Pubblicato il: 20 dicembre 2017 alle 9:00 am

Nel Triveneto, sette universita’ ed enti di ricerca per una Viticoltura 4.0 Sottoscritto a Pordenone un protocollo per migliorare la sostenibilità della coltivazione della vite

di Aldo Morlando.

Udine, 20 Dicembre 2017 – Proprio in questa settimana si era parlato di una nuova vitalità imprenditoriale nel Triveneto e, nella fattispecie, nel settore bevande alcoliche, del ritorno della storica birra friulana Dormisch (prodotta con orzo autoctono) dopo quello della veneta Itala Pilsen. In Friuli Venezia Giulia, poi, la Giunta regionale ha riconosciuto, con una apposita legge, l’importanza della selezione di lieviti e batteri autoctoni idonei alla fermentazione delle birre regionali per individuare e perfezionare il processo di selezione di microorganismi che arricchirebbero la produzione di birra artigianale. Un nuovo ciclo, insomma, che coinvolge anche il settore del vino. In modo particolare con l’accordo sottoscritto dalle Università degli studi di Padova, Verona e Udine, la Libera Università di Bolzano, l’IGA Udine, la Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige e il CREA Viticoltura ed Enologia di Conegliano che rilancia il rinnovo della piattaforma varietale e del miglioramento delle tecniche di coltivazione della vite, con l’obiettivo primario di migliorare la sostenibilità della viticoltura dal punto di vista ambientale, economico e sociale.

Il protocollo, firmato il 14 dicembre scorso a Pordenone, nell’ambito di Expo Rive 2017, il Salone internazionale dedicato alla viticoltura e all’enologia, è preliminare a una raccolta di fondi che vedrà tutti gli stakehoder, pubblici e privati, coinvolti nel finanziamento di un piano di lavoro di durata almeno quinquennale. Con questa firma, le università e gli enti di ricerca sulla vite e sul vino del Triveneto hanno dichiarato il loro comune impegno verso lo sviluppo di un progetto di ricerca dal titolo “Viticoltura 4.0”.

Le 7 istituzioni rappresentano eccellenze a livello nazionale ed internazionale che hanno già dato importanti contributi nella ricerca in viticoltura che si sono anche già tradotti in applicazioni con un notevole impatto sul settore vitivinicolo del Triveneto e nazionale. Dieci anni dopo l’importante risultato ottenuto dalla ricerca italiana con il sequenziamento del genoma della vite, che ha visto protagonisti i “magnifici 7” della ricerca, questo accordo rappresenta un’altra pietra miliare su cui costruire il futuro della viticoltura. Lavorare da ora in poi congiuntamente su questi temi di ricerca consentirà di mettere a fattor comune risorse intellettuali e strumentali e grazie a ciò accelerare il processo di trasferimento dei risultati della ricerca dai laboratori ai vigneti con benefici per i viticoltori, per i consumatori e per l’ambiente.

Si tratta, in definitiva, di un altro passo in avanti della viticoltura del nord est, alla quale guardano con attenzione altre zone vitate del Paese, non sempre riuscendo a tenere il passo. Il riferimento, naturalmente, è soprattutto al Sud, dove la eccezionale qualità del prodotto non viene sostenuta da adeguate progettualità, né pubbliche né tantomeno da parte dei privati.

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