Pubblicato il: 5 dicembre 2017 alle 8:07 am

Furti nei negozi, danni per 2,3 miliardi di euro l’anno Quelli sventati sono 83 per ogni punto vendita. Borse schermate con alluminio tra le tecniche piu’ usate. Ecco come e cosa viene rubato

di Fabrizio Morlacchi.

Roma, 5 Dicembre 2017 – L’approssimarsi delle festività natalizie, e la conseguente frenetica corsa agli acquisti, determina anche un incremento del rischio furti nei negozi. Incremento facilitato dal via vai negli esercizi commerciali. Ma anche in periodi “normali” i furti causano mediamente una perdita di circa 2,3 miliardi di euro all’anno ai commercianti italiani. Una cifra che rappresenta in media l’1,1% del fatturato del settore, e che sale complessivamente a 3,4 miliardi di euro – quasi 60 euro ad abitante – se si conta anche la spesa in sistemi di sicurezza.

A dirlo è il recente studio realizzato da Crime&tech, spin-off company del centro Transcrime di Università Cattolica del Sacro Cuore, in collaborazione con il Laboratorio per la Sicurezza e il supporto di Checkpoint Systems.

La spesa per la sicurezza maggiore è stata rilevata presso la categoria abbigliamento/intimo (1,2% del fatturato 2016) e presso la categoria retailer nelle grandi stazioni di servizio (1% fatturato 2016).

Nel dettaglio, l’analisi, ha potuto stimare che in media, per ogni punto vendita retail italiano, sono stati sventati 83 furti nel 2016. Spesso non vi sono particolari strategie, soprattutto in assenza di sistemi anti-taccheggio, diversamente la tecnica più usata prevede l’utilizzo di borse schermate con fogli di alluminio, per contrastare i sensori anti-taccheggio. Le fasce d’età dei ladri vedono “impegnate” le donne tra i 18 e i 25 anni e gli uomini tra i 26 e i 40, che si concentrano soprattutto su negozi delle categorie fai da te, stazioni di servizio, luxury. Più grandi le signore che si dedicano ai furti nel beauty, nelle calzature e nell’abbigliamento: hanno tra i 26 e i 40 anni.

L’analisi è stata condotta su oltre 8mila punti vendita in tutta Italia, corrispondenti a circa il 12% del fatturato dell’intero settore. In particolare, sono state analizzate le variazioni delle differenze inventariali tra diverse aree geografiche e settori merceologici, e tra negozi in centri commerciali e in città. Inoltre, è stata fornita una panoramica sulle modalità di furto più comuni e sulle misure e tecnologie di sicurezza adottate dalle aziende intervistate.

I settori dove si registrano le maggiori perdite sono l’Abbigliamento – Fast fashion, la Grande Distribuzione Organizzata e le Calzature e Accessori. Le regioni più colpite sono Campania, Puglia ed Emilia Romagna. Ma esistono alcune concentrazioni territoriali a maggior rischio, dalla bassa padana (tra Alessandria e Bologna), alle province di Bari e Brindisi, all’area compresa tra Napoli e Cosenza.

I punti vendita situati nei comuni più piccoli e periferici, meno densamente popolati, con PIL pro-capite inferiore e tassi più alti di giovani e disoccupati registrano differenze inventariali maggiori. In media, le perdite sono più alte nei negozi in centri commerciali che in città. Tra le cause di perdita, prevalgono taccheggi e rapine ad opera di soggetti esterni, seguiti da furti interni (ad opera degli stessi dipendenti) e da quelli nella catena logistica.

Risultano in aumento i furti organizzati sia a opera di micro-bande di 2-3 persone che quelli compiuti da gruppi criminali (soprattutto sotto forma di intrusioni notturne). Come anticipato, le fasce d’età più ricorrenti dei “ladri di negozi” sono 18-25 e 26-40 tra gli uomini e le donne tra 26 e 40 anni. In termini di nazionalità, prevalgono i soggetti dell’Est Europa.

Per quanto riguarda la sicurezza, invece, il numero di furti sventati è maggiore nel nord-ovest (Lombardia in testa) e nei grandi centri urbani, dove i retailer concentrano gli investimenti sulla sicurezza. La spesa sostenuta per le misure di sicurezza è in media dello 0,5% del fatturato, ma oscilla tra lo 0,1% e l’1,2% a seconda del settore e con differenze anche all’interno dello stesso comparto. Tra le misure di sicurezza più utilizzate troviamo i sistemi anti-taccheggio (EAS), la videosorveglianza e le guardie non armate, con differenze tra settori e a seconda dell’esposizione al rischio del singolo punto vendita.

Vediamo, infine, grazie ai dati emersi dalla ricerca statistica, quali sono le categorie di prodotti più rubati, a seconda del settore merceologico:

  • Abbigliamento fast fashion: pelletteria, denim e capispalla, cosmetici
  • Abbigliamento luxury: capispalla, accessori e occhiali
  • Abbigliamento intimo: easywear, intimo, calzetteria
  • Beauty&Cosmetics: profumi, cosmetica e make up
  • Articoli sportivi: calzature, abbigliamento e materiale sportivo
  • Calzature e accessori: abbigliamento, calzature sportive e calzature uomo
  • GDO: alcolici, dolciumi, profumeria, carne, salumi e formaggi
  • Stazioni di servizio: accessori telefonia e auto, bevande
  • Fai da te: elettroutensileria, lampadine, interruttori elettrici.

«Io non rubo, integro», diceva il grande Totò. Ricordiamoci, però, che così come sancito dall’articolo 624 del codice penale: “Chiunque s’impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per sé o per altri, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da 154 euro a 516 euro”. E vale anche a Natale.

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