Pubblicato il: 26 dicembre 2017 alle 11:00 am

A Milano Malpensa in mostra ‘Gli Insubri, primi Celti d’Italia’ Nella stazione ferroviaria del Terminal 2 esposti i reperti archeologici venuti alla luce durante gli scavi per il collegamento ferroviario T1-T2

di Pierluca Mandelli.

Milano, 26 dicembre 2017 – Gli Insubri furono una popolazione celtica, originaria della Gallia transalpina che si stanziò nell’Italia settentrionale, tra il Ticino e il Lago di Como, sullo scorcio del 5° sec. a.C. Il loro centro principale fu Mediolanum (Milano). Dagli Insubri prende nome di Insubria la regione comprendente il Canton Ticino meridionale, le vallate meridionali dei Grigioni e le rive dei laghi dell’Italia settentrionale, fino al Garda. Proprio presso il Ticino, in località Golasecca, agli inizi del XIX secolo, l’abate Giovanni Battista Giani effettuò i primi ritrovamenti (circa cinquanta tombe con ceramiche e oggetti metallici) che fecero parlare di una “Cultura di Golasecca”.

Più di recente, durante gli scavi per la realizzazione del collegamento ferroviario tra i due terminal di Malpensa, sono venuti alla luce altri numerosi reperti, dei quali un’ampia selezione è stata messa in mostra, in maniera permanente, alla stazione ferroviaria del Terminal 2 dell’aeroporto internazionale.

Inaugurata poco prima di Natale, l’esposizione “La Civiltà di Golasecca – Gli Insubri, primi Celti d’Italia”, frutto di un accordo tra il Segretariato Regionale del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, Regione Lombardia, Gruppo FNM e SEA, raccoglie 77 tra oggetti e strutture originali, accompagnati da apparati multimediali che illustrano le origini degli Insubri, primi Celti d’Italia cui si devono, nel corso della successiva età del Ferro, sia lo sviluppo di una rete di contatti commerciali tra il Mediterraneo e l’Europa centrale sia la fondazione di importanti città lombarde a partire da Milano. L’allestimento è stato finanziato da Regione Lombardia.

Complessivamente, durante i lavori per la realizzazione del collegamento ferroviario tra i due terminal di Malpensa, inaugurato a dicembre 2016, erano state rinvenute 81 sepolture con corredo ceramico e bronzeo. Le tombe, scavate nella nuda terra, contenevano al loro interno il cinerario – un vaso in ceramica con i resti cremati del defunto – con un corredo di armille (braccialetti), fibule (spille) e anelli. Si tratta di oltre 300 reperti tutti inventariati, catalogati e restaurati, grazie anche al contributo di FERROVIENORD.

“La Civiltà di Golasecca – Gli Insubri, primi Celti d’Italia” rappresenta una inedita e grande vetrina espositiva, un elemento di sorpresa e di grande suggestione visiva in un luogo particolare come la stazione ferroviaria del terminal di un aeroporto internazionale. La mostra permette da una parte di valorizzare i reperti a brevissima distanza da dove sono stati scoperti, dall’altra di renderli visibili a centinaia di migliaia di persone 365 giorni all’anno e 24 ore su 24.

Il progetto, pensato e realizzato in connessione con la rete dei musei e delle aree archeologiche lombarde, si compone di diversi elementi. Tra i quali un grande pannello introduttivo che riporta informazioni sui contenuti dell’allestimento, il colophon, i testi e le grafiche che delineano la storia della Civiltà, le fasi del ritrovamento e il percorso introduttivo e narrativo dell’esposizione; una parete espositiva, all’interno della quale sono collocate le strutture (teche) per la conservazione dei reperti originali; una parete con diorami per la rappresentazione di paesaggi e personaggi storici che conducono il passeggero in un viaggio nel tempo, a partire dal Guerriero della Malpensa, ai personaggi della civiltà di Golasecca fino a giorni nostri; la ricostruzione di due tombe che rappresentano le tipiche sepolture della civiltà di Golasecca; ledwall per la rappresentazione di filmati e immagini che, con grande suggestione, illustrano i lavori di scavo e di restauro.

Andrea Gibelli, presidente di FNM, ha affermato: «E’ l’ultimo atto di una collaborazione virtuosa partita dalla progettazione dell’infrastruttura ferroviaria e della nuova stazione. Il ritrovamento di reperti archeologici può a volte essere considerato un ‘imprevisto’ che ritarda l’inaugurazione delle opere. In questo caso – ha precisato Gibelli – non è stato così: non solo sono stati rispettati i tempi ma il valore storico, costituito dai reperti, che il territorio ha espresso è in mostra a pochi metri da dove è stato ritrovato. Il nostro auspicio è che questo spazio pubblico e di passaggio, che si è aperto alla bellezza, possa creare un effetto ‘sorpresa’ e trasmettere un’emozione».

«In Lombardia abbiamo un patrimonio archeologico immenso – ha aggiunto l’assessore regionale alle Culture, Identità e Autonomie della Lombardia Cristina Cappellini -. C’è ancora molto da fare sulla promozione di questi tesori che vogliamo valorizzare con tanta cura, tanto amore e con strumenti diversi per far crescere la Lombardia come motore culturale. In questo ambito l’archeologia è e sarà un elemento qualificante».

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