Pubblicato il: 7 dicembre 2017 alle 10:34 am

Pizza, Unesco, Napoli… E’ festa! Gioia in città per il riconoscimento arrivato da Jeju: “L’arte dei pizzaioli napoletani è patrimonio dell’Umanità”. Si preparano i festeggiamenti e per i pizzaioli intervistati da neifatti.it si tratta di un momento speciale

di Marzio Di Mezza.

Napoli, 7 Dicembre 2017 – «E’ una giornata di festa per tutti i napoletani», esclama Lello Surace, vice presidente dell’Associazione Verace Pizza Napoletana, uno dei decani della professione. La città si è svegliata con una lieta notizia. Finalmente. A Jeju, in Corea del Sud, il Comitato di governo dell’Unesco ha decretato: «L’arte del pizzaiuolo napoletano è patrimonio culturale dell’Umanità Unesco». Tra i primi a esultare, il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Maurizio Martina, che sul suo profilo Twitter scrive: «Vittoria! Identità enogastronomica italiana sempre più tutelata nel mondo».

Il Comitato ha così motivato la decisione: «Il know-how culinario legato alla produzione della pizza, che comprende gesti, canzoni, espressioni visuali, gergo locale, capacità di maneggiare l’impasto della pizza, esibirsi e condividere è un indiscutibile patrimonio culturale. I pizzaiuoli – si legge – e i loro ospiti si impegnano in un rito sociale, il cui bancone e il forno fungono da “palcoscenico” durante il processo di produzione della pizza. Ciò si verifica in un’atmosfera conviviale che comporta scambi costanti con gli ospiti. Partendo dai quartieri poveri di Napoli, la tradizione culinaria si è profondamente radicata nella vita quotidiana della comunità. Per molti giovani praticanti, diventare Pizzaiuolo rappresenta anche un modo per evitare la marginalità sociale».

La Cnn. Quando, qualche mese fa, la Cnn stilò la classifica dei cibi più amati al mondo, collocò la pizza napoletana al secondo posto, dietro al Massaman curry, una combinazione golosa di sapori e aromi tipica della cucina tailandese, a base di latte di cocco, riso basmati, arachidi e tutte le spezie tipiche del curry. Con tutto il rispetto che merita questo piatto, sicuramente saporito, l’emittente statunitense ha tentato invano (deliberatamente o no?) di fuorviare l’attenzione sulla preparazione più amata e conosciuta in tutti i continenti, basata su pochi e semplici ingredienti, magistralmente uniti da professionisti la cui arte è da oggi formalmente patrimonio dell’Umanità.

Di riconoscimento storico parla il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris: «Grazie ai pizzaioli napoletani, che vivono ed operano a Napoli e in tutto il mondo, grazie a tutti quelli che hanno firmato per questa petizione. E’ il segno della potenza di Napoli attraverso la sua arte dice ancora il sindaco -, la sua cultura, le sue tradizioni, le sue radici, la sua creatività, la sua fantasia. Una grande vittoria per Napoli e per la pizza napoletana».

Una vittoria che profuma di farina e di basilico, di pomodoro e di mozzarella. Una vittoria colorata, oltre che profumata. Una vittoria che, una volta tanto, potrà mettere d’accordo (si spera…) sostenitori e detrattori di Napoli e delle sue tradizioni, senza doversi appellare, con orgoglio o con vergogna, a immagini oleografiche di Pizza, vicoli e vedute del golfo.

Anzi, è proprio Gino Sorbillo, uno dei giovani talenti che negli ultimi anni ha contribuito a esportare la vera pizza napoletana nel mondo, a dire che questo riconoscimento dà all’economia nazionale e non solo campana un valore aggiunto notevole: «Finalmente dopo 300 anni di bistrattamento siamo considerati per quello che valiamo – dice a neifatti.it –. La nostra professione non viene più presentata come una sorta di ristorazione povera, di scarso valore. Devo dire che già da un po’ di tempo, grazie anche all’impegno specifico che alcuni di noi avevano messo in campo, si stava perdendo questa immagine di fratelli poveri della ristorazione. Si era capito che qualcosa stava cambiando e anche coloro che quasi si vergognavano di indossare la divisa semplice del pizzaiolo, preziosa eredità di nonni e genitori, sono tornati dietro al banco e mostrano con orgoglio quello che sanno fare». Sul piano dell’orgoglio gli fa eco Lello Surace, vice presidente dell’Associazione Verace Pizza Napoletana e tra i decani della professione: «Come non essere orgogliosi? E’ stata una lunga nottata per tutti noi – racconta Surace a neifatti.it –, finita nel migliore dei modi. Ma sia chiaro che adesso non cambia nulla. Il pizzaiolo continuerà a fare quello che ha fatto fino a oggi per meritare questo riconoscimento. Con la sola novità di quel pizzico di orgoglio in più, dovuto, che è anche un piccolo ringraziamento a chi ha lavorato a questi banchi prima di noi, ai tanti sacrifici che hanno fatto».

Il coronamento di un sogno, dunque? Sorbillo preferisce parlare di riconoscimento ragionato: «A livello mondiale è stato compreso che meritavamo questo premio, per la nostra storia, per gli insegnamenti e le caratterizzazioni che portiamo in giro per il mondo, per il rispetto stesso dovuto al cibo conosciuto da tutti a qualsiasi latitudine del pianeta». Mentre la città si prepara alla grande giornata di festa, con degustazioni di pizze al portafoglio e pizze fritte nel vasto centro storico, Sorbillo pensa a chi tanti anni fa ha permesso che tutto ciò oggi si realizzasse: «Un premio che va a tutta la categoria, anche a tutti coloro che non ci sono più, ai nostri nonni, ai bisnonni che hanno lavorato nel disagio, sentendosi ingiustamente ristoratori di seconda classe. Ma anche ai tanti giovani che non vedono l’ora di far emergere il loro talento». E tra i prossimi obiettivi, quelli a cui guarda Gino Sorbillo: le stelle Michelin anche per la Pizza; nuovi impulsi occupazionali; ulteriori riconoscimenti internazionali.

Euforia da social. Intanto la gioia si impadronisce dei social. Sui profili dei maestri pizzaioli più conosciuti e seguiti, post e commenti si rincorrono, da Guglielmo Vuolo a Enzo Coccia, da Antonio Starita a Gennaro Langella e Vincenzo Esposito, il tam tam travalica i confini nazionali, il potere di Facebook e di Twitter amplifica il voto Unesco. Così Ciro Oliva descrive il momento della premiazione: «Chiamata di Gino Sorbillo alle 04:15. Sono saltato di gioia. Con grande amore e felicità sforneremo pizze a non finire per festeggiare questa vittoria insieme al nostro popolo». Una pioggia di emoticon e complimenti accompagna testi, foto, video.

Tra i primi a credere alla necessità di ottenere questo riconoscimento e a sostenere una vera e propria campagna anche mediatica, è stato l’ex ministro Alfonso Pecoraro Scanio, il quale dall’isola di Jeju, dove si trova per seguire da vicino i lavori del Comitato, subito dopo il voto, ha pubblicato un video in cui compare insieme all’ambasciatore Vincenza Lomonaco, rappresentante italiana presso l’Unesco. Bisogna ricordare, infatti, che lanciata nel 2014 da Pecoraro Scanio sulla piattaforma di petizioni on-line Change.org, la campagna ha compiuto più volte il giro del mondo raccogliendo il sostegno di oltre 600 ambassador – tra personalità della cultura, dello spettacolo, della politica, dello sport, della società civile a livello internazionale – e superando l’obiettivo prefissato di 2 milioni di adesioni mondiali con firme di cittadini da più di 100 Paesi: «Numeri – ha poi precisato l ‘ex ministro – che fanno di #pizzaUnesco il movimento popolare d’opinione più imponente nella storia delle candidature di tutte le agenzie delle Nazioni Unite».

Lo scudetto. A Seul si trova in queste ore anche il presidente dell’Associazione Verace Pizza Napoletana, Antonino Pace, in contatto con il suo vice, Lello Surace: «Al suo ritorno ci organizzeremo con una grande kermesse nella nostra scuola a Capodimonte – rivela Surace –  invitando tutti i pizzaioli, sia quelli dell’associazione che quelli non iscritti, perché è la festa di tutta la categoria. Così come è la festa di tutti i napoletani».

Già, di tutta la città… Massimo Di Porzio, sul suo profilo facebook, pubblica la foto di un vecchio giornale con la prima pagina dedicata al Napoli Campione d’Italia e Maradona che tiene in mano lo scudetto: «Buongiorno! E’ come uno scudetto – scrive -, anzi è lo scudetto: lo ‘scudetto dei Pizzaioli napoletani’. Stamattina siamo tutti pizzaioli napoletani. Alla grande!». Servirà forse a smaltire il dispiacere dell’esclusione dalla Champions. Ma tanto oggi, per Napoli, i pizzaioli sono tutti un po’ Maradona.

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