Pubblicato il: 6 gennaio 2018 alle 8:00 am

Reti ferroviarie, porti e un nuovo ruolo del Cipe: ecco le proposte di Vito Grassi (Unione industriali Napoli) al prossimo Governo Per Vito Grassi, numero due di Palazzo Partanna con delega alle Infrastrutture e alla Portualità, occorre individuare un numero, anche ristretto, di interventi prioritari

di Ennio Tomasini.

Napoli, 6 Gennaio 2017 – Rendere più efficienti e incrementare le interconnessioni tra la rete ferroviaria e i distretti produttivi, i porti, gli interporti, le aree urbane, puntando all’ottimizzazione e alla riduzione dei costi “dell’ultimo miglio”. E ancora: potenziare l’offerta ferroviaria e migliorare il servizio in termini di qualità e tempi di percorrenza, favorendo il trasporto merci su ferro, rispetto a quello su gomma, coerentemente con gli obiettivi di mobilità sostenibile. E infine: per accelerare le opere pubbliche rivedere e circoscrivere il ruolo del Cipe, affidandogli compiti strettamente connaturati alla sua funzione di programmazione e controllo. Vito Grassi, numero due dell’Unione Industriali di Napoli con delega alle Infrastrutture e alla Portualità, dà così il suo contributo alle priorità, con annesse indicazioni operative, che gli industriali italiani porranno a liste e leader in vista del voto del 4 marzo. L’appuntamento clou sarà a Verona, il 16 febbraio, con le Assise generali di Confindustria, volute dal leader di Viale dell’Astronomia Vincenzo Boccia, come grande momento di mobilitazione del sistema industriale da cui deriverà un’agenda economica di medio termine che sarà messa a disposizione dei segretari di partito e di chi si candiderà alla guida del paese. «Occorre individuare un numero, anche ristretto, di interventi prioritari, che possano garantire le condizioni di operatività delle nostre imprese e sui quali concentrare le scarse risorse a nostra disposizione», spiega Grassi.

Da quale priorità bisognerebbe partire?

«Il tema delle infrastrutture rappresenta per il sistema produttivo una variabile strutturale chiave: la presenza di una rete infrastrutturale efficiente incide in maniera positiva sulle performance delle imprese e del sistema nel suo complesso, rendendo quest’ultimo competitivo rispetto ad altri sistemi produttivi territoriali».

E in che modo occorrerebbe intervenire sulle infrastrutture?

«La penisola italiana è attraversata da ben quattro dei corridoi europei multimodali della rete “core” Ten-T. Ma, in quest’ambito, il divario fra le regioni del Centro-Nord e quelle del Sud è rilevante. Occorre pertanto affrontare le numerose carenze infrastrutturali, individuando un numero, anche ristretto, di interventi prioritari, che possano garantire le condizioni di operatività delle nostre imprese e sui quali concentrare le scarse risorse a nostra disposizione. Uno degli obiettivi principali deve essere il rafforzamento dell’integrazione modale e dei collegamenti multimodali con i principali nodi urbani, produttivi e logistici».

Come si raggiunge questo obiettivo?

«In primo luogo vanno efficientate ed incrementate le interconnessioni tra la rete ferroviaria e i distretti produttivi, i porti, gli interporti, le aree urbane, puntando all’ottimizzazione ed alla riduzione dei costi “dell’ultimo miglio. È necessario, inoltre, potenziare l’offerta ferroviaria e migliorare il servizio in termini di qualità e tempi di percorrenza, favorendo il trasporto merci su ferro, rispetto a quello su gomma, coerentemente con gli obiettivi di mobilità sostenibile e nell’ottica di una riduzione dell’incidenza sul costo totale della logistica».

Per Napoli e la Campania quali sono gli interventi prioritari?

«In riferimento a specifici interventi sul territorio, risulta prioritaria la realizzazione di un collegamento tra Porto di Napoli e rete ferroviaria, il completamento delle Linee Metropolitane e la realizzazione della linea AV/AC Napoli-Bari nei tempi e costi previsti. Sarebbe necessario, inoltre, imprimere una forte accelerazione alle opere pubbliche».

In che modo?

«Bisognerebbe agire a monte: va rivisto e circoscritto il ruolo del Cipe, affidandogli compiti strettamente connaturati alla sua funzione di programmazione e controllo, eliminando i passaggi successivi all’approvazione del Documento pluriennale di pianificazione (Dpp) o di altri documenti di pianificazione o programmazione, come i contratti di programma di Anas e Rete Ferroviaria Italiana. Si potrebbe ipotizzare anche di rafforzare l’Istituto dell’accordo bonario in corso d’opera e la sua valorizzazione, che sarebbe possibile attraverso l’introduzione di precisi elementi».

Quali?

«Obbligo di affidarsi all’accordo bonario per dirimere i contenziosi in corso d’opera; tempi certi di costituzione della commissione preposta; tempi certi di formulazione dell’accordo possibile da parte della commissione; individuazione del Rup solo come soggetto attuatore della soluzione emersa e quindi non perseguibile per danni erariali; obbligatorietà da parte dell’appaltatore del rispetto del responso che diventa non più impugnabile a meno di rescissione del contratto».

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