Pubblicato il: 23 novembre 2017 alle 8:00 am

Se il futuro dell’Unione europea si gioca a testa o croce L’assegnazione delle agenzie ad Amsterdam e Parigi per sorteggio rappresenta il punto piu' basso di popolarita' per il carrozzone di Bruxelles. E i cittadini sono sempre piu' lontani

di Giuseppe Picciano.

Roma, 23 Novembre 2017 – Una riffa degna della più malfamata osteria ha dirottato ad Amsterdam l’Agenzia europea del farmaco ai danni di Milano e quella bancaria a Parigi ai danni di Dublino. Esatto: testa o croce. Un’opportunità così strategica per le sorti di un Paese, in termini di lavoratori assunti e indotto pari a qualche miliardino di euro all’annuo, dunque, è affidata al caso. Il ragionamento vale, naturalmente a parti invertite. Significa, in buona sostanza, che questa accozzaglia di Paesi riuniti sotto la poco gioiosa denominazione di “Unione europea” ha deciso di non decidere, per queste e tante altre vicende, per non scontentare chicchessia. Un carrozzone pachidermico e costosissimo che non sa assumere decisioni nel suo stesso interesse. Avvilente.

Ha scritto Michele Serra su Repubblica: «Non ci vuole uno psicanalista per capire che quando qualcuno offre di sé un’immagine ridicola, o sconveniente, o assurda è perché non si vuole bene; non si approva; vuole punirsi di qualcosa». Figuriamoci i già malmostosi cittadini europei, provati da tanta ottusa burocrazia, che conclusioni devono aver tratto dopo quest’altro indegno pasticcio. Le proteste fioccano da mezzo continente, ma il regolamento (e che regolamento…) è questo. Tra le prime quelle dei parlamentari Pd secondo i quali le decisioni e le scelte che riguardano i cittadini europei e le istituzioni comunitarie devono essere prese in modo pubblico, trasparente e motivato, coinvolgendo anche il Parlamento europeo. I ministri e i governi devono rendere conto agli elettori dei propri voti così come facciamo noi eurodeputati. Secondo loro «i mercanteggiamenti a porte chiuse tra Governi nazionali e i sorteggi non possono essere dei sistemi accettabili per un’Unione europea che voglia conquistare la fiducia dei cittadini».

La riflessione è l’incipit della lettera, con la richiesta di un radicale cambiamento delle regole, inviata dagli eurodeputati Pd ai vertici comunitari, il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, il presidente del Consiglio Donald Tusk e il presidente del Parlamento Antonio Tajani, all’indomani dell’assegnazione della nuova sede delle due agenzie Ema e Eba attraverso un sistema di voti a porte chiuse tra ministri e con i sorteggi finali tra le due città candidate finaliste.

«Milano – spiegano gli europarlamentari democratici – era sicuramente la candidata migliore dal punto di vista dei meriti, anche se Amsterdam resta una scelta che garantisce l’interesse dei pazienti europei che contano sul buon lavoro dell’Agenzia europea per i medicinali. In questi mesi l’Italia ha comunque dimostrato di essere capace di stare in Europa in modo maturo, autorevole e competente, portando avanti in modo bipartisan la candidatura del capoluogo lombardo e gli interessi del Paese. Il risultato si è visto nelle votazioni in cui Milano è in assoluto la città che ha raccolto più consensi. Ora la politica italiana deve fare tesoro di questa esperienza, così come deve trarre le dovute lezioni dall’esperienza di Barcellona, che era un’ottima candidatura eliminata dall’avventura autonomista, e da quella di Londra, che continua a pagare un prezzo altissimo per non aver saputo fermare in tempo le derive euroscettiche».

Nicola Caputo, europarlamentare Pd, aggiunge: «Brucia dover parlare di fortuna come criterio di scelta per la sede dell’Ema dopo aver raccolto più voti nei tre livelli di selezione. Ma l’Italia ha costruito davvero una buona candidatura. Ora modifichiamo certe modalità di scelta in ambito Ue». D’accordo, ma intanto la ciccia finirà nel nord Europa, a noi, Mezzogiorno di Bruxelles, resteranno gli ossicini.

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