Pubblicato il: 7 dicembre 2017 alle 8:00 am

Niente laurea, faccio il Ministro Serve un titolo accademico per fare politica? Confrontiamo la situazione italiana con quella europea

di Giulio Caccini.

Roma, 7 Dicembre 2017 – Fresca di nomina, il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli aveva suscitato – e tuttora suscita – un’ondata di indignazione e ironia, perché non è laureata e, soprattutto, perché vantava una laurea in Scienze sociali sul suo curriculum, scoperta poi chiaramente finta. «Chi l’aveva il tempo per la laurea?», si difende. Come lei, tre dei ministri che reggono dicasteri fondamentali – Poletti, Lorenzin, Orlando – non lo sono. L’Italia, dunque, conquista un altro triste primato in Europa, dove invece la preparazione e la competenza contano.

Nemmeno nei governi precedenti la situazione era migliore: non erano laureati Rutelli, Matteoli, D’Alema, Veltroni, Bossi, Meloni. Tremonti, ministro dell’Economia, era laureato in giurisprudenza. Gli italiani, poi, hanno un precedente illustre: Benedetto Croce non era laureato, diresse il ministero dell’Istruzione e ispirò quella riforma, firmata da Gentile, la più importante del secolo per la scuola secondaria. Certo, Croce era Croce. C’è da dire, tuttavia, che la laurea, anche prestigiosa, non è sempre garanzia di buona politica, basterebbe sentire che triste ricordo conservano gli italiani della gestione economica di Monti, docente e presidente del più prestigioso ateneo privato italiano.

In realtà, non serve una laurea per fare politica; la maggior parte dei parlamentari italiani, infatti, non ne ha neanche una, come testimonia uno studio dell’Università Bocconi curato da tre suoi professori: Tito Boeri, Antonio Merlo e Andrea Prat, secondo i quali dal 1948 ad oggi i parlamentari laureati in Italia sono passati dal 91% al 64,4%, al contrario di quello che è avvenuto negli Stati Uniti, dove invece con il passare degli anni i parlamentari laureati sono aumentati, passando dall’88,5% a quasi il 94% negli ultimi  50 anni.

Com’è dunque la situazione all’estero? In Francia tutti i ministri hanno almeno la laurea, in Germania un solo non laureato viene compensato da tantissimi ricercatori. E se guardiamo agli Usa, la situazione peggiora (per noi): pochi semplici laureati, molti con master e dottorato.

Siamo andati a verificare i curricula dei ministri francesi e tedeschi. In Germania, se Schulz ha un passato da libraio e una formazione equivalente alla nostra licenza del ginnasio, la Merkel vanta una prestigiosa laurea in Fisica. Sui titoli di studio in Germania c’è molta rigidità: un bluff può costare anche la poltrona. Si ricorda il caso di Karl-Theodor zu Guttenberg, delfino della Merkel, costretto alle dimissioni per aver copiato parte della tesi. Un altro stile…

In Francia, nella rosa di Macron, Muriel Pénicaud, ministro del Lavoro, è laureata all’Università Paris Nanterre, Jean-Michel Blanquer, collega della nostra Fedeli, per dire, è un giurista, un passato di Rettore universitario e di direttore dell’École supérieure des sciences économiques et commerciales (ESSEC), l’equivalente della nostra Bocconi. Ancora, il ministro della Salute, Agnes Buzyn, è medico specializzato in ematologia e immunologia con alle spalle studi pubblicati sulle leucemie e i trapianti di midollo osseo. Il ministro della Cultura Françoise Nyssen è stata co-direttore di Actes-sud, casa editrice da sempre in prima linea nella letteratura impegnata. E’ lei, ad esempio, che ha reso celebri autori scomodi come l’algerino Kamel Daoud, il britannico Salman Rushdie, o l’americano Paul Auster.

Proseguendo, il Ministero dell’Agricoltura è retto da Jacques Mézard, laurea in legge come  Gérard Darmanin, giovanissimo (34 anni) Ministro dell’Azione e Conti pubblici. Il ministro dell’Istruzione superiore, ricerca e innovazione Fredérique Vidal è docente di biochimica, biologia molecolare e cellulare all’Università di Nizza con importanti pubblicazioni sulla genetica.

Cosa pensano gli italiani della formazione dei nostri ministri? La maggioranza crede che non sia accettabile un paese governato da persone poco istruite (75%), e solo il 25% pensa che occorra in realtà esperienza sul campo e buon senso. La verità è che i ministri alle spalle hanno schiere di consulenti profumatamente pagati per aiutarli, esperti che studiano il problema e poi propongono le soluzioni, quindi capita che una persona anche senza laurea o con una laurea non adeguata possa dirigere un ministero senza avere la capacità tecnica di farlo…

In altri Paesi qualche credenziale in più si chiede, è vero, a chi vuole prendere in mano la guida di importanti dicasteri. D’altra parte, in fondo siamo così abituati al minimo sindacale che non ci meravigliamo se tanti ministri o futuri premier saranno senza lauree o mancheranno di forti esperienze di studi, magari internazionali. C’è anche chi ritiene che è addirittura sbagliato richiedere, ad esempio, un professore a capo di professori, poiché creare una corporazione chiusa porterà sempre ad autogiustificarsi e a non sanzionare i comportamenti sbagliati. Se è vero che «Non è necessario essere avvocato o magistrato per sapere che la legalità e la giustizia sono lontani dall’essere sinonimi» (Adolphe-Basile Routhier), allora per un politico non essere laureato o specializzato sulle tematiche che affronterà, delle leggi che firmerà, o esserlo, questo c’entra poco o niente.

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