Pubblicato il: 24 dicembre 2017 alle 9:00 am

Whatsapp, ovvero il tempo dei rapporti personali “immateriali” La rivoluzione digitale ha facilitato la vita, ma allontanato gli uomini. Non sarebbe meglio un «come va» tornando alla stretta di mano?

di Giosuè Battaglia.

Roma, 24 Dicembre 2017 – Viviamo un progresso che cresce vertiginosamente giorno per giorno e al quale i meno giovani non riescono a tener testa. Si dice che i nascituri sono figli del computer, ma ormai questa definizione è superata perché tutto il mondo virtuale e continuamente in aggiornamento. Tutto ciò è difficile da comprendere per chi ha superato gli anni della gioventù e risulta ancora più critico, per chi si avvicina alla mezza età, vuoi per la conduzione di vita, vuoi per le varie problematiche che ci avvinghiano in un mondo in continua evoluzione, per cui solo chi si dedica al mondo virtuale, a vario titolo, è costretto ad aggiornarsi. Per una buona parte della popolazione, il mondo virtuale è un mondo a sé stante per la poca disponibilità ad accettarlo, a causa della predisposizione a una certa mentalità, che si acquisisce solo stando al passo coi tempi.

Molte cose sono cambiate, come lo stile di vita che ci porta comunque ad avere contatti virtuali, a partire dal semplice cellulare diventato un computer il miniatura e al quale molti non si adattano. Insomma, oggi tutto passa per questa applicazione di messaggistica: rapporti interpersonali, rapporti di commercio, situazioni economiche, cioè tutto il vivere umano è marcato al ritmo di questa “diavoleria” perché tutto deve avvenire in modo subitaneo, in tempo reale, veloce. La nostra vita privata è stata invasa dalla rapidità, che ha cambiato tutte le nostre abitudini e di conseguenza ciò ha dato una certa crisi al nostro stile d vita. Basta guardare trasmissioni di qualche decennio fa, per rendersi conto della differenza tra lo stile di vita di allora, fatto innanzitutto di certezze e di programmazione, e questo che ci viene imposto oggi dai veloci mass media. Con questi “aggeggi” siamo apparentemente più vicini perché si può intervenire più velocemente in un discorso, apprendere una notizia, ma tutto questo manca del contatto umano, quello che viene trasmesso dalla persona attraverso una stretta di mano, una tonalità del timbro di voce in modo da cogliere ogni segnale che si può recepire dall’interlocutore.

Per questo, il pensiero va ai sentimenti d’amore trasmessi da personaggi femminili del mondo poetico come l’amore di Panfilo per Fiammetta (Decamerone) o di Dante per Beatrice (Vita Nova), dove veramente l’amante era preso da un sentimento trasmesso attraverso gli occhi, il portamento, il profumo emanato dall’amata. L’amore veniva vissuto in incognito ed espresso attraverso gli occhi, molte volte non conoscendo nemmeno il nome della desiderata. Ora con whatsapp si conoscono tutti e si può scrutare attraverso il profilo o la messaggistica, il pensiero di tutti e le varie abitudini di ognuno, ma manca sempre il contatto umano, unico elemento che porta a evitare le incertezze. Insomma, in definitiva, visto che il nome whatsapp deriva dall’unione dell’espressione inglese What’s up, che significa «Come va?», e App, ovvero applicazione, viene da chiedersi: non sarebbe meglio un’applicazione del «Come va?» attraverso una stretta di mano?

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