Pubblicato il: 27 dicembre 2017 alle 9:00 am

Il riscaldamento globale accelera, la migrazione “climatica” e’ gia’ cominciata Una nuova ricerca prevede che i migranti richiedenti asilo all'Unione Europea saranno quasi triplicati rispetto alla media degli ultimi 15 anni entro il 2100 se le emissioni di carbonio non saranno ridotte

di Teresa Terracciano.

New York, 27 Dicembre 2017 – «L’Europa fa già i conti col numero di rifugiati da ammettere», ha detto l’autore dello studio, Wolfram Schlenker, economista presso la Columbia University’s School of International and Public Affairs (SIPA) e professore presso l’Earth Institute. «I paesi più poveri nelle regioni più calde sono più vulnerabili ai cambiamenti climatici, i nostri risultati evidenziano la misura in cui i paesi sono interconnessi e l’Europa vedrà aumentare il numero di persone disperate in fuga dai loro paesi d’origine» ha aggiunto.

Si è scoperto che più le temperature sulla regione agricola di ciascun paese deviavano da 20 gradi Celsius (68 gradi Fahrenheit) durante la stagione di crescita, più le persone erano propense a cercare rifugio all’estero. Le colture crescono meglio a una temperatura media di 20 gradi C. e quindi, non sorprendentemente, l’aumento delle temperature ha incrementato le domande di asilo in luoghi più caldi, come l’Iraq e il Pakistan, mentre sono in ribasso in luoghi più freddi come la Serbia e il Perù.

La ricerca aggiunge un crescente numero di evidenze su come gli shock meteorologici possono destabilizzare le società, alimentando i conflitti e costringere le persone a fuggire dai loro paesi d’origine. In uno studio su Nature ampiamente citato nel 2011, un team di ricercatori guidati da Solomon Hsiang, allora studente laureato al SIPA, ha collegato i moderni cicli di siccità di El Niño a un aumento delle violenze.

Più recentemente, i ricercatori hanno evidenziato la connessione tra la siccità del Medio Oriente e il conflitto in corso lì. In uno studio del 2015 negli Atti della National Academy of Sciences, un altro team di ricercatori della Columbia ha affermato che la siccità è stata un catalizzatore per la rivolta della Siria nel 2011. La guerra civile che ne è seguita ha finora causato circa 500.000 morti e costretto 5,4 milioni di siriani a fuggire dal paese.

Hsiang, professore di economia all’Università della California, Berkeley, che non è stato coinvolto nella ricerca, ha definito lo studio un “wake-up” incredibilmente importante. «Avremo bisogno di costruire nuove istituzioni e sistemi per gestire questo flusso costante di richiedenti asilo», ha detto. «Come abbiamo visto, dalle recenti esperienze in Europa, ci sono enormi costi, sia per i rifugiati che per i loro ospiti, dobbiamo pianificare in anticipo e prepararci».

La ricerca è stata avviata con la collaborazione dello European Commission’s Joint Research Centre (JRC). «Questi risultati saranno particolarmente importanti per i responsabili politici poiché dimostrano che gli impatti climatici possono andare oltre i confini di un singolo paese, portando forse a flussi migratori più elevati», ha affermato Juan-Carlos Ciscar, esperto senior del JRC’s Economics of Climate Change, Energy and Transport Unit. «Ulteriori ricerche dovrebbero esaminare e diffondere conoscenze sui modi in cui i paesi in via di sviluppo potranno adattare le loro pratiche agricole ai cambiamenti climatici».

Fonte per approfondimenti: Anouch Missirian, Wolfram Schlenker. Asylum applications respond to temperature fluctuations. Science, 2017; 358 (6370): 1610 DOI: 10.1126/science.aao0432

neifatti.it ©