Pubblicato il: 29 dicembre 2017 alle 12:00 pm

Dieci titoli per un anno di letture Gli ultimi giorni dell'anno solitamente sono dedicati ai bilanci. Ne abbiamo redatto uno, molto speciale, fatto di libri

di Arcangela Saverino.

Roma, 29 Dicembre 2017 – Reduci dal responso dei dati Istat sulla lettura, secondo cui i non lettori, in Italia, hanno raggiunto la quota del 57,6%, ovvero 4 milioni in più rispetto al 2010, parlare dei libri che mi hanno tenuto compagnia nel 2017 diventa una “missione”. La missione di promuovere la lettura e l’amore per i libri, gli unici strumenti che ci consentono di raggiungere un determinato grado di conoscenza, di libertà e indipendenza. Di scoprire il valore dell’empatia nei confronti del prossimo e del mondo intero.

Ecco, allora, i dieci libri più belli che ho letto in quest’anno che volge al termine, tra classici e letteratura contemporanea, tra romanzi e saggi, scrittori conosciuti e autori emergenti, italiani e non. Libri che lasciano il segno e hanno in comune il piacere della lettura.

“Stoner” di John Williams

Un sonetto di Skakespeare scuote l’anima del protagonista del romanzo, Stoner,  e gli indica il percorso da intraprendere nella vita, quello dell’ insegnamento universitario, della letteratura inglese e della filosofia.
Apparentemente una storia ordinaria, una come tante, e’ il racconto di un’esistenza trascorsa a cercare la propria identità, a fare i conti con i propri fallimenti e con l’indifferenza alla vita e al fluire delle emozioni. Ma la consapevolezza di se stesso è raggiunta solo in punto di morte: il racconto degli ultimi giorni di vita di Stoner è la parte più bella del libro, in cui  vengono narrati gli struggenti, teneri, poetici e insieme angosciosi momenti che accompagnano l’uomo verso l’inesorabile ultimo momento della propria esistenza.
Un romanzo che spinge a porsi della domande: che cosa dà valore e significato alla nostra vita? Che cosa vuol dire amare?
“Treno di notte per Lisbona” di Pascal Mercier

Lisbona è una città magica, dicono. E Raimond Gregorius, classico insegnante di lingue antiche, erudito, preciso, metodico, abitudinario e, per certi versi, anche noioso, in un giorno di pioggia, lungo il solito percorso per andare a scuola, s’imbatte in una donna portoghese che vuole gettarsi da un ponte.
Questo evento insolito e imprevisto cambierà radicalmente la sua vita: in preda a “sconvolgimenti” si ritrova, quella stessa mattina, in una libreria dove si verifica il secondo evento della giornata che lo condurrà di lì a poco su un treno diretto per Lisbona, ovvero
“l’incontro”, del tutto casuale, con un libro scritto da un carismatico e speciale autore portoghese.
Così parte per la capitale del Portogallo, per una nuova avventura, alla scoperta della vita portoghese e dell’autore del misterioso scritto, che lo porterà a porsi domande importanti per la propria esistenza a cui mai aveva avuto il coraggio di rispondere. È una lettura colta, sottile, profonda.
Il lettore diventa partecipe del senso di inquietudine del protagonista e percorre le strade di Lisbona, in sua compagnia. Un romanzo introspettivo, assolutamente mai banale, da affrontare preparati perché si tratta di una lettura per riflettere.

 

“Esilio dalla Siria” di Shady Hamadi

Ho intervistato di recente Shady Hamadi e parlato del suo libro su un articolo di neifatti.it.  Il suo è il racconto in prima persona di una tragedia che lo tocca negli affetti, nella memoria, nelle radici. La tragedia di un intero popolo, quello siriano, nonché la sua personale tragedia, costretto a vivere in esilio dalla propria terra perché Hamadi è un italiano con sangue siriano, di madre italiana e cattolica e padre siriano e musulmano.
Un vero e proprio manifesto contro l’indifferenza dei Paesi Occidentali che hanno fatto da spettatori e complici della morte di un popolo insorto per chiedere libertà e diritti umani.
È un libro adatto a chi conosce poco la storia più recente della Siria e delle origini della guerra che la sconvolge, a partire dalle rivoluzioni arabe del 2011 che hanno reclamato democrazia e libertà, fino alla violenta e sanguinosa repressione da parte del regime di Assad e alla nascita del movimento terrorista Daesh.
L’autore affida alle pagine del suo libro i pensieri e i sentimenti che lo costringono ad assistere impotente la fine del suo amato popolo.

 

“Benedizione” di Kent Haruf

Ultimo capitolo della “Trilogia della pianura”, il romanzo racconta l’ultima estate di Dad, ormai prossimo alla morte. Per molti aspetti il racconto mi ha ricordato quello di Stoner: anche in questo caso il protagonista fa i conti con i fantasmi del passato, con la vera natura del rimpianto, della vergogna, della dignità e dell’amore. Ricordi e rimpianti lo accompagnano verso la fine della sua esistenza e segnano il ritorno di fantasmi che vanno finalmente affrontati. Haruf dimostra di possedere un’abilità rara a descrivere la vita nella sua complessità, mettendo in luce l’esistenza di un uomo semplice, di uno qualunque, in cui, però, molti si rispecchiano

 

“Sui confini. Europa, un viaggio sulle frontiere”  di  Marco Truzzi

Uno scrittore, Marco Truzzi, e un fotografo, Ivano Di Maria, nel 2013 decidono di dare vita ad progetto che prevede un viaggio lungo i confini europei. Entrambi partono con la convinzione di documentare lo stato di abbandono delle frontiere, ma fanno i conti con una realtà diversa: la realtà di tanti uomini e donne che hanno fatto di quelle frontiere la propria casa, la propria speranza di sfuggire a guerre e bombardamenti, alla povertà.
Il viaggio parte dalle coste africane, dalla città di Melilla : una città a tutti gli effetti spagnola, quindi territorio europeo, in Marocco. Poi attraversa Basilea, Ventimiglia, Calais, Idomeni e, ancora, l’Europa dell’Est, per concludersi con la visita del campo di concentramento di Auschwitz, un luogo considerato l’utero da cui è nata l’idea di Europa unita.
Il saggio-reportage, frutto di questo viaggio durato all’incirca due anni, spinge ad una riflessione sulla profonda crisi che sta attraversando l’ Europa. Quell’Europa solidale nata dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989 che, oggi, fa i conti con le spinte nazionalistiche, separatiste e protezionistiche. Un’Europa su cui aleggia lo spettro del fallimento.

 

“Exit West”  di Mohein Hamid

Un romanzo che affronta un tema attualissimo, quello dell’immigrazione. Saeed e Nadia, due giovani che s’innamorano in una non precisata città del Medioriente, ben presto, sono costretti a fuggire, a causa dello scoppio della guerra civile. La fuga, la migrazione, però, avviene attraverso porte magiche, grazie alle quali i giovani amanti raggiungono Mykonos e, in seguito,  Londra. Le porte magiche diventano una metafora: la metafora del passaggio da un Paese ad un altro in cerca di una speranza, di una vita migliore, sicura e libera. Considero questo libro un piccolo gioiello della letteratura contemporanea perché riesce ad affrontare con delicatezza un tema spinoso come quello dell’immigrazione.


“Borgo Vecchio” di Giosuè Calaciura

In questo caso sono di parte, lo ammetto. Il Borgo Vecchio è uno dei quartieri più difficili di Palermo, la mia Palermo, e chi conosce la città, chi la vive quotidianamente, sa perfettamente quanto sia difficile raccontarla. Ma Calaciura, in questo libro, riesce a descriverla perfettamente, raccontando le sue contraddizioni con parole che sembrano poesia: lo splendore, la magnificenza, la grazia e l’eleganza si abbracciano con la bruttura, l’orrore e lo squallore della città. Tra strade e viuzze si svolge la vita quotidiana di due compagni di scuola Cristofaro, che ogni sera subisce la violenza di una padre ubriaco che non sa come scatenare diversamente la propria disperazione, e Mimmo; della prostituta Carmela con la figlia che non potrà mai sapere chi è il padre; del rapinatore Totò che viene tradito dall’amico. Chi legge, ripercorrere con la propria immaginazione le scene descritte, sente nel profondo le sensazione e le emozioni dei personaggi, annusa i profumi e gli odori che inebriano un intero quartiere.

 

“Gli amori di Frida Kahlo” di Valeria Arnaldi

Anche in questo caso credo di essere di parte perché il mio è un amore incondizionato nei confronti di Frida, una donna forte, ribelle e rivoluzionaria. Si tratta di un saggio che racconta la vita sentimentale della più celebre artista del Novecento.
Quella più importante con Diego Rivera sarà la variabile costante della sua esistenza, le altre innumerevoli relazioni, anche omosessuali, la segneranno nel profondo, ma resteranno solo meteoriti che ne hanno costellato l’esistenza.
Dal suo primo amore giovanile Alejandro Gomez Arias, che la salverà in occasione dell’incidente stradale che ha sconvolto il corpo e lo spirito di Frida, fino alla relazione con Lev Trockij, ospite in Messico con sua moglie durante la sua lunga fuga perché perseguitato dal regime sovietico.
Senza dimenticare la relazione probabile con un’altra grande donna protagonista del Novecento, la fotografa Tina Modotti, e il tradimento di Diego con Cristina, sorella di Frida. Valeria Arnaldi, scrittrice e critica d’arte, riesce a raccontare la Kahlo e la sua vita tormentata, fatta di amori struggenti e passionali e di sofferenze fisiche e dell’anima.

 

“Le stanze dello scirocco” di Cristina Cassar Scalia

Ancora una volta la Trinacria, Palermo. Questa non è solo la storia di un amore difficile e tormentato, ma romantico. È la storia della Sicilia dell’anno ’68, anno in cui
grandi sconvolgimenti culturali hanno scosso. l’intera Italia e la sua società. Di Vittoria, costretta dal padre a trasferirsi da Roma a Montuoro, e della sua vita emancipata, libera e indipendente che mal si adatta con la mentalità patriarcale e maschilista del sud, e del suo amore per Diego Ranieri,
una conoscenza della sua infanzia che all’improvviso le cambia la vita. Ombroso, sfuggente e anche maschilista, Diego nasconde un passato doloroso con cui ancora combatte e che lo rende difficile, scontroso e restio ai sentimenti.
Le stanze dello scirocco sono piccoli capolavori di scavo per ricavare sotto le abitazioni stanze confortevoli per sfuggire alla calura dello Scirocco.

“La ragazza con la Leica” di Helena Janeczek

L’autrice ha il merito di avere trasformato la fotografia in romanzo, raccontando la vita di Gerda Taro, la donna del fotogiornalista Robert Capa, fotografa, attivista politica ebreo- tedesca, in lotta contro il fascismo, che morì a soli 27 anni, schiacciata da un carro armato, mentre si trovava in Spagna per documentare la guerra civile. Gerda verrà ricordata come la prima fotografa caduta in un campo di battaglia. Si tratta di un libro ben scritto, nonostante sia strutturato in flashback che alternano i piani temporali e sdoppiano il flusso degli eventi, che ha una valenza storica grazie alle informazioni, precise e dettagliate, che riporta su un periodo buio della storia.

neifatti.it ©