha detto di mandarli accompagnati.

Figli da accompagnare a scuola e da andare a prendere all’uscita, ogni giorno: la novità nasce da una recentissima pronuncia della Corte di Cassazione la quale ha stabilito che il coinvolgimento di un minore in un incidente fuori dal perimetro scolastico non esclude la responsabilità della scuola. Nel caso specifico, un bambino di 11 anni era stato investito dall’autobus di linea sulla strada pubblica all’uscita di scuola.

Non c’entra il Governo, dunque in questa novità. Mentre la posizione del ministro Fedeli è stata chiara: «Le leggi e le pronunce giurisprudenziali, come quella recentemente resa dalla Corte di Cassazione, vanno rispettate – ha detto – e se si vuole innovare l’ordinamento su questo tema occorre farlo in Parlamento, introducendo una norma di legge che, a certe condizioni, dia alle famiglie la possibilità di firmare liberatorie che sollevino da ogni responsabilità giuridica, anche penale, dirigenti e personale scolastico al termine dell’orario di lezione».

L’appello sembra sia stato accolto dalla deputata Pd Simona Malpezzi, responsabile dipartimento Scuola del partito di Renzi, la quale sul tema dell’uscita da scuola ha presentato una precisa proposta di legge dal tiolo: “Misure volte a incentivare il processo di autoresponsabilizzazione dei minori di 14 anni, finalizzate a consentire l’uscita autonoma dei minori dai locali scolastici”. Proposta che potrebbe risolvere i limiti delle norme in vigore evidenziati ultimamente da una sentenza della Corte di Cassazione. Il testo, semplice e sintetico, si compone di un solo articolo, diviso in due commi.

Primo comma: «I genitori esercenti la responsabilità genitoriale e i tutori dei minori di 14 anni, in considerazione dell’età, del grado di autonomia e dello specifico contesto, nell’ambito del grado di processo di autoresponsabilizzazione, possono autorizzare le istituzioni del sistema nazionale di istruzione a consentire l’uscita autonoma dei minori dai locali scolastici al termine dell’orario delle lezioni».

Secondo comma: «L’autorizzazione di cui al comma 1 esonera il personale scolastico dalla responsabilità connessa all’adempimento dell’obbligo di vigilanza».

La questione sembra inutilmente cavillosa e difatti diversi istituti hanno adottato una soluzione rapida per aggirare un ostacolo non del tutto comprensibile. Un’autorizzazione firmata. I genitori sollevano la scuola da ogni tipo di responsabilità dopo l’ultima campanella. Inserendo in un motore di ricerca le parole “scuola media delega genitori uscita scuola” viene fuori una moltitudine di risultati con i nomi dei plessi – e la relativa modulistica – dove il sistema della delega/autorizzazione è già in vigore.

Il sottoscritto genitore dell’alunno… presa visione degli orari di inizio e termine delle lezioni, dichiara di assumere:

  • personalmente
  • tramite persone delegate e di cui si deposita copia del documento di identità, la vigilanza del predetto alunno al termine delle lezioni giornaliere.

In caso di assenza del sottoscritto o della persona delegata, reso edotto e consapevole della possibilità che tale situazione possa configurarsi come omessa custodia di minore, considerato il grado di maturità del predetto alunno, avendolo adeguatamente istruito sul percorso e sulle cautele da seguire per raggiungere l’abitazione, autorizzo comunque il personale della Istituzione Scolastica a consentirne l’uscita, sollevando il personale stesso dall’obbligo di vigilanza e delle conseguenti responsabilità civili e penali.

Appare evidente che la domanda: «Queste scuole commettono un abuso o sono in regola?», è del tutto fondata. Se sono in regola, ci si chiede perché non tutti gli istituti adottino tale sistema. Se non lo sono, forse sarebbe il caso di capirci di più. In entrambi i casi, però, il Miur non ci fa una bella figura.

Secondo una ricerca svolta dal Cnr nel 2013, in Italia solo il 34% degli alunni delle medie torna a casa da solo, contro il contro il 68% dei tedeschi e il 78% degli inglesi. E negli altri Paesi? A Bruxelles, nella scuola pubblica, spiegano dall’ufficio dell’assessorato comunale alla Scuola, a partire dai 12 anni gli studenti possono lasciare l’edificio da soli al termine delle lezioni. In Francia non esiste una legge che impedisca ai ragazzi delle scuole medie di uscire da soli da scuola al termine dell’orario. I genitori, all’inizio dell’anno, firmano l’orario delle lezioni del proprio figlio e autorizzano, per iscritto, il ragazzo a lasciare la scuola da solo. Tutto più pratico, scorrevole e anche logico. Meglio ancora in Germania. All’agenzia Ansa, il portavoce dell’Amministrazione del Senato di Berlino del reparto Istruzione Scuola e giovani, ha riferito: «Non esiste una legge, in Germania, che regoli l’età a partire dalla quale un bambino possa andare da solo a scuola. Ma la prassi è quella di incentivare il ritorno a casa dei bambini, da soli, a partire dal sesto anno di età».

Consentire ai ragazzi di muoversi da soli, da casa a scuola e viceversa – è stato detto e ribadito più volte nelle ultime settimane – è un bene. Un quattordicenne in questo percorso può socializzare, rafforzare legami di amicizia, alimentare i primi innamoramenti o anche soltanto fare due passi da solo con i propri pensieri. E’ un modo graduale per dare loro la possibilità di approcciarsi alla vita reale senza la presenza fisica del genitore.

Ecco perché Daniele Novara, pedagogista e fondatore del Centro Psicopedagogico per la Pace e la gestione dei conflitti di Piacenza propone per il 20 novembre di istituire la Giornata mondiale dei diritti dei bambini. «I genitori ricorrano alla disobbedienza civile – afferma -. Si rifiutino di andare a scuola a prendere i figli a scuola. Visto che la Ministra e i dirigenti scolastici insistono con questo paternalismo, che se li tengano tutto il pomeriggio allora».

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