Pubblicato il: 8 gennaio 2018 alle 8:10 am

Lavoro, gli ultracinquantenni italiani chiedono una legge quadro per i bisogni del dopo-pensione Rapporto “50&Più”, dal 2005 al 2017 è aumentata la popolazione matura sempre più attiva. La terza si sente ancora utile e chiede, con norme certe, di mettersi a disposizione della società

di Giuseppe Picciano.

Roma, 8 Gennaio 2018 – Il 70% degli ultracinquantenni italiani vuole una legge quadro che risponda ai bisogni e agli orientamenti di coloro che sono interessati a svolgere una vita attiva (lavoro e non solo) anche dopo la pensione. E’ quanto emerge dal rapporto “La responsabilità di diventare un anziano attivo”, realizzato dalla società Ermeneia-Studi & Strategie di Sistema per conto di “50&Più”.

Nel periodo tra il 2008 e il 2017 sono aumentati gli occupati appartenenti alle generazioni mature, mentre è diminuita in parallelo l’occupazione di quelle più giovani. Dallo studio emerge innanzitutto come i 50enni sino ad oltre 70 anni di età che risultano occupati sono cresciuti nel periodo 2008-2017 del 45,4%: l’effetto della Legge Fornero ha contribuito a mantenere in servizio più a lungo le persone e in particolare i 60-69enni, il cui numero di occupati passa nel periodo indicato da 930.000 a 1.850.000 unità.

L’indagine Ermeneia evidenzia come gli ultrasessantenni che risultavano essere in pensione e contemporaneamente impegnati a lavorare a vario titolo sono passati dal 10,5% del 2008 a ben il 14,1% del 2017. Il reddito (attuale e soprattutto futuro) inizia ad essere ritenuto una variabile critica tenuto conto dell’aumento della speranza di vita, della necessità di far bastare la pensione per più anni e del rischio di possibili fragilità a cui far fronte sul piano della salute.

Se poi si guarda al reddito complessivo percepito, il 49,9% degli intervistati dichiara di disporre di un ammontare che risulta più che adeguato o comunque corrispondente alle proprie necessità. A pensarla così è il 56,6% degli uomini intervistati, mentre la percentuale è minore tra le donne (44,4%). Se si considerano gli ultrasettantenni tale percentuale sale al 55,9%. Allo stesso tempo il 40,9% del campione degli intervistati nel corso del 2017 ritiene che tale ammontare risulti un po’ o molto al di sotto delle necessità. Ad avere una maggiore percezione negativa in questo caso sono le donne (42,7% delle intervistate) e il 38,8% tra gli uomini. La percentuale sale se si considerano i 50enni (47,6%) mentre è più contenuta per i 70enni e oltre (35,1%).

La possibilità di percepire un reddito probabilmente o certamente non sufficiente rispetto alla futura situazione di pensionato preoccupa una quota maggiore di intervistati rispetto al reddito odierno rilevato nel punto precedente: il dato registrato è del 44,6% (suddiviso per genere tra il 50,7% delle donne e il 47,3% degli uomini, mentre per fasce d’età tra il 52,3% per i 50-59enni rispetto ai 44,1% dei 60-69enni e al 38,0% dei 70enni e oltre).

La propensione verso la vita attiva dopo la pensione interessa una parte significativa degli intervistati; il 34,5% dell’intero campione ritiene certamente o probabilmente utile o necessario svolgere un’attività di lavoro dopo l’entrata in quiescenza. Nello specifico lo è per il 38,3% dei 50-59enni e 35,8% per i 60-69enni. La percentuale si mantiene elevata anche per i 70enni e oltre (29,9%). La motivazione più importante per tale scelta è perché mi piace continuare ad essere attivo tramite il lavoro.

Inoltre, circa il 70% di tutti gli intervistati vede con favore la promozione di una Legge Quadro che affronti l’insieme dei temi così da rispondere in maniera unitaria ai bisogni e agli orientamenti degli anziani interessati a svolgere una vita attiva anche dopo l’entrata in pensione.

«Bisogna ancora una volta – sostiene Gabriele Sampaolo, segretario generale 50&Più- riconciliare la realtà con la sua rappresentazione: da più di 20 anni 50&Più insiste sul fatto che gli anziani non sono tutti fragili e bisognosi di assistenza, ma che anzi, il 90% è vitale e attivo. Questo concetto inizia oggi ad essere recepito. E’ necessario però che il dibattito si sposti verso una nuova frontiera: non più solo il tema dei tempi e del valore delle pensioni, ma anche, su come realizzare condizioni mirate al sostengano dell’invecchiamento attivo. Il 70% degli ultra sessantenni – continua – intende restare ancora in gioco dopo la pensione, con le proprie competenze e i propri interessi, per mantenersi in relazione con gli altri, per sentirsi utile e, se necessario, per poter lavorare e guadagnare ancora; ad esempio a part-time in occupazioni socialmente utili o per avviare nuove start-up, ma comunque con un trattamento fiscale agevolato. E’ tempo di affrontare queste questioni con una legge quadro sul l’invecchiamento che affronti l’insieme delle istanze emerse dall’Indagine. Con il progressivo innalzamento dell’aspettativa di vita la pensione non può essere l’ultimo approdo, ma il momento in cui si apre un nuovo ciclo di vita; per studiare e aggiornarsi, per mettere ancora a frutto le proprie idee, la propria creatività».

neifatti.it ©