Pubblicato il: 3 gennaio 2018 alle 10:00 am

Napoli-Juve, la sfida meticcia Nel gioco delle coppie è il momento di Napoli e Juve, punto più punto meno, candidate allo scudetto. Ma basta una partita per rivoluzionare la classifica e gli umori popolari. Intanto, lo “scudettino” d’inverno è andato al Napoli

di Antonio Mango.

Napoli, 3 Gennaio 2018 – Giorni fa era stata l’Inter a rubare la scena della capolista e tutti (tra i quali mi iscrivo) a dire “ma questa è una squadra da scudetto”. Non senza ragione. Con pochi innesti diventerebbe fortissima. La Roma, con una partita da recuperare, è come se già fosse lassù e quatta quatta spera e dispera per l’obiettivo tricolore. Ma al di là dei punti e dell’incerto esito della sfida a quattro (che è una notizia dopo la monarchia bianconera), il vero derby d’Italia o, se si vuole, l’assillo dei napoletani “credenti”, è la Juve. La sconfitta al San Paolo, nel momento del maggior fulgore di Hamsik e soci, è stata come quella del Brasile ai mondiali del luglio ’82, vinti dagli italiani del dogma difesa e contropiede. Batterla, a Torino quando sarà, come ai tempi del numero magico, è il passaporto per lo scudetto e un segno della volontà “divina”. Ma la rivalità è antica. Una lunga sfida geocalcistica dal sapore meticcio.

Quanti juventini sono sparsi per l’Italia, un po’ come i votanti della DC ai tempi delle maggioranze silenziose? Non si vedono, non si sentono, non parlano, ma ci sono e sono tanti. Molti sono meridionali (e campani). In ricordo del campione di turno  (Baggio, Platini, Scirea e via elencando), della facile e gratificante vittoria, che alleggeriva il peso della catena di montaggio, ma soprattutto dell’emigrazione dei meridionali al Nord.

A differenza delle milanesi, che sono il Nord, la Juve è Nord meticcio e nazional popolare, mix di piemontesi nativi ed ex migranti  meridionali (non è così per il Toro purosangue). Assenza di confini, una  guida padronale e paternalistica, tra la famiglia Agnelli e gli operai di fabbrica, dotata all’occorrenza di immunità calcistica.

La lunga sfida tra Napoli e Juve non è mai banale. Due episodi che hanno fatto storia. La magica punizione del Pibe da distanza ravvicinata e impossibile (novembre ’85). “Ma come ha fatto?”, si sta ancora chiedendo Tacconi, all’epoca portiere bianconero. Il cinico gol di Zaza (febbraio 2016) che frega le ambizioni di scudetto degli azzurri. E per gli ex di lusso che fanno male al Napoli quando cambiano casacca lo storico “core ‘ngrato” Altafini che, segnando la rete decisiva della Juve (aprile ’75), condanna i partenopei aspiranti al primato solo al secondo posto. L’ultimo dispiacere fresco fresco dell’ex di turno, è ad opera di Higuain, che segna al San Paolo e vince la partita (dicembre 2017). Sulla falsariga, cambiando parte in scena, è “core spezzato” quello dei napoletani. Alla squadra di Hamsik e Sarri, perciò,  spetta quest’anno di rompere l’incantesimo. Sì, proprio a Torino. Quando sarà. “Co’ core int’o zucchero”.

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