Pubblicato il: 1 dicembre 2017 alle 9:00 am

Nasce il manifesto programmatico dei medici di famiglia Solo il 10% dei pazienti e' trattato dai generalisti. Il presidente Simg Claudio Cricelli: «L’evoluzione del Servizio Sanitario e' inevitabile»

di Giulio Caccini.

Firenze, 1 Dicembre 2017 – «Il nostro è uno dei pochi sistemi sanitari universalistici rimasti nel mondo e non può privarsi di un comparto di cure primarie forte. Il buon funzionamento della medicina generale consente di migliorare l’efficienza di tutto il sistema, liberando l’assistenza specialistica da funzioni improprie. Ma la medicina generale, per mantenere il livello attuale di qualità delle cure, deve essere destinataria di più investimenti. L’evoluzione del Servizio Sanitario Nazionale è inevitabile e la strada da percorrere sarà indicata nel Manifesto». Claudio Cricelli, presidente SIMG, ha così annunciato la redazione del primo documento programmatico della Medicina Generale, presentato al 34° Congresso SIMG (Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie), che si è tenuto a Firenze.

I numeri emersi dal congresso mettono in luce un sistema sanitario al collasso. Milioni di italiani sono colpiti da patologie croniche come tumori, diabete, ipertensione, malattie cardiovascolari e respiratorie (ad esempio asma e BPCO, broncopnumopatia cronica ostruttiva). Bastano pochi dati per comprendere l’impatto economico di queste condizioni croniche. In base a un’analisi condotta da Health Search, il database della SIMG, i cittadini con ipertensione arteriosa (nel 2015) hanno assorbito il 67,4% di tutte le prescrizioni farmaceutiche a carico del SSN e hanno pesato per il 50,9% delle richieste di visite specialistiche; i pazienti affetti da diabete mellito tipo 2 hanno pesato per il 24,3% delle prescrizioni a carico del SSN e per il 18% delle richieste di visite specialistiche.

Ecco, quindi, che «Il Manifesto – ha spiegato ancora Cricelli – vuole presentare un modello alternativo in cui la nostra professione si prepara ad accogliere prestazioni un tempo effettuate ad altissimo costo solo dalla medicina specialistica. Il Servizio Sanitario non può più permettersi queste spese, serve un nuovo modello di assistenza».

Tutti i cittadini colpiti da malattie croniche nel nostro Paese dovrebbero essere a carico della medicina generale. I risparmi per il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) sarebbero consistenti grazie alla riduzione dei ricoveri in ospedale e delle visite specialistiche, ma oggi non è così, perché solo il 10% di questi pazienti è seguito dal medico di famiglia. Gli ostacoli sono rappresentati dai limiti imposti a questi professionisti nella prescrizione dei farmaci innovativi e dai cosiddetti silos economici, cioè dalla spesa farmaceutica fissata per legge e non per efficienza. In 4 anni (2013-2016) gli investimenti in sanità sono diminuiti del 38,4%. E, a farne le spese, è stata soprattutto la medicina generale. Un paradosso, se si considera che questo comparto costituisce una delle voci meno pesanti all’interno della spesa sanitaria pubblica, pari all’11% (il 44%, cioè la quota maggiore, è costituito invece dall’assistenza ospedaliera). Non solo. Nell’ultimo anno, a causa della mancata intesa tra Governo e Regioni a Statuto Speciale si è ridotto anche il finanziamento del Fondo Sanitario Nazionale (-422 milioni di euro rispetto a quanto previsto dalla Legge di Bilancio 2017), che si è attestato a 112,6 miliardi di euro.

«Oggi – afferma il dott. Ovidio Brignoli, vicepresidente SIMG – siamo di fronte a una realtà drammatica: i pazienti oncologici non vengono presi in carico dal medico di famiglia, perché continuano a essere seguiti dallo specialista anche dopo i 5 anni dalla diagnosi, quando dovrebbero invece passare al ‘territorio’. Anche tutti i pazienti diabetici o con BPCO dovrebbero essere assistiti dalla medicina generale, ma ostacoli burocratici e legislativi impediscono il cambiamento».

Il Manifesto programmatico è un’importante opera aperta, lasciata per ora in bianco. «Lo affideremo – ha continuato Brignoli – ai giovani medici e ai futuri camici bianchi. La compilazione del documento è anche compito dei medici più anziani perché vi trasferiscano la loro eredità. Ci sarà un sito internet, un luogo condiviso nella Rete, nel quale ciascuno offrirà il proprio contributo. E qui verranno definiti i punti cardine del Manifesto: competenze, ruolo, formazione, organizzazione e obiettivi della nostra professione. La medicina generale è il primo comparto del Servizio Sanitario in grado di recepire e adattarsi ai cambiamenti epidemiologici: percepiamo in tempo reale tutte le modificazioni delle malattie, dei bisogni e dello stato di salute dei cittadini e delle nuove popolazioni emergenti. Inoltre solo la medicina generale ha la straordinaria capacità di adattarsi alle diversità territoriali del nostro Paese».

Mentre Cricelli ha concluso: «Con questo Manifesto chiudiamo il primo ciclo della nostra storia e indichiamo la traccia per lo sviluppo della professione. Un futuro anti-corporativo, appartenente ad una visione propria di una disciplina moderna».

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