Pubblicato il: 15 dicembre 2017 alle 9:48 am

Quale souvenir per gli amici? Se siete a Berlino non puo’ che essere l’Ampelmann La simpatica storia dell’omino verde del semaforo. Spuntò agli incroci della parte est della città negli anni '60, oggi è un oggetto di culto per i turisti di tutto il mondo

da Berlino, Fritz M. Gerlich.

15 Dicembre 2017 – Ognuno di noi almeno una volta nella vita ha acquistato un souvenir nella città che ha visitato, come regalo per sé o per qualche amico o parente. Addirittura c’è chi ne fa collezione e li ricerca in ogni località visitata, fosse anche un piccolo paese. I souvenir rappresentano un business notevole, ma l’aspetto economico non interessa gli appassionati quando ammirano la propria collezione di ricordi, oppure chi regala una tazza o una calamita all’amico che le raccoglie da ogni paese.

D’altronde, il valore simbolico degli oggetti è ben noto a tutti: il souvenir dimostra, a chi è rimasto a casa, che non è stato dimenticato; e se lo si acquista per sé, ha la capacità di ricreare una parte di un altrove lontano, di reiterare le emozioni vissute durante una bella vacanza o un viaggio. Prezzi mediamente bassi e sindrome da shopping alimentano il tutto.

Se avete in programma una vacanza o anche solo un week end a Berlino, sappiate che siete nel trend del boom turistico che la capitale tedesca sta vivendo. Secondo il sito visitBerlin, nel 2017 l’economia del turismo ha subito qui un importantissimo incremento rispetto agli ultimi due anni: solo nella prima metà dell’anno la città è stata visitata da 14,7 milioni di turisti, e i dati sono in aumento. Una città «povera ma sexy», secondo la definizione del sindaco Klaus Wowereit, alludendo da una parte all’indebitamento, dall’altra alla vitalità e alla forza d’attrazione che la capitale tedesca esercita soprattutto sui giovani. Cosa riportare a casa per sé o per gli amici da un viaggio a Berlino?

Sempre gli stessi bicchierini, gli stessi magneti, gli stessi portachiavi… Invece Berlino è una città speciale anche per questo. Certo, sono ancora disponibili pezzi originali e certificati del famoso Muro, oppure bottiglie di aria berlinese, che è poi un liquore alla menta chiamato appunto Berliner Luft, oppure un gadget della celebre Torre della Televisione, o ancora della buona birra. Ma se volete stupire gli amici rimasti a casa un gadget simpatico e ancora abbastanza insolito è l’Ampelmann.

L’Ampelmann (L’Omino del Semaforo) se ne stava tranquillo a Berlino Est prima della caduta del muro a dirigere il traffico pedonale, un piccolo omino paffutello che nelle sue due versioni verde e rossa regolava il traffico pedonale di Berlino, prima di essere messo in pensione dopo il 1989, sostituito da quell’altro, il simbolo operativo nella parte giusta del mondo, considerato più moderno ed efficiente.

Ma l’Omino del Semaforo era proprio un personaggio in gamba, e così, è riuscito, piano piano, a uscire dall’oblio dentro cui era caduto per diventare un vero e proprio oggetto di culto per tutta la Germania dopo il 1989, uno dei simboli più caratteristici della città che oggi fa impazzire turisti e residenti. Perché ora è tornato prepotentemente su parecchi semafori cittadini per la gioia dei berlinesi dell’Est, che ne sentivano la mancanza, di quelli dell’Ovest che, in fondo, lo trovano simpatico, dei turisti che lo fotografano molto volentieri, e dei commercianti, perché è diventato, a sorpresa, un souvenir must have! Sorte simile a quella della Torre Eiffel a Parigi: la più famosa costruzione di tutta la Francia, inaugurata a Parigi nel 1889 per l’avvio dell’Esposizione Universale del 1889 (nel centenario della Rivoluzione Francese), aveva destato, infatti, non poche perplessità nell’ambiente culturale del tempo e un vero e proprio odio nella popolazione tutta, tanto che nel 1909 rischiò addirittura la demolizione. Eppure oggi i turisti possono comprarla in tutte le salse: cartoline, candele, magliette, orologi e perfino sextoy.

L’Ampelmann ha una storia interessante per essere solo un omino del semaforo.

Apparve nel 1961 quando a Berlino Est fu installato il primo semaforo pedonale. L’idea geniale si deve al migliore psicologo del traffico della Germania Est (uno psicologo che si occupa di studiare i comportamenti delle persone sia quando camminano a piedi che quando sono alla guida di un veicolo), Karl Peglau, chiamato dalla Commissione per il traffico a studiare delle soluzioni per evitare le numerose morti di pedoni agli incroci stradali. Nel solo periodo 1955-1960 infatti, 10.000 cittadini avevano perso la vita investiti nei pressi di un semaforo di Berlino Est.

Karl Peglau studiò il problema per alcuni anni concludendo che la maggior parte degli incidenti era dovuta al fatto che i pedoni dovessero seguire le stesse indicazioni delle macchine. Le luci dei semafori, inoltre, erano troppo piccole e deboli. Pensò così di creare un omino rosso con le braccia aperte e le gambe unite per indicare chiaramente di fermarsi, mentre il profilo di un omino verde nell’atto di camminare avrebbe fatto capire ai pedoni quando potevano attraversare la strada.

In realtà aggiunse anche naso, dita, orecchie e bocca per umanizzarli, e il 13 ottobre 1961 presentò alla commissione l’Ampelmann: del disegno originario, opera della sua segretaria Anneliese Wegner, restarono il naso, il cappotto e il cappello. La commissione in realtà operò anche una modifica ideologica: la direzione dell’omino verde venne rivolta da destra a sinistra. Il primo semaforo con l’Ampelmann venne installato nel 1969 in due importanti e centralissime strade di Berlino Est, Unter den Linden e Friedrichstrasse. Il carattere intuitivo della forma venne immediatamente recepito con maggiore velocità dai pedoni, anche dai daltonici, dalle persone con problemi alla vista e dai bambini, risultando più efficace ai fini della sicurezza.

L’omino piacque a tutti e nel 1982 divenne la mascotte dei filmati per l’educazione al traffico per i bambini di Berlino Est realizzati dal regista Friedrich Rochow.

Sebbene con l’unificazione tedesca si sia cercato di far sparire tutti i simboli della Ddr, per Ampelmann il destino è stato diverso: sull’onda di accese proteste, e addirittura di un referendum popolare, l’amato simbolo è tornato in vita: l’assessore al traffico concesse un’ordinanza per ripristinarlo. A partire dal 2005 i semafori con l’Ampelmann sono stati adottati a Berlino Ovest e anche in altre città della Germania. Si è diffusa, tra l’altro, anche una variante femminile e una in cui l’omino regge un ombrello.

Ampelmann è sceso dal semaforo per diventare souvenir quando il designer industriale Markus Heckhausen, nel 1996, decise di trasformarlo in un oggetto di culto, creando una linea di lampade ottenute riciclando i vetri dei semafori di Berlino Est, e fu un successo immediato. Oggi Ampelmann troneggia su magneti, apribottiglie, penne, portachiavi, t-shirt, felpe, cappellini, e perfino un ristorante. La compagnia di design di proprietà di Heckhausen, grazie ad un accordo con l’ideatore dell’omino, è oggi l’unica detentrice dei diritti del marchio Ampelmann.

E’ un vero mito cittadino, uno dei simboli più conosciuti di Berlino, al pari della Porta di Brandeburgo, della Torre della televisione e della Colonna della Vittoria. Gli è stato dedicato un libro (Il libro dell’omino del semaforo), parecchi negozi monomarca, un sito (www.ampelmann.de).

E’ il monumento alla memoria cittadina, uno dei simboli della Germania nonché della cosiddetta “Ostalgie” (Ost+Nostalgie, la nostalgia di alcuni tedeschi per il sobrio stile di vita della Ddr), per non dimenticare un passato ancora abbastanza prossimo, ricchi a ovest e poveri a est, da una parte le luci del capitalismo del Ku’damm e dall’altra le luci di quest’omino simpatico a regolare il traffico di Berlino Est. Ma dopo tutto, quante altre città al mondo possono vantare tra i loro souvenir un simbolo così simpatico?

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