Pubblicato il: 8 gennaio 2018 alle 10:00 am

Davide Santacolomba, la straordinaria storia di un artista sordo che suona il pianoforte Dalle prime melodie «a orecchio, ma senza orecchio» all’ammissione al Conservatorio, il musicista racconta a neifatti.it la sua vita tra le note, fino alla partecipazione al noto programma televisivo

di Arcangela Saverino.

Palermo, 8 Gennaio 2018 – Una testa piena di ricci e un sorriso come il sole che illumina una giornata di pioggia. Davide Santacolomba è un pianista di trent’anni palermitano che, inseguendo il suo sogno con grande passione, determinazione e forza di volontà, ha vinto la sfida più importante della sua vita contro la sordità. L’amore per la musica nasce all’età di otto anni, esattamente quando scopre di avere problemi uditivi. Dopo i primi accertamenti a Palermo, dove gli è stata diagnosticata per la prima volta una forma grave di ipoacusia bilaterale neurosensoriale, una patologia che gli impedisce di sentire i suoni acuti, si reca a Milano dove i medici confermano la diagnosi dei colleghi palermitani. Ma il capoluogo lombardo ha cambiato il suo destino, per sempre. Nella casa di un’amica, che ha ospitato la famiglia Santacolomba, Davide scopre l’amore per il pianoforte, osservando da vicino, per la prima volta, lo strumento che, da lì a poco, avrebbe rivoluzionato la sua vita. Ascolta la melodia di Fra Martino Campanaro e subito dopo si precipita sulla tastiera per riprodurre la stessa melodia, «ad orecchio, ma senza orecchio», lasciando a bocca aperta i genitori che si accorgono della vocazione del figlio alla musica.

Lo studio vero e proprio e il percorso formativo iniziano a tredici anni, con la prima insegnante Paola Sciotto, che lo ha aiutato ad entrare in Conservatorio. Qui non sono mancati i momenti di sconforto. Davide, infatti, ha dovuto lottare contro lo scetticismo di un insegnante che sosteneva che la sua sordità non gli avrebbe mai consentito di intraprendere la carriera professionale di pianista, che non credeva in lui, spingendolo a smettere di suonare. Ma la sua caparbietà ha avuto la meglio, ottenendo la promozione al secondo anno. «Nessun insegnante voleva farmi da guida» racconta a neifatti.it, «poi ho conosciuto Giovanna De Gregorio che decise di seguirmi nel mio percorso da musicista. Non è stato facile, ma a lei devo tantissimo perché ha mostrato nei miei confronti molta umanità e sensibilità, nella musica, ma anche nella vita. Grazie a lei mi sono diplomato con il massimo dei voti e la lode, ma, ci tengo a precisarlo, mai nessuno mi ha regalato qualcosa». Al nono anno di Conservatorio conosce un’insegnante ucraina, Anna Kravtchenko, una pianista di fama internazionale, che Davide riesce a commuovere facendo volteggiare le sue dita sui tasti bianchi e neri con la stessa delicatezza ed eleganza delle ballerine di danza classica che piroettano sulle punte. Quindi, dopo il diploma, segue la nuova insegnante presso il Conservatorio di Lugano per continuare a studiare. Tra i cento partecipanti all’esame di ammissione per un solo posto all’interno della classe, Anna Kravtchenko sceglie proprio Davide che nel frattempo frequenta anche un master per l’abilitazione alla didattica musicale, un titolo fondamentale per l’insegnamento. «In questo periodo continuo a studiare con Anna e frequento un nuovo master per incrementare le mie doti artistiche, tecniche e musicali. Lei è l’artista più incredibile che abbia conosciuto nella mia vita». Pur di studiare, Davide si è inventato una tecnica di apprendimento: «La musica è anche logica». Comincia a cantare: «Do-re-mi-fa-sol… Senti? È un crescendo per cui le note più alte posso immaginarle ragionando. Poi per imparare i brani li eseguo prima nel registro grave e poi li trasferisco in quello acuto. Ovviamente è stato più faticoso, ma l’alternativa era smettere di suonare. Un processo di trasposizione folle e non scontato che richiede tantissime ore di studio, nonché molta immaginazione e memoria. Se si ripete un gesto milioni di volte, prima o poi si memorizza e, quindi, le tue mani sapranno esattamente cosa fare anche se non senti. Percepire il tocco, il tasto sotto le dita, questo mi consente di suonare».

Non è tutto. Davide, quest’anno, ha partecipato al programma televisivo Tu si que vales, conquistando la finale e il terzo posto. «E’ stata un’esperienza incredibile, un’emozione indescrivibile. Dopo la mia partecipazione alla prima puntata, ho scoperto che il video della mia esibizione ha iniziato a girare in maniera virale e molte persone mi hanno scritto, riempiendomi di orgoglio, di forza e di sicurezza. Non mi aspettavo di piacere così tanto». Durante la trasmissione, Davide ha anche parlato dell’intervento di impianto cocleare all’orecchio destro a cui si è sottoposto qualche anno fa, che ha progressivamente migliorato le sue condizioni di vita. La comunicazione verbale, infatti, è notevolmente migliorata, come la percezione della musica. Adesso riesce a suonare anche in ensemble da camera, seguendo il suono di un violino o di altri strumenti. Ha scoperto “la bellezza nella complicità di un sussurro, il pigolio degli uccelli, la compagnia delle rane dentro una gabbia o delle cicale su albero, o ancora dei gabbiani nei luoghi portuali, il fruscio di una foglia trasportata dal vento o il rumore che questa fa se calpestata e capire che è giunto l’autunno, riconoscere i propri cari dal rumore dei passi o i cani dal loro abbaiato. Tutti suoni completamente nuovi, compagnie completamente nuove”. Quando gli chiediamo che importanza ha la musica nella sua vita, la sua risposta lascia trasparire la sua forza d’animo «Il pianoforte e la musica rappresentano il porto sicuro in cui rifugiarmi, ma anche uno strumento per comunicare con il mondo. Quando ero piccolo, incosciente, utilizzavo la musica per difendermi dalla sordità ed affrontare le mie insicurezze, per esprimere la mia anima e tutto ciò che sono. A tredici anni è difficile capire il motivo profondo che può spingere a suonare il pianoforte». Ma Davide non ha avuto paura ed ha accettato la sfida che la vita gli ha lanciato e, se nella realtà di tutti i giorni è stato difficile interagire con il mondo circostante e inserirsi nella società, attraverso la musica è riuscito ad arrivare all’anima degli altri, a comunicare e a farsi apprezzare per il suo talento. Nella musica ha trovato la sicurezza.

Questo straordinario pianista custodisce due sogni, fare il concertista in giro per il mondo e trovare l’amore «La musica è amore, è emozione. E se non riesco a trovare un riscontro nella vita di tutti i giorni, diventa difficile. Spero di trovare l’amore al più presto». Nel frattempo, a chi, come lui, ha problemi uditivi o di altre natura e li considera insormontabili, dà un consiglio «Se credete di potercela fare, anche se dovesse esserci solo una piccola speranza, cercate con tutte le vostre forze di spalancare le porte e cacciare via gli ostacoli, andando oltre il vostro problema. Non esistono limiti se si vuol fare davvero qualcosa e, se avete un sogno, seguitelo». Davide ha superato l’ostacolo della sordità perché non ha avuto bisogno delle orecchie per amare la musica. Perché la musica si ascolta anche con la mente e, soprattutto, si suona con il cuore. E basta osservare le sue mani che danzano sui quei tasti per capire che dietro ogni singola nota musicale c’è molto più del talento straordinario di un giovane pianista. C’è dolore, sacrificio, speranza, amore, perseveranza e un animo profondamente sensibile. Note musicali che fanno vibrare il cuore di chi le ascolta, non solo di chi li esegue.

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