Pubblicato il: 21 dicembre 2017 alle 10:00 am

La Giustizia minorile? In Italia funziona. Presentato il 4° Rapporto di Antigone sugli Istituti di pena per minorenni Tuttavia il dato negativo non cambia. La maggioranza della popolazione carceraria è formata sempre dalle stesse persone: gli stranieri e i ragazzi più marginali del sud Italia

di Giuseppe Picciano.

Roma, 21 Dicembre 2017 – La giustizia minorile italiana è un sistema che funziona e del quale bisogna essere fieri in Europa. Riesce realmente a relegare il carcere a numeri minimi. Tuttavia, in questi numeri ci sono sempre le stesse persone: gli stranieri, i ragazzi più marginali del sud Italia, tutti coloro per i quali la fragilità sociale e l’assenza di legami sul territorio rende difficile trovare percorsi alternativi alla detenzione.

Sono i dati salienti che emergono da «Guardiamo Oltre», il 4° Rapporto di Antigone sugli Istituti di pena per minorenni (IPM) presentato a Roma.

In particolare dal Rapporto emerge che al 15 novembre 2017 i presenti nei sedici Istituti penali per minorenni d’Italia sono 452 (da pochi giorni ha riaperto il diciassettesimo a Firenze). I minorenni sono il 42%, i maggiorenni il 58%. Le ragazze sono 34 (pari all’8%) mentre gli stranieri sono in totale 200 e rappresentano il 44% della popolazione detenuta. Il 48,2% di chi è attualmente detenuto in un Ipm è in custodia cautelare. E a esserlo sono soprattutto i minorenni. Tra loro l’81,6% non ha ancora una condanna definitiva. Inoltre gli stranieri in custodia cautelare sono più degli italiani, rappresentando il 53,5% del totale. Negli ultimi anni si è assistito a una crescita dell’istituto della messa alla prova. Dai 778 provvedimenti del 1992 si è arrivati ai 3.757 casi del 2016. Una crescita di quasi cinque volte che avrebbe dovuto comportare una crescita corrispondente del personale di giustizia e dei servizi sociali, cosa non accaduta.

«Nonostante questo quadro – dichiara Susanna Marietti, responsabile dell’Osservatorio minori di Antigone – possiamo fare di più e di meglio e, dunque, guardare oltre. Possiamo cancellare ogni forma di selezione sociale nella giustizia minorile e spingere ovunque quella capacità di attenzione alle problematiche del singolo che gli operatori hanno sempre dimostrato».

«La speranza – aggiunge Alessio Scandurra, altro curatore del rapporto insieme a Susanna Marietti – è quella che finalmente si scriva un ordinamento penitenziario organico specifico per i minori detenuti, nuove regole che mettano al centro in maniera radicale un progetto educativo e non repressivo e l’apertura al territorio. I ragazzi in carcere non possono essere gestiti con le stesse regole degli adulti».

Ecco in sintesi cifre e dati del rapporto di Antigone.

I numeri degli Ipm. Al 15 novembre 2017 i presenti nei sedici Istituti penali per Minorenni in Italia sono 452. I minorenni sono il 42%, i maggiorenni il 58%. Le ragazze sono 34 (pari all’8%) mentre gli stranieri sono in totale 200 e rappresentano il 44% della popolazione detenuta.

Il carcere come extrema ratio. Le presenze negli Ipm ormai dalla metà degli anni ‘80 si aggirano attorno alle 500 unità. Negli ultimi anni, tra gli adulti, per ogni 100 segnalati dall’autorità giudiziaria, c’erano circa 25 condannati ed entravano in carcere circa 7 detenuti. Tra i minori, per ogni 100 segnalati dall’autorità giudiziaria, c’erano meno di 10 condannati ed entravano in IPM meno di 4 ragazzi.

Età. In media i giovani adulti, che oggi possono restare in Ipm fino al compimento del venticinquesimo anno di età, sono il 58% dei presenti. La media è più alta per gli italiani, che sono il 65%, e più bassa per gli stranieri, solo il 50%, e ancora più bassa per le femmine, che sono invece in prevalenza (59%) minorenni.

Posizione giuridica. È in custodia cautelare il 48,2% dei ragazzi, ma il dato cambia molto se si guarda all’età. Tra i minorenni quelli in custodia cautelare sono l’81,6%, tra i giovani adulti solo il 24,0%. Il dato cambia anche in base alla nazionalità: i ragazzi in custodia cautelare sono minoranza tra gli italiani (44,0%) e maggioranza tra gli stranieri (53,5%).

Reati. Tra i ragazzi entrati in Ipm nel corso dell’anno sono assolutamente prevalenti i reati contro il patrimonio, il 59% del totale, e addirittura il 67% tra i ragazzi stranieri. I contro la persona sono una minoranza (17%), ancor più tra gli stranieri (15%).

Provenienza. Campania e Sicilia sono le regioni di provenienza di ben oltre la metà dei ragazzi italiani detenuti in Ipm. Circa il 10% viene dalla Lombardia, pochi meno dal Lazio. Dalla Puglia l’8 novembre veniva il 4,4% dei ragazzi italiani, dalla Calabria il 3,6%.

Giovani genitori. Nonostante la giovane età, tra i 1.207 ragazzi passati per gli Ipm nel 2017, ben 49, il 4,1%, era genitore di almeno un figlio. Sempre nel corso dell’anno ben 10 ragazze sono state detenute con il proprio bambino.

Minori stranieri. Secondo gli ultimi dati statistici gli stranieri rappresentano il 52% degli ingressi nei Centri di prima accoglienza, il 39% dei collocamenti in Comunità, il 48% degli ingressi in IPM, il 44% delle presenze statiche in IPM e solo il 26% dell’utenza degli Uffici di servizio sociale per i minorenni. Gli stranieri in percentuale vengono maggiormente sottoposti a misura cautelare detentiva: rappresentano il 45% di coloro sottoposti a prescrizioni, il 43% di coloro cui viene prescritta la permanenza in casa, il 49% dicoloro per cui viene disposto il collocamento in comunità, ma il 55% di coloro che vengono sottoposti alla misura della custodia cautelare in carcere.

Eventi tragici e critici. I dati evidenziano come, nonostante alcuni episodi accaduti al Ferrante Aporti di Torino, negli Ipm ci sia una situazione tranquilla, anche più tranquilla rispetto al 2016. Non c’è giustificazione alle richieste di chi, sulla base di singoli eventi, chieda misure repressive o una maggiore chiusura degli spazi di vita interni. Negli ultimi due anni non ci sono stati suicidi. Tra il 2016 e il 2017 (i dati del 2017 sono aggiornati all’8 novembre) vi è stata una diminuzione dei tentati suicidi: dai 45 del 2016 ai 19 del 2017. L’ultimo suicidio fortunatamente risale a otto anni fa ossia il 17 novembre 2009 nell’Ipm di Firenze. I comportamenti dei ragazzi classificati come violenti sono anch’essi visibilmente calati: 183 nel 2016 contro gli 88 finora nel 2017. Scendono anche i numeri riguardanti l’autolesionismo: dai 98 episodi del 2016 agli 80 del 2017. Il numero delle infrazioni disciplinari è anch’esso sceso da 887 nel 2016 a 713 nel 2017.

La messa alla prova. L’istituto della sospensione del processo e della relativa messa alla prova ha costituito una delle innovazioni giuridiche e culturali che più hanno caratterizzato in senso non repressivo la giustizia minorile. Tra il 1992 e il 2016 l’andamento nella concessione delle misure è sempre, più o meno, stato crescente, passando dai 788 provvedimenti di sospensione del processo per messa alla prova nel 1992 fino ai 3.757 casi del 2016. Una crescita di quasi cinque volte che avrebbe dovuto comportare una crescita corrispondente del personale di giustizia e dei servizi sociali, cosa non accaduta. Nel decennio intercorrente tra il 1992 e il 2002 l’istituto della sospensione del procedimento con relativa messa alla prova è cresciuto al diminuire del numero dei ragazzi denunciati. L’esito positivo finale della misura ha superato la percentuale dell’80% più o meno tutti gli anni, salvo rare eccezioni. E’ stata dell’80,9% nel 2016.

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