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A Palermo nasce la prima squadra di calcio formata da giovani migranti

di Arcangela Saverino.

Palermo, 10 Novembre 2017 – Una volta un giornalista chiese alla teologa tedesca Dorothee Solle: «Come spiegherebbe a un bambino che cosa è la felicità?». «Non glielo spiegherei. Gli darei un pallone per farlo giocare» rispose. E’ esattamente la ricerca della felicità che ha spinto i giovani ragazzi migranti, ospiti del Centro di prima accoglienza gestito dall’Associazione Asante di Palermo, a chiedere di potersi allenare e provare a riuscire a trasformare una passione, quella per il calcio, in una professione. Nasce  da questa voglia di riscatto, dal bisogno di ritornare ad una vita normale per superare la sofferenza che hanno già conosciuto, nonostante la giovane età, la squadra “Asante Calcio”, interamente formata da migranti di origine africana ospiti dei centri Azad ed Elom, gestiti dall’associazione Asante Onlus, avallata dalla decisione del suo presidente Antonino Galasso.

La formazione, composta da venti giocatori, militerà nel campionato di terza categoria e, sebbene appena nata, punta in alto, come ci conferma l’allenatore Giuseppe Leone. «Questo progetto è nato per utilizzare il calcio come strumento per strappare un sorriso ai ragazzi, dopo che hanno trascorso brutti momenti. Conosco personalmente ognuno di loro, le loro storie che sono piene di sofferenza». L’obiettivo che si prefigge la squadra è di vincere il campionato, «perché i ragazzi fisicamente sono tutti abbastanza pronti, sono rapidi e forti. Tecnicamente hanno qualche lacuna che cercheremo di colmare con allenamenti specifici», afferma chi li sta preparando con grande dedizione. Un obiettivo da raggiungere anche grazie ai preziosissimi consigli tecnici di uno sponsor di eccezione, Totò Schillaci, il capocannoniere di Italia ’90 che ha fatto sognare tutti gli appassionati di calcio. Nominato direttore dei servizi di comunicazione con il compito di promuovere l’immagine della squadra, secondo l’eroe palermitano del mondo calcistico lo scopo dell’ambizioso e nobile progetto è di aprire una via concreta di crescita, attraverso il gioco del calcio, a degli adolescenti che sono arrivati a Palermo da soli e pieni di aspettative. «È giusto dare un’opportunità in più ai giovani migranti fuggiti dalla loro terra in cerca di un futuro migliore – ha detto Schillaci – Il calcio aiuta a superare anche momenti difficili, è anche un modo per potersi divertire. A me il pallone ha cambiato la vita, mi auguro che possa farlo anche con questi giovani. Magari qualcuno lo possiamo portare pure al Palermo, chissà».

La speranza è che il sogno di questi giovani ragazzi, giunti in Sicilia dopo lunghe traversate e in pericolo di vita, con dentro il “bagaglio” solo la loro speranza di sopravvivere e vivere, possa essere conosciuto a livello nazionale e possa essere donata loro la reale possibilità di crescita professionale, non solo umana, per un futuro roseo. Un modo, di certo non come un altro visto il ruolo che lo sport svolge nell’educazione dei giovani, di sensibilizzare sul tema dei migranti. La squadra, infatti, è ancora in cerca di uno sponsor che le consenta di affrontare economicamente il campionato.

Lo sport e il suo valore educativo. Attraverso il calcio e grazie allo staff che li segue, questi ragazzi imparano a stare al mondo. Quel mondo che, nonostante la giovanissima età, hanno conosciuto in negativo. Un’esperienza sportiva, ma anche di integrazione sociale che vede sorgere, per la prima volta, una squadra di calcio, regolarmente iscritta alla Figc, composta integralmente da minori stranieri non accompagnati. Il capitano diciottenne della giovane formazione, Lamin Fatty, è enormemente grato e consapevole della chance che questa esperienza comporta per lui e per i suoi compagni: «Secondo me questa è una grande opportunità perché giocare a calcio in squadra di Palermo è molto difficile. Io sono qui da un anno e cinque mesi, qualcun altro da due anni».

Lo sport è un grandissimo vettore d’integrazione e la varietà della provenienza etnica all’interno di ogni squadra di calcio lo dimostra. E sebbene non manchino gli spiacevoli casi di razzismo all’interno degli stadi, l’augurio è che ogni campo di calcio diventi un luogo di divertimento e passione in cui la differenza di genere ed etnica sia considerata sempre meno come discrimine.

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