Pubblicato il: 9 gennaio 2018 alle 8:00 am

Per il 2030 avremo sul nostro pianeta un osservatorio globale I costi non supererebbero quelli del muro messicano voluto da Trump

di Teresa Terracciano.

Helsinki, 9 Gennaio 2018 – Le sfide ambientali, i cambiamenti climatici, la sicurezza idrica e alimentare e l’inquinamento atmosferico urbano sono tematiche interconnesse, ma troppo spesso trattate separatamente. Per affrontare questo problema, il professor Markku Kulmala discute della necessità di un monitoraggio continuo e completo delle interazioni tra la superficie e l’atmosfera del pianeta.

Le interazioni tra la superficie terrestre e l’atmosfera influenzano il clima, la qualità dell’aria e i cicli dell’acqua. I cambiamenti in uno dei settori provocano conseguenze negli altri. Ad esempio, l’aumento del biossido di carbonio incentiva la fotosintesi. Man mano che crescono, le piante ritirano i gas serra dall’atmosfera, ma rilasciano anche composti organici come i monoterpeni. Questi accelerano la formazione di particelle di aerosol, che riflettono la luce solare nello spazio. Le nostre azioni – come le politiche di controllo delle emissioni, l’urbanizzazione e la silvicoltura – influenzano anche l’atmosfera, la terra e i mari.

Nella sua ricerca, Markku Kulmala, ha proposto la costruzione di un osservatorio globale della Terra, costituito da 1.000 o più stazioni terrestri ben attrezzate in tutto il mondo che tracciano gli ambienti e gli ecosistemi chiave in modo completo e continuo. I dati di queste stazioni saranno collegati ai dati provenienti dal telerilevamento satellitare, dagli esperimenti di laboratorio e dai modelli di computer.

«La copertura incompleta dalle stazioni terrestri potrebbe essere il limite principale alle osservazioni delle condizioni complessive della Terra. I satelliti possono continuamente (24/7) monitorare alcuni composti, come CO2 e ozono, di tutto il pianeta, ma non possono risolvere processi o flussi, o rintracciare le centinaia di altri composti interessati».

Questo osservatorio globale di 1.000 super stazioni deve essere istituito a breve, entro 10-15 anni.

«I costi sarebbero di circa 10 milioni di euro (11,8 milioni di dollari) fino a 20 milioni di euro per stazione, che possono essere paragonati ai costi di costruzione del Large Hadron Collider al CERN, a Ginevra, in Svizzera, o quella del muro messicano del presidente statunitense Donald Trump» afferma con ironia Kulmala.

Tuttavia, è necessario un cambiamento nel modo in cui i dati ambientali sono raccolti e diffusi, non c’è dubbio al riguardo.

«I ricercatori potrebbero trovare nuovi meccanismi e ricevere riscontri ancora sconosciuti attraverso lo studio integrativo di questo insieme di dati» conclude.

Fonte per approfondimenti: Markku Kulmala. Build a global Earth observatory. Nature, 2018; 553 (7686): 21 DOI: 10.1038/d41586-017-08967-y

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