Pubblicato il: 11 gennaio 2018 alle 1:00 pm

Otto francesi su dieci credono nelle teorie del complotto A 3 anni dal primo attentato terroristico in Francia, uno studio rivela un fenomeno di grande portata e che colpisce sempre più giovani

da Parigi, Sylvie Pasquier.

11 Gennaio 2018 – Le teorie del complotto ormai sono diventate pervasive e toccano temi caldi. l complottisti sono convinti che i maggiori avvenimenti di attualità, politica, storia, economia e scienza siano frutto di un complotto organizzato e gestito da gruppi di controllo del nostro pianeta (a volte citati, altre volte “misteriosi”) che decidono in questo modo i destini ed il futuro della popolazione mondiale. Così, argomenti come la ricerca e le malattie, la politica e l’ambiente, oltre ai grandi eventi del ‘900, dal delitto Kennedy allo sbarco sulla luna, eventi che hanno fatto la Storia per la maggior parte di noi, diventano solo una colossale bufala per chi non ci crede. Diciamo subito che non esiste nessuna prova, nessuna evidenza documentata, solo supposizioni che trasformano qualsiasi evento in un piano alle spalle della popolazione inconsapevole.

In Francia, quasi 8 francesi su 10 aderiscono ad almeno una delle principali teorie del complotto. L’argomento è in questi giorni in Francia al centro delle attuali notizie politiche. A tre anni dagli attacchi del gennaio 2015 a Parigi, mentre Emmanuel Macron ha annunciato l’intenzione di legiferare contro l’eventualità di fake news durante le elezioni, un nuovo studio ha rivelato l’opinione dei francesi riguardo a queste notizie false. Tre anni fa l’attacco contro il settimanale satirico inaugurava una serie di attentati che da allora ha provocato in Francia 241 morti, dal Bataclan, al camion sulla folla a Nizza, al prete sgozzato nella chiesa di Saint-Étienne-du-Rouvray, vicino Rouen. Ma oggi solo il 61% dei francesi si sente ancora ‘Charlie’. Si tratta sì della maggioranza, ma anche del 10% in meno rispetto a gennaio del 2016, perché i francesi non sono più convinti, come 3 anni fa, sull’onda dell’emozione e dello sdegno, che le istituzioni abbiano raccontato tutta la verità sulla vicenda.

I francesi sarebbero allora tutti cospirazionisti? In parte sì. Questo è ciò che rivela uno studio di Ifop per la fondazione Jean-Jaurès e Conspiracy Watch, pubblicato qualche settimana fa. Quest’ultimo ci dice che il 79% dei francesi aderisce ad almeno una delle teorie cospirative più diffuse. Sarebbero anche il 34% a credere almeno al 4 e al 13% almeno 7.

Per raggiungere questo risultato, i ricercatori hanno testato per 10 anni su un campione diverse “teorie del complotto” più o meno diffuse nella società francese. Ad esempio, un francese su due ritiene che il Ministero della Sanità francese sia complice nel settore farmaceutico per nascondere la pericolosità dei vaccini sulla popolazione, e uno su tre pensa che l’AIDS sia stato inventato; quasi uno su dieci crede anche che sia “possibile che la terra sia piatta”, e il 54% è d’accordo con l’affermazione che “la CIA è coinvolta nell’assassinio del presidente John F. Kennedy a Dallas”.

Per tornare al tema caldo del terrorismo, il 19% dei francesi dubita ancora della “versione ufficiale” di Charlie Hebdo. Per alcuni “restano aree di oscurità” e non è certo che questi attacchi siano stati “pianificati e realizzati solo da terroristi islamici”: gli elementi che inducono a sostenere questa tesi vanno dai documenti ‘dimenticati’ in auto ai rilassatissimi tempi di fuga dei terroristi, passando dalla scarsa protezione della redazione del settimanale e arrivando alle armi degli attentatori. I francesi trovano che niente sia stato sufficientemente spiegato: come mai la redazione di Charlie Hebdo era così poco protetta? Dove si sono procurate le armi gli attentatori? Portate appresso dalla Siria? Ma, soprattutto, com’è possibile che dei terroristi che vanno a fare un’azione si portano dietro la carta di identità che, poi, dimenticano in auto? Che si attardano a dare il colpo di grazia ad un agente, raccolgono le scarpe, poi lasciano un guanto… E come mai non è scattato un posto di blocco nella zona? Insomma, le domande sono tante, e condivise dal 27% di persone sotto i 35 anni e dal 30% di 18-24 anni. I giovani sarebbero dunque molto più aperti alle teorie complottiste rispetto ai più vecchi.

Per gli studiosi, questi risultati confermano che affrontiamo collettivamente un fenomeno non solo tangibile ma importante che pervade l’intera società in misura preoccupante.

Il successo di queste tesi di cospirazione è dovuto probabilmente alla una forte sfiducia di questi ultimi anni verso i media e le istituzioni democratiche. Solo il 25% degli intervistati, infatti, pensa che globalmente i media riportino correttamente le informazioni e facciano autocritica quando hanno commesso un errore.

D’altra parte più di un terzo degli intervistati non si fida dei risultati delle elezioni in Francia: un sostanzioso 35% non crede che il sistema organizzativo garantisca abbastanza trasparenza per evitare imbrogli e garantire la realtà dei voti. Elemento ancor più grave che testimonia il disinteresse e la disaffezione dei giovani verso il diritto-dovere del voto e verso la vita politica in generale anche Oltralpe, il 9% crede che il ruolo dei media sia essenzialmente quello di trasmettere la falsa propaganda necessaria per la perpetuazione del “sistema”. Alle ultime presidenziali, l’astensionismo da record ha visto una presenza di elettori pari appena al 58% contro il 51% del primo turno: cioè quasi metà degli elettori francesi non è andata alle urne, non regalando a Macron i poteri assoluti che si aspettava già dalla vigilia delle votazioni.

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