Pubblicato il: 11 dicembre 2017 alle 9:00 am

Tel Aviv o Gerusalemme? La tormentata storia della capitale israeliana Perché le parole del presidente americano Trump hanno suscitato tanto scalpore sia in occidente che nel mondo arabo? Qual è la vera capitale di Israele?

di Danilo Gervaso.

Jerusalem, 11 Dicembre 2017 – Hashanà haba’a b’Yrushalayim (l’anno prossimo a Gerusalemme) è l’augurio che gli ebrei della diaspora si scambiano da tempo immemorabile durante la festa di Pesach, Pasqua, come a dire «Quest’anno, siamo in esilio ma l’anno prossimo Dio ci consentirà di essere nuovamente a casa». Il sogno di uno Stato con Gerusalemme capitale è antico: «Se dovessi dimenticarti, Gerusalemme, possa la mia mano destra dimenticare (come muoversi); possa la mia lingua rimanere attaccata al mio palato se non conserverò il tuo ricordo…», Salmo 137, 5-6.

Gerusalemme è nel cuore degli Ebrei fin da quando, costretti all’esilio in Babilonia, ne tessevano un canto nostalgico; è città santa, perché è il luogo nel quale Dio ha posto la sua dimora fra gli uomini, congiungendo cielo e terra. Anche gli arabi la chiamano al-Quds, cioè la (città) Santa: qui i Mussulmani ricordano il volo notturno del profeta Maometto che dal Monte Moria si alzò sul cavallo alato Buraq, per ascendere fino alla visione beatifica di Dio (Corano XVII,1). Non lo è da meno per i cristiani, perché è il luogo in cui si è compiuta, con la morte e la risurrezione di Gesù Cristo, la nuova ed eterna alleanza tra Dio e l’umanità per la salvezza del mondo.

Gerusalemme è oggi una città piena di colori, quelli della frutta polposa e grande, del pesce iridescente, dei sacchi enormi di spezie e semi, è il profumo di pane accatastato in montagne generose e calde, i dolci lucidi di miele, gli uomini che fanno la spesa al mattino, il venerdì con tutti i figli al seguito perché le donne sono a casa a preparare lo Shabbat, la festa settimanale. Gerusalemme è nei parchi cittadini dove sedersi e osservare, è la confusione un po’ decadente di alcuni quartieri, è la tensione della contesa, è nella preghiera dei muezin.

Al di là della fede, diciamo che oggi il governo israeliano si trova a Gerusalemme, come anche la Presidenza della Repubblica, il Consiglio dei Ministri, la Knesset (il parlamento unicamerale), e tutti i ministeri. Tranne quello della Difesa, che invece si trova a Tel Aviv per ragioni di sicurezza.

Per rispondere subito sintetizzando, nel 1948, anno in cui Tel Aviv è dichiarata capitale, Gerusalemme non può ambire a diventarlo, poiché non appartiene interamente a Israele, e nemmeno interamente agli Arabi, ma a tutti e due. Quando gli Stati arabi confinanti attaccano gli Israeliani, essi ottengono poi Gerusalemme Ovest, mentre alla Giordania tocca Gerusalemme Est. Solo nel 1967 Israele conquista anche Gerusalemme Est. Ecco perché la divisione degli organi presidenziali e amministrativi e perché ancora oggi gli israeliani considerano Gerusalemme la loro capitale a pieno titolo. Il punto è che anche i palestinesi considerano Gerusalemme la loro capitale.

Gli americani, poi, considerano Gerusalemme la capitale di Israele, ma mantengono la loro ambasciata a Tel Aviv;  Le Nazioni Unite non riconoscono Gerusalemme come capitale di Israele, e nemmeno l’Unione europea. Tutti i Paesi europei mantengono le loro ambasciate a Tel Aviv, anche la Santa Sede ha qui, nella zona di Jaffa, la sua nunziatura apostolica.

Che capitale è Tel Aviv?  La fondazione della città è recente (1909). Il nome fu scelto nel 1910 fra alcune opzioni, e fu ritenuto adatto: Aviv in ebraico vuol dire “primavera”, e simboleggia il rinnovamento, la rinascita, e Tel indica una “collina”. E la “collina della primavera” è proprio il luogo dove – nella visione del profeta Ezechiele – si rifugiano gli ebrei in esilio.

Bibbia e politica, Bibbia e storia… Leggiamo la storia di questo strano Paese dove è difficile stabilire dove la fede finisce e dove inizia la realtà.  Alcuni eventi qui hanno avuto cadenze solenni e rituali, quasi liturgiche. Ultimata finalmente la conquista di Canaan (Gsè 1:1-4. ut), Giosuè divide la terra occupata fra le dodici tribù di Israele: a est del Giordano si stabiliscono le tribù di Gad e di Ruben, poi, da nord verso sud, si insediano le tribù di Dan, Neftali, Aser, Zabulon, Issacar, Efraim, Beniamino, Giuda e Simeone. I nomi delle tribù sono i nomi dei figli di Giacobbe o dei figli dei loro figli. Tocca quindi a Giosuè guidare Israele nella Terra Promessa, completando il viaggio iniziato 40 anni prima – Mosè era morto a un passo dalla terra in cui desiderava entrare – Canaan da allora sarà la patria di Israele.

Una terra soggetta nei secoli al dominio di numerosi popoli, tra cui egizi, assiri, babilonesi, romani, bizantini, arabi e ottomani, nonché teatro di numerose battaglie etnico-religiose. Ma in terra d’Israele non sparisce mai del tutto la presenza ebraica, malgrado i divieti e le persecuzioni: in alcune zone, come a Hebron e a Gerusalemme, così come nella zona del Lago di Tiberiade, vivono da sempre piccole comunità di Ebrei. È però nell’Ottocento che inizia una serie di ondate migratorie dall’Europa verso la terra d’Israele, all’epoca sotto il governo ottomano.

Nell’Ottocento, infatti, lo scrittore ungherese Theodor Herzl, il fondatore del sionismo ‒ il risorgimento del popolo ebraico ‒, intitola Vecchia-nuova terra la sua opera fondamentale, dove spiega perché gli Ebrei devono tornare alla propria terra per diventare, finalmente, un popolo come gli altri, senza essere disprezzati dal resto del mondo, senza emarginazione. «Se lo volete, non sarà un sogno», dice ancora il padre del sionismo. Dal 14 maggio del 1948 Israele non è più un sogno: lo Stato ebraico è fondato nel 1948 dopo millenni di diaspora

Col nazismo e le persecuzioni chi è riuscito è partito per la Palestina, ma è dopo la fine della II guerra che arriva la grande migrazione. Già nel 1947 una risoluzione ONU prevede, nella Palestina da cui gli Inglesi se ne stanno andando, la creazione di due Stati: uno arabo palestinese e uno ebraico palestinese. Gli Arabi rifiutano questa risoluzione e dichiarano guerra al futuro Stato ebraico. Per gli Ebrei, invece, è un momento di esultanza: dopo quasi duemila anni, hanno di nuovo uno Stato.

Il 14 maggio del 1948, David Ben Gurion, primo ministro del nuovo Stato, proclama ufficialmente da Tel Aviv la nascita dello Stato di Israele. Ma quello stesso giorno le armate arabe di Siria, Giordania, Egitto e Iraq attaccano il paese. Comincia così la prima di una serie di guerre che Israele si è trovato a combattere contro un fronte arabo deciso a eliminare questa presenza dalla carta geografica, come la guerra del Kippur, nell’ottobre del 1973, e la guerra dei Sei giorni, nel 1967.

Oggi Israele è un paese molto piccolo, grosso più o meno come la nostra Lombardia, con una popolazione di circa cinque milioni di abitanti, ma sul suo cielo si sta addensando una “tempesta perfetta” come nei film: armi atomiche, terrorismo, l’odio del mondo islamico, l’idea comune  secondo cui  per fare la pace col mondo islamico è necessario distruggere Israele.

Il popolo ebraico ha il suo destino storico, la fede che lo ha portato per due millenni a ripetere il seder-la cena pasquale- e la sua formula finale. Ora si dovrà reinterpretare la formula millenaria. Forse è questa sua identità epifanica a renderla contesa, la capacità di rivelare la presenza di Dio nella totale assenza di immagini a definire Gerusalemme capitale d’Israele, Israele stessa. Ma la soluzione per tutti passerà probabilmente per una condivisione di Gerusalemme, città che israeliani e palestinesi considerano come capitale e a cui nessuno può rinunciare.

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