Pubblicato il: 30 ottobre 2017 alle 1:00 pm

Ma che ci fa San Gennaro in Germania? In un paesino tedesco sopravvivono tracce del culto del napoletanissimo Santo, e non grazie agli immigrati

da Berlino, Fritz M. Gerlich.

30 Ottobre 2017 – In maggio e settembre i napoletani sono in festa per il loro amatissimo protettore, ma quanti sanno che in Germania sopravvivono tracce del culto del napoletanissimo San Gennaro, e non grazie agli immigrati? Reliquie di San Gennaro si trovano infatti a Reichenau, incantevole isoletta di appena 4,3 chilometri quadrati, sul lago di Costanza, il Bodensee, dal 2000 patrimonio Unesco; nel Medio Evo  “isola monastica” col nome di “Angia Dives”.



Ci sono fonti che riportano che alcuni resti siano tuttora custoditi qui, dove ancora oggi viene mantenuto, caso più unico che raro in Germania, il culto del santo campano.

Com’è possibile?

Tutto prende il via da un documento in cui si legge che i resti furono trasportati lì da un ufficiale svevo. Procediamo con ordine. L’esistenza storica stessa di San Gennaro è stata spesso messa in dubbio. Quello che si sa su di lui appartiene soprattutto alla leggenda: si sa che Gennaro era sì vescovo, non di Napoli, ma di Benevento. Fu martirizzato forse nel 305, sotto l’imperatore Diocleziano, non a Napoli né a Benevento, bensì a Pozzuoli. E non si chiamava nemmeno così, ma Gennaro era probabilmente solo il suo cognome (la “gens Ianuaria”, devota, durante l’epoca pagana, al dio Giano) oppure da “ianuarius”, nato a gennaio.

Ma era almeno nato a Napoli? Le notizie sono contrastanti. Sia Napoli che Benevento si contendono i luoghi natali di san Gennaro. A Napoli esiste “Porta San Gennaro” da dove partiva l’unica strada per le catacombe del santo, testimonianza di antico culto, e nel capoluogo sannita l’Arco di San Gennaro, nei pressi del quale, secondo la tradizione, il vescovo abitava con la madre.

Della vita del Santo, poi, conosciamo la fine, il martirio: i romani perseguitano i cristiani, ma si tratta di una violenza ormai agli sgoccioli, perché solo otto anni dopo, nel 313, l’imperatore Costantino assicurerà loro la libertà di culto. In quel giorno di settembre del 305, però, si può ancora essere costretti a scegliere tra la fede e la vita, e Gennaro non esita nel difendere ad ogni costo la sua religione.

Le sue spoglie vengono trafugate attorno all’831 e portate a Benevento. Ed è proprio durante la traslazione, secondo la tradizione, che una parte delle reliquie di San Gennaro prende la via della Germania. Ma San Gennaro non ha pace, e i resti sono di nuovo traslati nel santuario di Montevergine nel XII secolo. Nel 1497 il corpo di san Gennaro fu definitivamente trasportato a Napoli, nel Duomo, dove si trova tuttora.

Perché tanti spostamenti? Nel Medioevo le reliquie erano merce di scambio, così avviene che nel IX secolo, in un periodo di guerre tra il ducato autonomo di Napoli e il principato longobardo di Benevento, i sanniti riescono ad impadronirsi delle preziose ossa di san Gennaro, impresa che avevano già tentato invano anni prima. E ci riescono nell’831 grazie al principe Sicone, che si impossessa con l’inganno delle reliquie, portate a Benevento «con grande gloria», come sottolineano le cronache del tempo. Sicone, per farsi perdonare, omaggia poi il Santo di una preziosa corona d’oro massiccio tempestata di gioielli. Ma San Gennaro non diventerà mai patrono principale della città sannita: i beneventani gli preferiscono san Bartolomeo, all’epoca più “potente”.

Torniamo all’avventuroso viaggio in Germania. Secondo il documento citato, le reliquie del Santo sarebbero state trafugate nell’anno 871 da un cavaliere svevo. E’ un giovane colto, sveglio e intelligente. Informato da un sacerdote sulla loro ubicazione in una chiesa abbandonata dai fedeli per paura dei saraceni, che in quel tempo invadono e saccheggiano la zona, il giovane, aiutato da alcuni compagni, ruba da una preziosa tomba marmorea tutto quello che può: oltre ai resti di San Gennaro, quelli di san Procolo – martirizzato con Gennaro e patrono di Pozzuoli – e li affida appena può all’abate di “Angia Dives”.

Qui l’arrivo delle reliquie del Santo campano sono accolte con grandi festeggiamenti, portate in spalla in processione con in testa addirittura l’imperatore Lotario!

E l’abate Walafrido Strabone (Walahfried, soprannominato Strabone a causa della sua miopia, autore tra l’altro del Liber de cultura hortorum – o Hortulus -, un poemetto in versi sull’arte del giardinaggio. Arte poi messa in pratica nei giardini dell’Abbazia di Reichenau), nell’839, ci scrive addirittura un’ode in endecasillabo saffico, Traslatio Sanctii Ianuarii et sociorum eius.

Inoltre nell’Evangeliario, testimonianza della liturgia cristiana medioevale oggi conservato al British Museum, compare un esplicito riferimento alla festa del Natale Sancti lanuarii, ossia alla memoria del martirio di san Gennaro.

Un culto che non conosce confini, quello del Santo “faccia gialla”, e i venticinque milioni di devoti sparsi in ogni angolo del pianeta fanno di San Gennaro il santo cattolico più famoso e conosciuto nel mondo.

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