Pubblicato il: 6 dicembre 2017 alle 9:00 am

Animali torturati in un macello del Lazio Un video diffuso dalla organizzazione internazionale Animal Equality mostra immagini di crudeltà inaudita. Lanciata una petizione online

di Fabrizio Morlacchi.

Roma, 6 Dicembre 2017 – Le immagini ottenute da telecamere nascoste all’interno di un macello in provincia di Viterbo, che l’Associazione Animal Equality ha messo online, fanno rabbrividire. La crudeltà con la quale vengono trattati gli animali è sconcertante.

Animal Equality è un’organizzazione internazionale per la Protezione Animale fondata nel 2006 e attiva in 8 Paesi tra America, Europa e Asia. In Italia opera come associazione non profit iscritta al Registro Regionale delle Organizzazioni di Volontariato della Lombardia e concentra il suo impegno sulla protezione degli animali allevati a scopo alimentare.

«Il macello in questione è una delle 200 strutture italiane in cui, su specifica deroga, è permesso macellare gli animali senza previo stordimento – fa sapere l’associazione -, una pratica crudele che ogni anno viene riservata a centinaia di migliaia di animali. Le immagini, ottenute tramite l’installazione di telecamere nascoste, mostrano come gli operatori infrangano sistematicamente la maggior parte delle prescrizioni igienico-sanitarie, nonché qualunque norma minima per la protezione degli animali, sottoponendo deliberatamente agnelli, pecore e capre ad atroci torture sia fisiche sia psicologiche».

Nel dettaglio Animal Equality elenca le operazioni che gli addetti del macello compiono: sgozzano in modo sistematico animali completamente coscienti; gonfiano con un compressore animali ancora vivi per separare la pelle dai muscoli; prendono a calci gli animali senza motivo; strattonano gli animali per una sola zampa o per la coda, con il rischio di spezzargliela; lanciano bruscamente in aria agnelli e capretti, ammassandoli l’uno sull’altro; trascinano le capre afferrandole violentemente per le corna. Mentre gli animali vengono lasciati ad agonizzare per diversi minuti.

Gli atti di crudeltà sono tutti documentati nel video e se ne sconsiglia la visione a un pubblico sensibile e ai bambini.

«La macellazione senza stordimento è ancor oggi permessa da un regolamento europeo (CE 1099/2009) che prevede una deroga allo stordimento per i metodi prescritti da riti religiosi – fa sapere Animal Equality -. Risulta però evidente come i macelli a cui è concessa tale deroga tendano ad abusarne in modo scellerato, causando agli animali inutili e protratte sofferenze. Questo atteggiamento disumano è incentivato sia dall’assenza di controlli severi, sia dalla mancanza di conseguenze penali concrete per maltrattamento animale: al momento esistono solo sanzioni amministrative per chi viola le prescrizioni sulle procedure di macellazione, che nei casi più gravi prevedono una pena pecuniaria del tutto irrisoria di 6mila euro».

Per questi motivi, Animal Equality Italia ha lanciato una petizione su scala nazionale rivolta al Parlamento italiano e ai Ministri Maurizio Martina e Beatrice Lorenzin, «affinché siano introdotte al più presto norme incriminatrici per il maltrattamento degli animali durante le fasi di stordimento e abbattimento e perché venga rinforzato il sistema di controlli atti a identificare e denunciare qualunque forma di violazione. A tal fine – viene specificato -, chiediamo anche venga resa obbligatoria l’installazione obbligatoria di telecamere a circuito chiuso in tutte le strutture di macellazione».

Nella petizione (quando pubblichiamo questo articolo è stata quasi raggiunta la soglia delle 10 mila firme), inoltre, viene richiesta l’abolizione, in via graduale ma definitiva, di qualunque forma di deroga allo stordimento, seguendo l’esempio di Stati membri come Svezia, Danimarca, Polonia e Belgio che già si sono impegnati in tal senso.

«Anche nei macelli che operano a norma, la paura e la sofferenza provate da un animale vanno oltre ogni immaginazione – dice Matteo Cupi, direttore esecutivo di Animal Equality Italia -. Se si vuole aiutare concretamente gli animali, è necessario evitare il consumo di carne o quantomeno ridurlo. Tuttavia, è inammissibile che in una società civile non esistano leggi che puniscano severamente chi tortura gli animali di proposito e senza alcuna necessità. È necessario sollecitare i decisori politici a prendere misure immediate e concrete, volte a prevenire le atrocità che avvengono ogni giorno nei mattatoi italiani».

Macello deriva dal latino macellum «mercato di carni», voce di origine semitica. l Macellum, infatti, era un particolare mercato delle città romane, specializzato nella vendita al dettaglio di carne e di pesce. Questo spesso ospitava al centro della sua corte interna un bacino o un vivaio per i pesci. Al macellum, inoltre, era possibile trovare anche cibi preconfezionati e verdure “esotiche”, o comunque di non facile reperibilità. Tra i più noti macellum vi erano quelli di Pompei, Ostia e Pozzuoli.

Probabilmente – ma questo possono confermarlo o smentirlo solo gli storici – nemmeno presso gli antichi romani era prevedibile una tale crudeltà nella stessa accezione del termine così come oggi è riportata nei vocabolari: «Luogo dove si ammazzano, si scuoiano, si dissanguano e si squartano le bestie, le cui carni sono destinate al consumo».

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