Pubblicato il: 5 gennaio 2018 alle 9:10 am

Da Epifania a Befana, cosi’ la vecchietta tanto cara ai bambini ha superato gli ostacoli e le tradizioni del tempo Le origini di questa credenza risalgono agli antichi Romani e alla mitologia germanica, ma per la Chiesa è il giorno in cui i Re Magi appaiono, in greco “epifàino”, al Bambino Gesù

di Caterina Slovak.

Roma, 5 Gennaio 2018 – La festa della Befana rappresenta la conclusione delle festività natalizie, come recita la nota filastrocca “L’Epifania tutte feste porta via!”. Conosciamo tutti il significato che la religione cristiana ha dato alla festività dell’Epifania, ma forse non tutti sappiamo che dietro la volgarizzazione che ha trasformato il termine Epifania in “Befana”, c’è una serie di tradizioni antiche che sono riuscite, faticosamente, a sfidare i millenni ed a giungere fino a noi: nella notte che precede il 6 gennaio, infatti, secondo un’antica usanza che ha resistito all’attacco massificante del consumismo prima e della globalizzazione poi, una vecchietta vestita di stracci, la Befana, vola sui tetti a cavallo di una scopa, portando un grosso sacco pieni di dolci, ma anche di carbone, se i bambini destinatari sono stati cattivi.

Da dove ha origine questa credenza? Alcuni studiosi la collegano agli antichi Romani, che celebravano l’inizio d’anno con feste – le Sigillaria – in onore al dio Giano (e di qui il nome Januarius al primo mese dell’anno) e alla dea Strenia (da dove deriva la parola strenna come sinonimo di regalo): ci si scambiavano auguri e statuette -sigilla- d’argilla, di bronzo e perfino d’oro e d’argento, soprattutto per i bambini. Questa tradizione era così profondamente radicata, che la Chiesa dovette tollerarla e adattarla alla sua dottrina.

C’è anche un’altra credenza. In epoca medioevale il periodo compreso tra il Natale e il 6 gennaio comprendeva dodici notti, di cui quella dell’Epifania era appunto la “Dodicesima notte”: In questa, dopo il solstizio invernale, si celebrava la morte e la rinascita della natura: si credeva che in queste dodici notti (numero che indicava i dodici mesi) una figura femminile volasse sui campi coltivati, per propiziare la fertilità dei futuri raccolti, da cui il mito della figura “volante”. Essa era identificabile di volta in volta in Diana, dea della caccia e della vegetazione, in una divinità minore chiamata Sàtia (dea della sazietà), oppure Abùndia (dea dell’abbondanza). Nel Medioevo Diana e le dee pagane, nonostante la cristianizzazione ormai completata, continuavano ad essere venerate, fino a quando la Chiesa, per cancellarne definitivamente il culto, le etichettò addirittura figlie del demonio e dunque streghe!

La Festa della Dodicesima Notte ispirò tra gli altri William Shakespeare, che scrisse l’omonima commedia. La Befana potrebbe anche essere stata importata dalla mitologia germanica, come ad esempio Holda e Berchta: entrambe, volando su una scopa, portano in sé il bene e il male, sono gentili e benevole, dee della vegetazione e della fertilità, ma nello stesso tempo si dimostrano cattive e spietate contro chi fa del male o è prepotente e violento.

Ma per la chiesa il 6 gennaio è il giorno in cui i Re Magi rendono omaggio al neonato Bambino Gesù, e la parola deriva in realtà dal verbo greco ἐπιφαίνω, epifàino (appaio) o dal sostantivo ἐπιφάνεια, epifàneia (manifestazione, apparizione).

Chi erano i misteriosi Magi? A dire il vero nessuna fonte dice che fossero effettivamente tre, quali i loro veri nomi, né da dove venissero. A Gerusalemme nessuno li conosceva e nessuno li rivedrà dopo l’evento. Nel Nuovo Testamento ne troviamo un accenno solo nel Vangelo di Matteo e vagamente nell’Antico Testamento, esattamente nel libro del profeta Isaia. Matteo non indica i loro nomi e nemmeno il numero tre, ma dice che erano astronomi, o comunque esperti di stelle, che portarono oro, incenso e mirra e che venivano dall’Oriente seguendo una stella. La storia dei re Magi è una leggenda che nasce molto lontano, nell’Oriente ricco di antiche tradizioni, ispirata all’oracolo di Balaam, identificato con Zoroastro, che aveva annunciato che un astro sarebbe spuntato da Giacobbe e uno scettro da Israele. I greci credevano i sacerdoti zoroastriani anche un po’astrologi e indovini, di sicuro erano sciamani legati al culto degli astri e, successivamente, sacerdoti del dio Ahura Mazda, il protettore di tutte le creature.

La più tarda tradizione cristiana li chiamò “re” e ne fissò il numero a tre, forse a causa dei doni che portavano, ma non mancano autori che parlano di due, quattro o sei Magi. Ma il numero tre ha, per la cristianità, una forte valenza simbolica, e per alcuni indicherebbe le tre razze umane, discendenti dai tre figli di Noè, Sem, Cam e Iafet.

Riguardo al nome, la religione cristiana attribuisce ai magi i nomi di Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, ma non tutte le fonti sono concordi. Melchiorre sarebbe il più anziano e il suo nome stesso deriverebbe da Melech, che significa Re. Baldassarre deriverebbe da Balthazar, mitico re babilonese, quasi a suggerire la sua regione di provenienza e Gasparre, per i greci Galgalath, significa signore di Saba. Studiosi di astronomia, i tre, seguendo la lettura del cielo, avevano riconosciuto in Cristo uno dei loro “Saosayansh”, il salvatore universale, diventando così loro stessi, “l’anello di congiunzione” tra la nuova religione nascente, il cristianesimo, e quelle orientali, come il mazdaismo e il buddismo.

La simbologia dei doni dei Re Magi è affascinante: farebbe riferimento alla duplice natura di Gesù, quella umana e quella divina: l’oro perché è il dono riservato ai Re – e Gesù è il Re dei Re-, l’incenso, come testimonianza di adorazione alla sua divinità, perché Gesù è Dio, e la mirra, usata nel culto dei morti, perché Gesù è uomo e, come uomo, mortale.

Se dal momento dell’arrivo alla grotta ne perdiamo le tracce e spariscono dal Vangelo, abbiamo però le loro reliquie, nella cattedrale di Colonia, in Germania.

Il primo a parlare di tombe dei Magi è Marco Polo che, nel Milione, racconta di averle trovate nella leggendaria città di Saba, a sud di Teheran, e di averle visitate intorno al 1270, “in una bella sepoltura, e sonvi ancora tutti interi con barba e co’ capegli: l’uno ebbe nome Beltasar, l’altro Gaspar, lo terzo Melquior”- racconta il Milione.  In realtà, le spoglie dei Re Magi riposano nella cattedrale di Colonia, in Germania, fin dal 1164.

Il viaggio delle leggendarie reliquie fu lungo: furono trovate sul monte Vaus, identificato con il monte Sabalan, nell’attuale Azerbajan, da Sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino, che le portò nella Basilica di Santa Sofia a Costantinopoli (Istanbul) dove rimasero fino al 1204, anno della terribile IV Crociata, quando fu saccheggiata la città. Furono poi trasferite nella basilica di Sant’Eustorgio a Milano. Giovanni di Hildesheim, teologo, professore alla Sorbona e priore di Kassel, nel Liber de trium regum corporibus Coloniam translatis, racconta che Eustorgio, vescovo di Milano, ricevette in dono dall’imperatore Costante a Costantinopoli un grande sarcofago che conteneva, appunto, le reliquie dei Magi. Il sarcofago fu caricato su un carro trainato da buoi che, arrivati a Milano, a un certo punto si fermarono e non vollero proseguire. Eustorgio interpretò tutto questo come la volontà delle reliquie di rimanere in quel punto invece che essere portate nella cattedrale, e fu proprio lì che, intorno all’anno 340, sorse la basilica che porta il nome del santo.

Nel 1162, quando Milano fu saccheggiata da Federico Barbarossa, l’imperatore portò via anche le reliquie, regalate a Rainaldo di Dassel, arcivescovo di Colonia, e poi trasferite nella cattedrale della città tedesca, dove sono ancora custodite nella Dreikönigenschrein, l’Arca dei tre Re Magi, il più grande sarcofago d’Europa, realizzato in argento dorato, alto più di un metro e mezzo, lungo oltre due metri e pesante trecento chili. Alla città di Milano rimase soltanto una medaglia realizzata, secondo la tradizione, con una parte dell’oro donato dai Magi a Gesù Bambino, esposta ogni Epifania nella Cappella dei Magi, situata nel transetto della basilica di Sant’Eustorgio.

Ma i milanesi non si arresero alla perdita dei preziosi resti: nel 1904 l’arcivescovo Ferrari riuscì a farsene restituire una piccola parte: due peroni, una tibia e una vertebra, oggi conservati in un’urna di bronzo nella Cappella dei Magi. Oltre a queste, sempre secondo la tradizione, in Lombardia ci sarebbero anche altre reliquie: tre falangi custodite nella parrocchia di Sant’Ambrogio a Brugherio (Mb) ed esposte, come la medaglia di Milano, il giorno dell’Epifania di ogni anno, dette “degli Umitt” (cioè piccoli uomini, per le ridotte dimensioni del reliquario), sarebbero state donate da Sant’Ambrogio alla sorella Marcellina prima dell’arrivo del Barbarossa.

Questa la tradizione cristiana, ma lo stesso Benedetto XVI, nel suo libro ‘L’infanzia di Gesù’, ribalta l’intera credenza raccontando che probabilmente i Re Magi provenivano da Tharsis, un’antica città stato dell’Iberia, nel sud dell’attuale Spagna, forse la più antica civiltà d’ Occidente.

E anche Umberto Eco, nel suo libro Baudolino, ci spiega qualcosa al riguardo: Bithisarea era re di Godolia e Saba, Melichior re di Nubia e Arabia, e Gataspha, re di Tharsis e diEgriseuta, l’isola della mirra. Un’altra tradizione dice che i Re Magi tornarono a Gerusalemme dopo la crocifissione e lì sarebbero stati martirizzati.

In ogni caso, il duomo di Colonia non era adatto per la sua originaria sobrietà ad ospitare le importanti spoglie. Nel 1248 è posta la prima pietra per la costruzione della nuova cattedrale, intitolata ai Santi Pietro e Maria, terminata circa tre secoli dopo. Lo splendido duomo, inserito dall’Unesco nel patrimonio dell’Umanità e tra i 10 siti più visitati in Europa, ospita il sarcofago, probabilmente il più grande del mondo, che fu sistemato dietro l’altare maggiore, dove si trova tuttora.

Ma tra tutti questi forse e probabilmente, esiste una prova che dimostri che il sarcofago contiene le vere reliquie dei Re Magi? La risposta è ovvia. Chi c’è nel sarcofago di Colonia? Ma questo è un altro discorso.

Non resta che goderci l’ultimo giorno di festa.

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