Pubblicato il: 17 dicembre 2017 alle 10:00 am

I dolci napoletani a Natale e l’eterno ritorno Nell’imminenza dell’Avvento, ricordi, citazioni e ricette dei dolci tradizionali napoletani

di Vittoria Maddaloni.

Napoli, 17 Dicembre 2017 – Chi conosce Napoli, sa bene che la magia natalizia non abbandona mai del tutto le strade di questa città e che nella celebre San Gregorio Armeno, culla dell’arte presepiale, quel clima di festa è presente tutto l’anno.

Ma chi ha trascorso la sua infanzia, alcuni decenni fa, a Napoli, non può fare a meno di legare il ricordo dei pranzi di Natale a inconfondibile odori, che non pervadevano solo gli ambienti della casa, ma abiti, capelli, e poi androni, scale, vicoli: quello del baccalà, o dei broccoli, o della frittura di pesce, del capitone, della pizza di scarole – perché la vigilia è più bella! Nessuna neve, nessun Babbo Natale in costume rosso e bianco, ma il suono delle zampogne, la condensa di vapore che si formava sulla superficie liscia e fredda dei vetri nella cucina, le luci intermittenti dell’albero di natale, ed il penetrante odore delle tante cose buone che si preparano in quel periodo ce li portiamo dentro e lasciano una scia, una traccia  di speziati, seducenti e nostalgici aromi.

Un Natale, quello di allora, che era più l’ingenua illusione di Casa Cupiello piuttosto che il realismo e la totale assenza di luoghi comuni di Domenico Rea, in una Napoli che nei luoghi meno frequentati possedeva ancora tratti mediterranei come i giardini di arance e di limoni che si inerpicavano fino al magnifico presepe Cuciniello, nel museo di San Martino. La vera bellezza non era nel mangiare, ma nella magia racchiusa nella preparazione e nello stare insieme. La festa regalava comunione, perdono e alimentava quel senso di appartenenza ad una civiltà orgogliosa della sua storia e delle sue tradizioni.

A Natale, il vero clou della festa era la tavola imbandita. Ed era veramente Natale quando sulla tavola compariva “quel” piatto. Quel trionfo di profumi che cucinavano le donne nei natali dell’infanzia, quello stesso sapore che si tenta disperatamente di riprodurre ogni anno. Perché per sentirsi  legati alle proprie tradizioni e radici, al sentimento familiare e alla condivisione dei ricordi più cari, niente è meglio delle tradizioni culinarie.

Napoli possiede le sue tradizioni anche in campo di dolci, specie a Natale. E dal primo Natale della propria infanzia che si ricordi, i dolci rinnovano il sapore dell’eterno ritorno – «tutto va, tutto torna indietro; eternamente ruota la ruota dell’essere. Tutto muove, tutto torna a fiorire, eternamente corre l’anno dell’essere…» (Nietzsche, Così parlò Zaratustra) – di quelle piccole certezze gastronomiche che restano immutate nel tempo e ci consolano. E in casa devono assolutamente esserci, bisogna assaggiarli… Almeno per devozione!

In ogni casa napoletana che si rispetti, nei lunghi giorni di festa, una guantiera di dolci natalizi non manca mai. Le pasticcerie offrono ormai dolci tipici tutto l’anno, e se molti vengono ormai acquistati, alcuni (come gli struffoli) si fanno spesso ancora in casa, seguendo rituali collaudati. Ricordando qualche peculiarità dei nostri natali, ci cimentiamo a casa a replicare la vita delle Tradizioni Natalizie che abbiamo ricevuto come essenza del nostro passato e dunque bagaglio imprescindibile del nostro presente.

Ecco allora una raccolta delle più antiche (e alcune sperimentate personalmente) versioni delle ricette per la preparazione di questi ricordi.

Il granitico Roccocò, forse dal francese rocaille (conchiglia, guscio), per via della forma simile a una conchiglia arrotondata, è il più duro dei dolci napoletani, si prepara con mandorle o nocciole, farina, zucchero, canditi e spezie, e si “spugna” (ammorbidisce) con vino o spumante. Qui la ricetta http://www.napolike.it/ricetta-roccoco.

Per gli Strùffoli ogni famiglia ha la sua ricetta, meglio se proveniente da una zia suora, e per ogni cuoca i suoi sono i migliori! Si tratta di piccolissime palline a base di farina, uova e burro, fritte, poi ricoperte di miele e decorate con canditi, diavulilli (confettini colorati), cannellini (confettini alla cannella). http://www.struffoli.it/ricetta.htm

I Mustacciuoli sono rombi fatti di pasta morbida al sapore di miele e frutta candita oppure marmellata di mele cotogne, ricoperti da glassa al cioccolato. Alcune ricerche fanno risalire il nome al mosto: già nel De Agricoltura di Catone si parla dei “mustacei”, dolci a base di farina, mosto, anice, cumino, grasso, alloro. http://www.francescapace.ifood.it/2016/12/mostaccioli-napoletani.html

I Susamielli, dalla caratteristica forma a S, si preparano con farina, zucchero, mandorle, miele, cannella, pepe e noce moscata. Potrebbero essere una versione delle focacce rituali preparate nell’antichità in onore di Demetra e Core, le grandi divinità dei Misteri Eleusini: queste fatte con  sesamo e miele (sesamon e mel) e portate in omaggio al grande santuario. Curiosità: in un documento ufficiale del Regno di Napoli del 1509 è riportata la proibizione di fare taralli e susamielli: a causa della carestia, la farina doveva essere utilizzata solo per fare il pane. http://www.leitv.it/cucina/ricette/susamielli-napoletani-ricetta-originale/

I più eleganti Raffiuoli sono dolci dalla forma ovale a base di pan di Spagna ricoperti di glassa bianca o marmellata di albicocche, ma ne esistono versioni simili a cassatine, farciti con ricotta, scorza di cedro candita, cioccolato e pistacchi. http://www.angiecafiero.it/2011/12/08/raffioli-o-raffiuolo-napoletani/

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