Pubblicato il: 3 dicembre 2017 alle 7:00 am

Napoli esoterica, seconda parte Beppe, la regina Giovanna II e la soap opera Angioina, molto piccante. Leggende e misteri di una delle città piu’ affascinanti del mondo

di Vittoria Maddaloni.

Napoli, 3 Dicembre 2017 – Napoli è pervasa di leggende e miti, che si perdono tra realtà e fantasia, tra strade e vicoli, tra luci e ombre. Palazzi, cunicoli, piazze e tanti altri luoghi sono a Napoli da sempre il perfetto scenario per culti a metà tra paganesimo e religione.

Il Complesso Monumentale dei Gerolamini è uno dei più importanti monumenti della città, al suo interno infatti vengono conservate alcune delle più preziose opere d’arte di Napoli. Il complesso, fondato nel 1586 dall’architetto Giovanni Antonio Dosio, per poi essere quasi del tutto restaurato nel 1780 da Ferdinando Fuga, oggi comprende una chiesa in stile barocco con due chiostri monumentali, una ricca biblioteca dove vengono conservati importanti e rari manoscritti, e un convento dove aleggia una singolare e misteriosa leggenda, che sembra anche essere stata scritta in un manoscritto tutt’oggi ancora conservato nella biblioteca.

Don Carlo Maria Vulcano era un nobile della città di Napoli che, spinto dal rigore paterno, per imparare l’arte della meditazione e sfuggire alle tentazioni entrò nel Convento dei Gerolamini giovanissimo. Mentre dormiva nella sua cella la notte del 4 maggio 1696, fu svegliato bruscamente da un grande fracasso e gli apparvero delle ombre tanto orrende che scappò fuori invocando aiuto. Niccolò Squillante, maestro dei novizi Gerolamini, si precipitò in aiuto del giovane convincendolo di essere stato ingannato da incubi e lo persuase a riaddormentarsi, le apparizioni però non ebbero tregua, da quella notte e per più di un anno (fino al 1697) il frate tirocinante fu perseguitato da inquietanti fenomeni con singolare insistenza: lancio di pietre, rotture di mobili, colpi alle porte e furti di oggetti , apparizioni spaventose, scritte misteriose che comparivano e sparivano dai muri, abati presi a calci nelle terga.

I frati tentarono di tutto compreso ogni forma di esorcismo, avevano anche dialogato con l’entità che senza mezzi termini si era dichiarato il Diavolo. La serenità dei frati era seriamente compromessa, fino a quando la causa non fu individuata proprio in don Carlo Vulcano, involontaria vittima dei tentativi di corruzione da parte del demonio, che ricorreva quindi a quei mezzi per indurlo appunto alla perdizione. I frati esausti da questi avvenimenti decisero di allontanare Carlo per un po’. Il 20 settembre, lo trasferirono a Capri affidandolo alle cure del convento SS. Salvatore, e anche lì la situazione non migliorò, il Diavolo si accanì sulle suore e sul monastero, fece perdere le chiavi di tutte le porte di accesso, e tutte le sedie andarono improvvisamente a fuoco, fece sparire oggetti e cibo. I fenomeni continuarono fin quando Carlo, stremato, non rinunciò alla carriera sacerdotale, era il 30 marzo 1697 e da quel giorno il diavolo abbandonò per sempre la sua vita, e sembra anche quella del convento.

Un’antica e misteriosa leggenda aleggia intorno al Palazzo Donn’Anna, edificio imponente nel cuore di Posillipo, costruito alla fine del XV secolo su un edificio già esistente, “La Serena“, di proprietà del marchese Dragonetto Bonifacio.

Si narra che nel quartiere di Santa Lucia, ai tempi della dinastia degli Angioini viveva Beppe, un pescatore molto apprezzato per la sua ars amatoria e la sua estrema passionalità nelle vesti di amanti. La Regina Giovanna II, desiderosa di “sperimentare” le doti tanto famose del pescatore, fece costruire nei pressi della collina di Posillipo una stupenda villa, in un luogo solitario, lontano da occhi indiscreti.

La chiamò “Villa delle Sirene” e trascorse tre giorni e tre notti di intensa passione con Beppe. All’interno della villa furono progettati dei “trabocchetti” per non permettere a coloro che mettevano piede di uscire. Purtroppo chi entrava era inevitabilmente vittima di un triste destino. Beppe non poteva che essere la prima vittima: la Regina non poteva permettere che, uscito dalla villa, raccontasse in giro quello che era successo compromettendo la sua reputazione. Fu così che il pavimento si aprì sotto i suoi piedi e l’uomo sprofondò in mare.

Appena apprese la notizia, la fidanzata di Beppe, Stella, iniziò a tormentarsi per la sua scomparsa e maledisse la Regina con tutte le sue forze, tant’è che tutte le sue parole si avverarono. Anche dopo la morte della Regina Giovanna II, la maledizione non si interruppe: continuò a colpire incessantemente tutti i proprietari aristocratici della villa.

Nel ‘600 la villa fu ereditata da Anna Carafa, foglia di Antonio Carafa e moglie di Don Ramiro Guzman Duca di Medina Las Torres e Viceré di Napoli, una donna superba e falsa. Per far fronte alla maledizione fece demolire l’intera villa per costruire un altro spettacolare palazzo, chiamato “Palazzo Donn’Anna”.

In realtà quella non fu affatto una buona soluzione al problema: Stella e Beppe, dagli abissi del mare, volevano vendicarsi perché non tolleravano che i potenti potessero approfittare delle persone, senza tener conto dei loro sentimenti ed esercitare il loro potere come fossero dei burattini. Per inaugurare il Palazzo, i cui lavori di edificazione non erano ancora terminati, fu organizzata una grande festa, a cui presero parte gli esponenti più ricchi della città. Il Palazzo in tutto il suo splendore.

Come da tradizione, fu organizzato uno spettacolo teatrale, i cui attori erano gli ospiti stessi: Donna Mercede de Las Torras, nipote del Viceré, seducente spagnola, interpretava una schiava innamorata del suo padrone, interpretato a sua volta dal Principe Gaetano di Casapesenna, che non ricambiava il sentimento. Durante un duello la schiava salvò il Principe mettendo a rischio la propria vita, così si abbracciarono con grande passione.

Tutti si accorsero che però i due ospiti non stavano solo fingendo, tant’è che Donn’Anna riproverò duramente Donna Mercede, la quale l’accusò di essere l’amante di Gaetano di Casapesenna. Donn’Anna rimase interdetta, dopo aver appreso che qualcuno era a conoscenza del suo segreto. Pochi giorni dopo non si ebbero più tracce di Donna Mercede, alcuni dicevano che fosse caduta nel trabocchetto di Villa delle Sirene altri che avesse preso i voti. Gaetano fece di tutto per cercarla ma non la trovò mai.

Intanto Donn’Anna fu abbandonata dal marito, richiamato in Spagna. Solo uno dei figli sopravvisse e lei morì a 40 anni nella sua casa di Portici, dopo essere stata colpita dai pidocchi.

Napoli esoterica, prima parte

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