Pubblicato il: 4 gennaio 2018 alle 10:00 am

Scuola-lavoro in Germania: funziona? L’esempio del Dualsystem tedesco si basa su una realtà scolastica (ma anche culturale) diversa da quella italiana. Vediamo con quali effetti

da Berlino, Fritz M. Gerlich.

4 Gennaio 2018 – Chi in Italia lavora nella scuola o ha figli liceali si è accorto che da qualche anno, con l’attuazione della Legge 107/2015, è stata introdotta l’alternanza scuola-lavoro che, negli intenti del legislatore, intende fornire ai giovani, oltre alle conoscenze di base, quelle competenze necessarie a inserirsi nel mercato del lavoro, alternando le ore di studio a ore di formazione in aula e ore trascorse all’interno delle aziende, per garantire loro esperienza “sul campo” e superare il gap “formativo” tra mondo del lavoro e mondo accademico in termini di competenze e preparazione. I ragazzi dovrebbero essere così in grado di imparare concretamente gli strumenti del “mestiere” ed avere un’opportunità di crescita e di inserimento futuro nel mercato del lavoro, mentre per le aziende si tratta di investire strategicamente in capitale umano ma anche di accreditarsi come enti formativi.

Come funziona in Germania? Anticipiamo che uno studente su due viene assunto dall’azienda dove ha lavorato durante gli studi di formazione professionale, grazie al Dualsystem tedesco, espressione ridotta per duales Berufsausbildungssystem, il cosiddetto sistema «duale».

Ma le differenze tra l’innovativa alternanza e il sistema tedesco sono tante: anzitutto, in Germania non esiste la concezione di studio fine a se stesso o separato dalla prassi professionale (come in Italia o anche in Francia), cioè nessuno studente termina un liceo o un tecnico o un professionale senza aver mai messo piede in fabbrica o in azienda. Si è obbligati a confrontarsi fin da subito con il mondo del lavoro (industrie, impresa, terziario). Entriamo nel dettaglio. I liceali tradizionali accedono al mondo del lavoro attraverso la formula del Vocatium, poi successivamente del Praktikum (tirocinio). Il “Vocatium” (dal latino) è una visita dedicata che i nostri studenti effettuano presso Messen , grandi esposizioni commerciali e industriali, ed aziende varie, per verificare dall’interno come funzionano.

Il sistema – che esiste anche in Austria e Svizzera – prevede tre giorni alla settimana di training in azienda e due giorni in aula, dove poi gli studenti teorizzano ed approfondiscono quanto hanno appreso.

Il tirocinio professionale è concordato di volta in volta fra scuola e impresa (banca, fabbrica, officina, Lufthansa; ma anche settore pubblico come tribunali e ministeri) e monitorato dalla scuola: sono proprio gli insegnanti che ispezionano andando a vedere cosa combinano i ragazzi; mentre l’azienda si informa sul rendimento scolastico degli studenti e sull’applicazione del “know-how” appreso in azienda.

Un sistema così configurato assicura una riuscita sinergia fra Stato (scuola pubblica) e impresa (settore privato), non più corpi scollegati ed estranei. In Germania, dunque, lo stato entra nell’impresa – che rispetta – e l’impresa entra nello Stato – che rispetta.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una delle economie più potenti al mondo.

Cosa succede dopo la scuola? Alla fine del corso, in genere tre anni, c’è la Gesellenprüfung (esame di fine apprendistato): superato il quale si lavora, spesso restando nell’azienda di prima, cambia solo il rapporto contrattuale. Ma se si preferisce si può proseguire lo studio e diventare Meister (Master); oppure conseguire la Berufliches Abitur (maturità tecnica), che permette di entrare immediatamente nel mercato del lavoro oppure proseguire gli studi. In terza ipotesi, può scegliere di ottenere un diploma di maggiore specializzazione frequentando un nuovo corso dopo l’esperienza lavorativa.

I buoni risultati di questa formula sono una delle ragioni che porta la Germania ad avere il 7,5 % di disoccupazione giovanile. Generalmente, secondo i dati del governo tedesco, più della metà degli apprendisti viene assunta dall’azienda dove ha svolto la formazione professionale.

Certo, il sistema tedesco è difficile da riprodurre senza profonde riforme del sistema scolastico e del mercato del lavoro.  Il Governo tedesco chiede a tutti gli europei di incentivare e facilitare l’afflusso di giovani stranieri nel mercato del lavoro in Germania, anche grazie ad accordi bilaterali tra i governi, per poter disporre di specialisti ben preparati e riempire i vuoti esistenti anche lì, combattendo così concretamente la disoccupazione giovanile. Esistono ad esempio settori, come quelli della tecnologia elettronica o informatica e quelli della ristorazione e della sanità, in cui le porte della Germania sono aperte e le opportunità elevate. E’ il momento di approfittarne. Anche se, forse, questa nuova emigrazione per i giovani non è una vittoria.

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