Pubblicato il: 19 dicembre 2017 alle 10:00 am

Le ultime scoperte riscrivono la storia delle migrazioni umane Con i progressi tecnologici, equipe di ricerche multidisciplinari stanno ridisegnando la nostra comprensione di quando e come gli umani hanno lasciato l'Africa e chi hanno incontrato lungo la strada

di Teresa Terracciano.

Monaco di Baviera, 19 Dicembre 2017 – La maggior parte delle persone ha ormai familiarità con il tradizionale modello “Out of Africa”: gli umani moderni si sono evoluti in Africa, emigrando verso l’Asia e avrebbero raggiunto l’Australia in un’unica ondata circa 60.000 anni fa. Tuttavia, i progressi tecnologici nell’analisi del DNA e altre tecniche di identificazione dei fossili, nonché ricerche multidisciplinari, stanno rivedendo questa storia. Recenti scoperte mostrano che gli umani hanno lasciato l’Africa più volte prima di 60.000 anni fa e che si sono incrociati con altri ominidi in molte località in tutta l’Eurasia.

Le ultime ricerche sulle dispersioni dei primi umani moderni dall’Africa all’Asia da parte di ricercatori del Max Planck Institute per la Scienza della Storia Umana e dell’Università delle Hawaii a Manoa, confermano che la visione tradizionale di una singola migrazione di esseri umani moderni fisicamente fuori dall’Africa circa 60.000 anni fa non può più essere vista come la storia completa. L’analisi, pubblicata su Science, esamina nuove scoperte riportate dall’Asia negli ultimi dieci anni rese possibili dai progressi tecnologici e dalle collaborazioni interdisciplinari, e mostra che l’Homo sapiens raggiunse parti distanti del continente asiatico, spingendosi verso il continente oceanico molto prima di quanto si pensasse. Inoltre, la prova che gli umani moderni si siano incrociati con altri ominidi già presenti in Asia, come Neanderthal e Homo di Denisova, complica ulteriormente la storia evolutiva della nostra specie.

Gli autori hanno raccolto i risultati di numerosi studi recenti e mentre un tempo gli scienziati pensavano che gli esseri umani abbiano lasciato l’Africa per la prima volta in una singola ondata migratoria circa 60.000 anni fa, studi recenti hanno identificato fossili umani moderni in aree lontane dell’Asia che sono potenzialmente molto più antichi. Ad esempio, i resti di H. sapiens sono stati trovati in diversi siti nella Cina meridionale e centrale che sono stati datati tra 70.000 e 120.000 anni fa. Ulteriori reperti indicano che gli umani moderni hanno raggiunto il Sud-est asiatico e l’Australia prima di 60.000 anni fa.

Tuttavia, gli studi recenti confermano che tutte le popolazioni non africane attuali si sono ramificate da una sola popolazione ancestrale in Africa circa 60.000 anni fa. Ciò potrebbe indicare che avvennero dispersioni multiple e minori di umani fuori dall’Africa a partire da 120.000 anni fa, seguiti da una dispersione maggiore 60.000 anni fa. Mentre la recente migrazione ha contribuito alla maggior parte della composizione genetica dei non-africani attuali, le dispersioni precedenti sono ancora evidenti.

«Le migrazioni iniziali dall’Africa prima di 60.000 anni fa erano probabilmente da parte di piccoli gruppi di “foraggieri”, e almeno alcune di queste prime dispersioni hanno lasciato qualche traccia genetica nelle moderne popolazioni umane. Un successivo, importante evento “Out of Africa” si è verificato più probabilmente circa 60.000 anni fa o successivamente», spiega Michael Petraglia del Max Planck Institute for the Science of Human History.

La recente ricerca genetica ha risolto anche la questione se gli esseri umani moderni si unissero o meno ad altri antichi ominidi, cosa che sicuramente fecero. Gli umani moderni si sono incrociati non solo con i Neanderthal, ma anche con i nostri parenti recentemente scoperti, l’Homo di Denisova, nonché con una popolazione attualmente non identificata di ominidi pre-moderni. Una stima è che tutti i non-africani di oggi hanno un’eredità di Neanderthal 1-4%, mentre un altro gruppo di ricerca ha stimato che i melanesiani moderni hanno una media del 5% di patrimonio appartenente a l’Homo di Denisova. Oggi è chiaro che i vari generi Homo si siano incrociati nel tempo e nello spazio in Asia e, certamente, hanno avuto molti casi di interazione.

La crescente evidenza di interazioni suggerisce che anche la diffusione della cultura materiale sia più complicata di quanto si pensasse in precedenza. «In effetti, ciò che stiamo osservando nei registri comportamentali è che la diffusione dei cosiddetti comportamenti umani moderni non si è verificata in un semplice processo nel tempo da ovest a est. Piuttosto, la variazione ecologica deve essere considerata insieme con la variazione comportamentale tra le diverse popolazioni di ominidi presenti in Asia durante il tardo Pleistocene» spiega Christopher Bae dell’Università delle Hawaii (Manoa).

Alla luce di queste nuove scoperte, la nostra comprensione dei movimenti umani attraverso il Vecchio Mondo è diventata molto più complessa e ci sono ancora molte domande lasciate aperte, ma negli ultimi decenni c’è stato un numero crescente di programmi di ricerca multidisciplinare avviati in Asia a riempire le lacune delle documentazioni sull’evoluzione umana. Staremo a vedere.

Fonte per approfondimenti: Christopher J. Bae, Katerina Douka, Michael D. Petraglia. On the origin of modern humans: Asian perspectives. Science, 2017; 358 (6368): eaai9067 DOI: 10.1126/science.aai9067

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