Pubblicato il: 30 dicembre 2017 alle 12:00 pm

La felicita’ puo’ trovarsi in un libro? Anche in un romanzo, come quello di Caroline Vermalle, possiamo trovare spunti per affrontare al meglio il nuovo anno. Il primo: dedichiamoci a un sogno che ci faccia stare bene

di Caterina Slovak.

Roma, 30 Dicembre 2017 – Siamo ancora in giornate di “obbligata felicità”, questa volta preparando l’arrivo del nuovo anno. Tempo di bilanci, di conti con aspetti irrisolti delle proprie relazioni interpersonali, con situazioni conflittuali celate e mai affrontate, dove non tutti riescono a calibrare i propri bisogni con le pressioni sociali e a entrare in sintonia con il clima imposto, non tutti riescono a essere felici, né più buoni. Il contrasto tra l’ideale perfetto della festa, fatto di gioia e spensieratezza, sollecitato dai ricordi infantili, e la realtà della vita di ogni giorno, caratterizzata anche da preoccupazioni e responsabilità, può rendere tristi e inquieti, tanto più se nutriamo qualche umana speranza: una vita più felice, un lavoro più soddisfacente, un incontro che possa cambiare l’esistenza. Il nuovo anno comincia all’insegna di grandi aspettative, talvolta troppo ottimistiche.

Per evitare stress e tensioni, gli psicologi consigliano di inaugurare il nuovo anno senza farsi abbattere dall’angoscia di realizzare ogni sogno. Il segreto risiederebbe nell’avere desideri “piccoli”, pertanto realizzabili.

E la felicità può trovarsi in un libro? La risposta arriva dal nuovo delizioso romanzo di Caroline Vermalle, La felicità delle piccole cose, che ci fa fare pace col mondo e con noi stessi.

L’autrice è una bella ragazza francese, alta, bionda e dall’aspetto dolce. Una viaggiatrice, amante dell’Impressionismo, del cinema e dell’avventura, dalla vocazione precocissima- a 8 anni scrive il suo primo racconto nello stile di Agatha Christie. A 17 vive già da sola ed ha già partecipato a parecchi cortometraggi. Specializzata in sceneggiature, impara a Londra lo stile dello “storytelling” all’americana. Un primo romanzo a 35 anni, La penultima chance, subito un successo, di seguito altri romanzi, tradotti in sei lingue tra cui Una solitudine di minuscoli tesori e Gli amici del paradiso.

«È iniziato tutto nel giardino di Monet a Giverny. Lo ricordo come se fosse ieri. Era il dicembre del 1979. Da più di trent’anni, ogni sera mi domando come sarebbe stata la mia vita se non fossi entrato in quel giardino». Inizia così il romanzo, ambientato a Parigi, in un inverno nevoso eprofumato. Un uomo sta lentamente rientrando a casa, un elegante appartamento nel quartiere residenziale sull’Île Saint-Louis, piccolo gioiello sulla Senna-l’altra, più celebre, è l’ Île de la Cité, che ospita Notre Dame- dove sembra di tornare indietro nel tempo. L’uomo è Frédéric Solis, affascinante avvocato di successo con la passione per i quadri impressionisti. Egli possiede tutto quello che si può desiderare dalla vita, ma è solo. Quello che gli manca è una famiglia, ma ha timore di crearsene una dopo essere stato abbandonato dal padre molti anni prima. Così vive tra oggetti lussuosi- soprattutto quadri impressionisti- e belle donne. Un giorno è chiamato a ricevere una strana eredità: una serie di misteriosi di misteriosi biglietti e una mappa, quasi una caccia al tesoro. L’avvocato di grido torna bambino e si entusiasma davanti a quel gioco inconsueto. La sua idea è che il premio finale sia un quadro dimenticato di Monet, così si dedica alla decifrazione degli indizi con l’aiuto della giovane assistente Pétronille. Inizia così un viaggio verso il Nord, luoghi, più o meno conosciuti, tra paesaggi incantevoli, storia, cultura e tante sensazioni.

Un viaggio diverso dai soliti, non spiagge tropicali ma terre di immensa ispirazione per pittori come l’amato Monet. Campi innevati, immense distese dai colori meravigliosi e intensi, promontori incredibili, spiagge e scogliere suggestive dove non è difficile immaginare perchè proprio qui gli impressionisti abbiano liberato le loro più profonde emozioni, le sensazioni più delicate o più intense, tra i colori dell’anima e i tratti più significativi che hanno trasferito, poi, nei loro eterni capolavori.  Giverny sarà la tappa decisiva e indimenticabile di questo viaggio.

Le persone che incontra saranno tutte una sorpresa per lui, torneranno a galla ricordi che Frédéric credeva di aver dimenticato, e un tesoro ben più prezioso di qualsiasi ricchezza, L’or des jours qui restent (L’oro dei giorni che restano), il primo titolo del romanzo.

Leggendo sembriamo convincerci facilmente anche noi, poco a poco, che, per raggiungere la felicità, non è necessario accumulare cose perché, in realtà, i beni materiali non sempre soddisfano tutte le nostre complesse necessità di esseri umani. Abbiamo tutti aspirazioni, necessità di base come l’amore, la forza di superare gli ostacoli, la soddisfazione personale, il benessere quotidiano, la tranquillità, l’equilibrio emotivo, la realizzazione dei nostri sogni, il sentirci realizzati… Dimensioni invisibili che non possiamo comprare.

Allora dedichiamoci un sogno che ci fa stare bene, non lusso, non ricchezze, solo benessere. La felicità non è qualcosa che si trova casualmente. Non è nemmeno un’entità momentanea ed effimera. La felicità si costruisce e si trova nelle piccole cose, in quelle più insignificanti. Non c’è nessuna ricetta magica, ma ognuno di noi dovrebbe avere ben chiara la sua personale idea di felicità, “Costruirsi la propria mappa del tesoro” come suggerisce la scrittrice, fatta di cose molto più intime, solo nostre, magari piccole, ma che ci rendono felici.  E voi, avete creato la vostra mappa del tesoro?

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