Pubblicato il: 29 novembre 2017 alle 8:15 am

Laurea, master, carriera, corsi di aggiornamento ma alla fine vali 1 euro Le peripezie di un architetto tra corsi obbligatori, committenti che non pagano, graduatorie per docenti e... Bidelli. Mentre dagli incentivi di 'Resto al Sud' vengono escluse le libere professioni

di Giulio Caccini.

Roma, 29 Novembre 2017 – «Dal 15 gennaio sarà possibile presentare le domande a Invitalia per gli incentivi Resto al Sud. Sono escluse le attività commerciali e le libere professioni. Questa è stata una scelta politica importante per dare priorità ai settori che più trainano lo sviluppo». Lo ha detto Domenico Arcuri, Amministratore delegato di Invitalia.

Viene lecito chiedersi come vengono considerate le libere professioni visto che non rientrano nei settori “che più trainano lo sviluppo”. Un peso? Una zavorra per l’economia del Paese? I redditi medi delle attività professionali legate all’edilizia e agli appalti pubblici sono in calo. Negli ultimi 10 anni (2006-2015) i redditi medi degli architetti sono calati del 23,5% e quelli degli ingegneri del 17%. Eppure il numero di liberi professionisti continua a crescere, in Italia più che ne resto d’Europa. Una crescita che non gode di adeguate tutele e del necessario sostegno “politico”. Un esempio per tutti? Quello degli architetti.

Massimo Borrelli, architetto: «Come migliaia di altri colleghi, visto lo stato pietoso delle libere professioni che non riescono più a sbarcare il lunario, mi sono cimentato nella preparazione delle domande di inserimento nel personale ATA e quelle di immissione come insegnante supplente in terza fascia. Ebbene, mi sono reso conto che, con una laurea, oltre 15 anni di onorata libera professione e un discreto curriculum vitae non sono buono nemmeno per fare il bidello (… così era ai miei tempi oggi invece collaboratore scolastico, strana abitudine quella di cambiare i nomi per far vedere che qualcosa è cambiato ma in realtà nulla è cambiato veramente), infatti, con un diploma e una serie di attestati tipo patente europea del computer, tutti a pagamento e acquistati anche on line con corsi di un solo giorno si guadagna un punteggio molto superiore al mio, più spendi e punti “mira lanza” fai, così sali in graduatoria. Sarà una questione di dignità o di orgoglio ma io non riesco proprio ad adeguarmi a questo sistema, quando ho studiato l’ho fatto per migliorare me stesso e ogni esame superato è stata una soddisfazione e poi un pc lo smonto e lo rimonto, non so più da quanti anni ci lavoro usando programmi dei quali un bidello non conosce nemmeno il nome. Vogliamo parlare poi degli incarichi dati ad un euro e mi riferisco a quello del Piano urbanistico del comune di Catanzaro, per un possibile ritorno di immagine che avrebbe ottenuto il professionista incaricato. Io sono stato il redattore del piano urbanistico, della valutazione ambientale strategica, del regolamento edilizio e della valutazione di incidenza ambientale del comune di Camigliano in provincia di Caserta, ho quindi scritto la norma, determinato lo sviluppo di un territorio, seppur piccolo, di un comune italiano ma nessuno mi si fila e non sono buono nemmeno per fare il bidello… Ma avete idea delle risorse che deve impegnare un professionista per la redazione di un piano urbanistico? Allora ditelo chiaramente che alcune professionalità devono scomparire perché vi fanno comodo gli incompetenti. D’altronde se si pensa ad alcuni onorevoli ministri che non hanno la laurea il bidello con la patente europea del computer può rappresentare l’Italia all’estero».

Per l’architetto Borrelli, lo stillicidio continuo avvenuto negli ultimi anni che ha decretato la fine della professione di architetto piccolo libero professionista è imputabile a molteplici fattori: «Il compenso simbolico di 1 euro a fronte di un presunto ritorno d’immagine è solo uno dei tanti e mi riferisco a quello del piano urbanistico del comune di Catanzaro, il “collega” che ha accettato l’incarico avrebbe fatto prima a comprarsi una pagina intera di un giornale per un anno o farsi pubblicità sui media nazionali visto che occorre un notevole impegno di tempo e di risorse per tale prestazione, ne so qualche cosa perché anche io nel mio curriculum ho la redazione di un PUC. A mio avviso è solo una balla per poi far rientrare l’onorario in qualche altro modo, una prestazione professionale ha un valore se c’è qualcuno disposto a pagare per averla, purtroppo questa maniera di agire genera nell’ immaginario collettivo la convinzione che l’architetto non serve perché non ha valore la sua prestazione.

Ci vorrebbe una intera giornata per elencare cosa ci ha ucciso, non riusciamo più ad esercitare, molti di noi hanno chiuso la partita iva e hanno cambiato mestiere, per qualsiasi cosa non basta più avere l’abilitazione e un buon curriculum, ma occorre avere il corso o la certificazione a pagamento, corsi tenuti a volte da gente meno qualificata oltre ad altri pali, paletti e sempre soldi da spendere, soldi che non abbiamo più.

Quando seguiamo i corsi obbligatori per i crediti formativi ci guardiamo in faccia e ci chiediamo ma di cosa stiamo parlando? Non c’è lavoro, non ci sono soldi e parliamo della luna nel pozzo, tutti depressi, siamo zombi. Per inciso, non ho mai incontrato agli obblighi formativi che siamo tenuti a seguire qualche professore universitario, qualche star, qualche dirigente, loro li comprano o se li attribuiscono da soli evidentemente. Questo dovrebbe far capire che non siamo tutti uguali la realtà è ben diversa dall’immaginario che si racconta.

Burocrazia, una norma nuova a settimana, responsabilità a iosa per ogni virgola che mettiamo e tanto valiamo 1 euro».

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