Pubblicato il: 9 dicembre 2017 alle 8:29 am

Gli elefanti preistorici del lago Cecita pongono nuovi interrogativi sul passato della regione Il magazine di National Geographic dedica un ampio servizio al recente ritrovamento di un fossile all’interno del Parco della Sila

di Fabrizio Morlacchi.

Reggio Calabria, 9 Dicembre 2017 – «Inizialmente la tentazione era di attribuire i resti a uno degli elefanti di Annibale, ma la dimensione delle zanne, quasi il doppio di quella degli elefanti ‘storici’, ci ha fatto poi propendere per l’attribuzione dei resti all’Elephas antiquus, che ha popolato l’Europa da circa 800,000 fino a 40,000 anni fa». Questo il parere della dottoressa Antonella Minello, dell’Università del Molise, sul ritrovamento, avvenuto poche settimane fa, del fossile di un antico elefante nei pressi del Lago Cecita, all’interno del Parco nazionale della Sila. Ritrovamento che, come è stato commentato nei giorni successivi, getta nuova luce sul passato della regione e solleva nuovi interrogativi sulle popolazioni che la abitavano e su alcuni misteriosi megaliti a poca distanza dagli scavi.

«Bisognerà attendere naturalmente lo studio morfologico e le analisi di laboratorio prima di poter confermare con assoluta certezza la specie precisa di elefante preistorico», ha poi precisato la ricercatrice, facendo intendere che i prossimi passi saranno: completare il recupero dei resti dell’elefante, alcuni dei quali ancora sepolti nei sedimenti; effettuare ricognizioni sia sul terreno che a mezzo di droni per individuare eventuali altre aree; completare l’analisi dei reperti.

Il direttore del Parco della Sila, Giuseppe Luzzi, ha aggiunto: «I tempi sono stretti, visto che il sito è ubicato in una zona normalmente sommersa fino ad una profondità di 5 metri, ma grazie alla collaborazione di tutte le istituzioni e dei soggetti coinvolti sono certo che riusciremo nell’impresa. Non per niente il nostro è un Parco che ha sempre fatto anche del turismo culturale e storico un suo elemento distintivo forte».

Intanto, però, il ritrovamento ha suscitato l’attenzione di altri studiosi, accorsi sul posto, e anche di National Geographic, che nell’ultimo numero ha dedicato un lungo servizio a “Gli elefanti preistorici della Calabria”, dove si legge: “In quello che è l’attuale territorio del Parco Nazionale della Sila – riporta il National Geographic – stanno venendo oggi alla luce importanti scoperte paleontologiche che parlano di un passato remoto che va ben al di là dell’età romana e della Magna Graecia; ultima e inaspettata il ritrovamento di resti di un elefante del Pleistocene, Palaeoloxodon antiquus o Elephas antiquus, sulle sponde del Lago Cecita, in provincia di Cosenza. Una scoperta notevole anche alla luce del possibile collegamento con alcuni megaliti situati non molto distanti dal lago Cecita: vicino all’abitato di Campana, a cavallo fra il Mar Jonio e la Sila, si stagliano infatti due imponenti strutture di pietra che a parere di diversi studiosi sarebbero il risultato di scalfittura di tipo antropico. In particolare una delle due supposte sculture mostra le sembianze di un elefante dalle zanne dritte, con ogni probabilità proprio Elephas antiquus”.

Nel servizio a cura di Giuseppe Intrieri, alcuni esperti intervistati: il geologo Alessandro Guerricchio dell’Università della Calabria, Antonella Minelli, dell’Università del Molise, Felice Larocca dell’Università di Bari e un’altro studioso, Domenico Canino, concordano sul fatto che “il ritrovamento dei resti di Elephas antiquus è ulteriore conferma dell’importanza archeologica, paleontologica e storica dell’altopiano silano di cui già si era a conoscenza grazie alla campagna di scavi del 2007, diretta sui tre laghi (Arvo, Ampollino, Cecita) dall’archeologo Domenico Marino e dal professor Armando Taliano Grasso”. In seguito a quella campagna venne infatti annunciata la scoperta del più antico insediamento umano d’altura della Calabria, datato tra il 3.600 ed il 3.350 a.C..

«Il Parco, il Comune di Spezzano e la Soprintendenza hanno ora stilato un protocollo d’intesa per la conservazione dei suoi resti», ha ricordato Giovanna Verbicaro della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Catanzaro, Cosenza e Crotone, illustrando anche «il ritrovamento di un antico tempio magno-greco, forse collegabile alla colonia di Kroton, dedicato ad una divinità femminile alla quale venivano dedicate delle armi abbandonate in situ da coloro che partivano per il servizio militare».

Protocollo che prevede, tra le altre cose, l’impegno a svolgere le attività istituzionali connesse allo scavo, rimozione e conservazione dell’Elephas antiquus; il supporto logistico agli operatori impegnati nelle operazioni di recupero e primo consolidamento dei resti ossei; la messa a disposizione di eventuali studi già realizzati; la partecipazione all’organizzazione di convegni, seminari, iniziative ed in generale alla divulgazione dei risultati ottenuti.

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