Pubblicato il: 11 dicembre 2017 alle 10:37 am

Campionato equilibrato, anzi brutto. O forse no? Poche squadre a ridosso della vetta e pochi gol rispetto alle prime giornate. Meglio la Premier dove è già (quasi) tutto finito?

di Alex Cotronei.

Roma, 11 Dicembre 2017 – Alla sedicesima giornata la classifica di serie A è sostanzialmente composta da tre fasce: una prima che va dai 40 punti dell’Inter ai 32 della Lazio (che ha una partita in meno); la seconda dai 27 della Sampdoria ai 20 di Atalanta e Torino (entrambe con una partita in meno); la terza dai 18 dell’Udinese ai 10 della Hellas Verona.Un campionato equilibrato? C’è chi lo dice. Il fatto di vedere un gruppetto di squadre concentrate a ridosso della prima, senza grandi differenze di punti, fa sembrare la competizione meno scontata. Manca lo sprint della solita Juve, almeno per il momento; l’Inter appare cinica quanto basta per poter aspirare di nuovo allo scudetto, ma sta lì, un soffio e cade; il Napoli dovendo fare a meno di pedine importanti diventa improvvisamente vulnerabile, il suo gioco meno divertente; la Roma, infine, che pure sembra rinfrancata dalla cura Di Francesco, cerca di tenere il passo in qualche modo.

Tutto qui. Insomma, gli equilibri sono dovuti al calo complessivo e non a un generale innalzamento della qualità. Paragone con i punti degli anni scorsi? Inutile, basterebbe rispondere che i calendari sono diversi.

Ma che senso ha un campionato “equilibrato” se poi si è costretti a vedere partite noiose come Juve-Inter e Napoli-Fiorentina? E con tre match finiti zero a zero, dove – va detto nemmeno tanto per inciso –  4 delle 6 squadre impegnate sono in “corsa” per lo scudetto. Enrico Varriale afferma che dopo aver visto in tv il derby di Manchester e paragonandolo al derby d’Italia, ha «compreso quanta distanza il nostro calcio debba colmare rispetto ai migliori campionati».

In Premier il City guida la classifica con 46 punti, il Manchester United è secondo, staccato di 11 punti, seguono il Chelsea a 32, il Liverpool a 30, l’Arsenal a 29. Ecco perché Ivan Zazzaroni twitta: «Voi che vi lamentate della Serie A e come me adorate la Premier, ricordate che da quelle parti la corsa al titolo è finita con 6 mesi d’anticipo, pertanto da qui a maggio nei pub dovranno accontentarsi dello snooker e dei darts davanti a una Guinness». Più simile alla nostra è la prima fascia della Liga, con il Barcellona in testa con 39 punti, al secondo e al terzo ci sono Valencia e Atletico, rispettivamente a 34 e a 33 punti, subito dopo troviamo il Real a 31.

Mettiamo da parte le classifiche e parliamo di gol. Mica si può dare la “colpa” a un super Sorrentino se la Roma non riesce a segnare nemmeno un gol al Chievo? E il derby d’Italia? Se avessero giocato a morra sarebbe stato più frizzante. «Difese ben organizzate che prevalgono sugli attacchi, è il Dna del nostro calcio?», si chiede Riccardo Cucchi. Forse. Un calcio catenacciaro che tecnici come Sacchi, Conte e Sarri hanno provato a cambiare, ma mentre per i primi due la rosa ha consentito di portare a buon fine la sperimentazione, per Sarri a parte il bel gioco del migliore Napoli, i risultati non si vedono ancora. I risultati in termini di trofei. La falsa questione, masticata e rimasticata, se debba prevalere il bel gioco o coppe e scudetti, sa di rancido. Chi la ripropone, ogni volta, non lo fa per amore del calcio ma solo per riempire di chiacchiere inutili dibattiti in tv e sui giornali. Ma perché, non si può ambire a gioco e risultati? In quale manuale del calcio è scritto che o si gioca bene o si vince? E la Spagna che ha vinto il mondiale? Il Barcellona di Guardiola? Il Milan con Gullit e Van Basten?

Mica è difficile immaginare dove potrebbe arrivare il Napoli se Sarri avesse a disposizione Antonio Valencia al posto di Hysaj, Modric a centrocampo, un attaccante vero davanti alla porta avversaria e una panchina degna di una squadra che vorrebbe (dovrebbe) ben figurare in ambito europeo oltre che nel suo campionato. Qui c’è poco da discutere tra pro o contro De Laurentiis: senza giocatori non si cantano messe, e non si vince nulla, altro che gioco bello o brutto!

Poi sarà pure un campionato equilibrato dove il Napoli, come dicono i titoli, ha mancato il sorpasso e dove la Juve che ha uno come Douglas Costa in panchina vive un momento di confusione, ma che gusto c’è se mancano gol ed emozioni? Quanto è divertente lo spettacolo offerto dalla prima in classifica dove uno stitico allenatore (stitico di gioco) fa scendere in campo i suoi uomini per non far giocare l’avversario? Perché un bomber come Belotti, tra i calciatori italiani più brillanti, è ancora fermo a 3 gol? E quanto può essere definito equilibrato un torneo dove c’è una squadra che dopo 16 giornate ha ancora un punto soltanto?

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