Pubblicato il: 14 dicembre 2017 alle 9:00 am

Nel 2017 quasi 107mila famiglie vittime di malcostume nella Sanita’ Dati Istat preoccupanti, Transparency International lancia “Curiamo la corruzione” che coinvolge il personale medico per migliorare il Servizio sanitario attraverso trasparenza, integrità e responsabilità

di Giuseppe Picciano.

Roma, 14 dicembre 2017 – Oltre mezzo milione di famiglie italiane ha ricevuto almeno una volta richieste di denaro o altro per essere facilitate in occasione di ricoveri, interventi, visite mediche, e nel solo ultimo anno le famiglie vittime di corruzione in sanità sono state 107mila: sono questi i dati di una recentissima indagine dell’Istat. La corruzione in sanità ha quindi un impatto diretto e consistente anche sui pazienti, che sono disposti a tutto pur di curarsi e di guarire bene e nel più breve tempo possibile.

Si tratta di pratiche diffuse ovunque, ma particolarmente nelle regioni del Mezzogiorno e nelle periferie delle aree metropolitane. Lo confermano quei 2,8 milioni di cittadini italiani che dichiarano di conoscere personalmente qualcuno a cui sono stati chiesti denaro o regalie in cambio di un favore all’interno del sistema sanitario. Nel 69% dei casi a effettuare la richiesta è stato lo stesso medico, nel 10,9% un infermiere e nel 19,6% altro personale sanitario. Si tratta di episodi che in genere avvengono sul luogo di lavoro, di fronte a colleghi che assistono senza avere la forza di intervenire. Sarebbero quasi 2 milioni le persone a cui è capitato di assistere a scambi illeciti sul luogo di lavoro, ma solo l’11,8% lo ha segnalato a un superiore e l’1,9% al responsabile anticorruzione, nominato in tutte le amministrazioni pubbliche in base alla Legge 190/2012.

Proprio per incentivare la pratica della denuncia spontanea di comportamenti illeciti (il cosiddetto whistleblowing”), lo scorso 15 novembre è stata approvata la Legge «Disposizioni per la tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza nell’ambito di un rapporto di lavoro pubblico o privato». Si tratta solo dell’ultimo degli interventi normativi e degli strumenti di prevenzione e contrasto che sono stati introdotti in Italia, e che hanno potuto arginare ma non eliminare del tutto la corruzione all’interno delle strutture sanitarie.

Le analisi condotte nell’ambito del progetto «Curiamo la corruzione» (www.curiamolacorruzione.it) coordinato da Transparency International Italia, in partnership con Censis, Ispe Sanità e Rissc, e finanziato nell’ambito della Siemens Integrity Initiative rivelano che nell’ultimo anno il  25,7% delle Aziende sanitarie ha vissuto al proprio interno almeno un episodio di corruzione, che in genere è stato affrontato in maniera appropriata, anche se il 51,7% delle strutture non ha ancora adottato adeguati Piani anticorruzione, mentre il rischio di inefficienze e di sprechi nelle Asl è più alto per l’acquisto di servizi sanitari e negli ospedali per l’acquisto di beni. Che la corruzione sia un problema che non è ancora stato risolto, lo testimonia anche il monitoraggio effettuato da Transparency International, da cui risulta che nel 2017 sono comparse sui media nazionali 97 notizie su casi di corruzione in sanità.

Il progetto «Curiamo la corruzione» ha l’obiettivo di aiutare il nostro Servizio sanitario nazionale, tra i migliori sistemi pubblici al mondo per ampiezza e qualità dei servizi offerti, a ridurre il livello di corruzione attraverso una maggiore trasparenza, integrità e responsabilità. Per raggiungere questo obiettivo da tre anni a questa parte sono state realizzate diverse attività che mirano ad aumentare la consapevolezza sul fenomeno della corruzione, a formare il personale delle aziende sanitarie e ospedaliere, a implementare e testare strumenti innovativi e modelli organizzativi specifici. Le strutture sanitarie partner del progetto sono la Asl di Bari, la Ao Brotzu di Cagliari, il Policlinico Vittorio Emanuele di Catania, la Asp di Catanzaro, la Asst di Melegnano e Martesana, la Aou San Luigi Gonzaga di Orbassano, la Asp di Ragusa, la Aou San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno, la Ats della Sardegna, la Asp di Siracusa, la Usl Toscana Sud Est (Arezzo, Grosseto e Siena) e la Apss di Trento.

Tra i risultati del progetto si segnalano l’attivazione di una piattaforma informatizzata per le segnalazioni di corruzione in 10 strutture e la ricezione di 37 segnalazioni da parte di 4 Asl pilota; il coinvolgimento nei percorsi formativi di 825 operatori, tra cui 300 dirigenti; la messa a disposizione della piattaforma «Chiedi» per garantire a tutti gli utenti un più immediato ed agevole accesso alle informazioni; la realizzazione di poster rivolti al personale interno e al pubblico esterno da affiggere all’interno delle strutture; l’organizzazione dell’Integrity day, giornata nazionale annuale in cui riflettere sulla corruzione in sanità e l’elaborazione di raccomandazioni per una sanità più integra e trasparente da parte di un tavolo di stakeholders che lavorano nella sanità pubblica e privata.

Nei giorni scorsi a Palazzo Wedekind, a Roma, sono stati illustrati i risultati del lavoro di ricerca e di sperimentazione e sono stati presentati gli esiti del lavoro del tavolo pubblico-privato tra cui le Dichiarazioni di indirizzo, sottoscritte finora da Altroconsumo, Assobiomedica, la Ats della Sardegna, la Asp di Siracusa e l’Ismett di Palermo. Con le Dichiarazioni ciascun soggetto si impegna ad adottare un ruolo proattivo nel contrasto alla corruzione in sanità all’interno della propria organizzazione; ad attivarsi per stimolare la collaborazione tra i soggetti coinvolti, con particolare attenzione alle dinamiche territoriali locali; ad agevolare lo scambio di informazioni fra i soggetti portatori di interesse su dati concernenti le politiche di contrasto alla corruzione in sanità.

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