Pubblicato il: 4 dicembre 2017 alle 8:00 am

Napoli – Juve, la verita’ mediatica e la sfida reale Troppa euforia non fa bene alla squadra di Sarri, che deve fare i conti con la scarsita’ di risorse tecniche

di Antonio Mango.

Napoli, 4 Dicembre 2017 – Mezza Italia era convinta che la Juve avrebbe pagato pegno a Napoli. E tutti i napoletani, al netto degli adottati da altre bandiere, erano sicuri che stavolta la gerarchia si sarebbe invertita. Bianconeri, per l’occasione gialli, sotto a meno sette, azzurri, vestiti blu notte effetto boutique, sopra a più sette. Ma non erano i punti a fare testo, piuttosto si cominciava a respirare il vento del golfo: la promessa da spogliatoio di Insigne e soci di dare l’anima per lo scudetto, il Var, la novità di un campionato vero e conteso, la voglia di smentire gli “allegri” catenacciari sull’equazione bellezza uguale sconfitta.

Ecco, il clima era questo. ‘Siamo i primi non a caso’ e se lo dicono giornali, tv, commentatori e tifosi professionisti dell’informazione la cosa è vera. Per corollario, contro ogni dubbio, le interviste di strada, invogliate dai microfoni alla ricerca di facile folclore (chissà perché ogni volta che si interpella Napoli ovvero la sua opinione pubblica compaiono  pazzarielli, grammatiche smozzicate e cori da paese dei balocchi).

Comunque, come per la vigilia del Real (che onore, veniva di dire), tutto l’ambiente partenopeo sembrava aver già vinto la partita. Selfie, social iperattivi, ospiti da onorare, brindisi, interviste fuori campo, quasi i giocatori non c’azzeccavano più niente, un semplice orpello a una festa di tutt’altro genere. Ingenuità. Un carico spropositato sulle spalle dei giocatori e dell’allenatore, cui spetta di  confermare la vittoria anticipata. Squadre avversarie che furbescamente cantano le lodi degli avversari, tanto per caricare ancora più pesi sul “ciuccio” partenopeo. E la concentrazione, le tattiche, gli umori di spogliatoio, il match, quello vero?

Passato l’effetto mediatico, che ti fa vincere la partita senza giocarla, la realtà si rivela un’altra e deve fare i conti con le verità del momento. Il Napoli sembra una squadra stanca e non lo è stata solo con la Juve. Nei precedenti due-tre incontri (Udinese la più vicina) è stato esaltato dagli italianisti ad oltranza l’arroccamento difensivo degli azzurri come segno di maturità e di “scudettabilità”. Al di là delle pippe ciolesche tanto in voga da noi, vuoi vedere che è stata proprio la mancanza di gioco il segno più importante da cogliere? Se così, ci saremmo avvicinati alla gara con la Juve con maggiore circospezione e attenzione. Occorreva avere qualche idea di gioco per superare l’allegro catenaccio che, secondo lo stratega in giallo, fa vincere le partite.

Altre verità? Manca fisicità, non solo in attacco dove è out Milik, ma anche in mezzo, dove giocano splendidi apprendisti ma non maturi centrocampisti. Sulle linee laterali l’infortunio di Ghoulam ha complicato maledettamente le cose e Mario Rui, pur dotato, ha lasciato che il mammasantissimo Higuain facesse strage di due centrali e di un portiere mundial.

Verrebbe da dire: piuttosto che decantare scudetti prematuri cercate di non sparare sulla Croce Rossa.

Se così stanno le cose, i punti guadagnati finora “cu fatica e cu sudore” sono stati una dote che si è utilmente spesa per affrontare una  “crisetta” e per non arretrare in classifica. Si può pensarla, per consolarsi, anche così, ma occorre fare i conti con la realtà e con la scarsità di risorse tecniche. Nel dopopartita dei commenti i cultori dello “scippa e fuje” hanno tentato di buttarla con perfidia sulla grande bellezza e sulla sua utilità. Ma Sarri non ha abboccato. Basta e avanza per il sogno napoletano.

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