Pubblicato il: 14 gennaio 2018 alle 8:00 am

Elezioni in vista, arrivano i “falsi politici”, che promettono ma cercano solo una fonte duratura di reddito Con la fine dei partiti è scomparsa la vocazione per la politica e i nuovi "profeti" esprimono proclami di facciata. Le lezioni dimenticate di Aristotele e di Weber

di Giosuè Battaglia.

Roma, 14 Gennaio 2018 – In un mondo come quello attuale, che poggia tutto sulla commercializzazione di qualsiasi fattore, compreso quello umano, ci si chiede se esista ancora un vivere “per la politica”. Tale concetto veniva espresso dal sociologo tedesco Max Weber in una conferenza tenuta a Monaco di Baviera il 28 gennaio 1919. Egli dava quella definizione indicando “chi vive per la politica è colui che vive di essa in modo del tutto libero da ogni interesse personale”, diverso dal concetto di «chi vive della politica, il quale cerca in essa una fonte duratura di reddito».

Proprio questo rappresenta il modus vivendi del politico dei nostri giorni, senza alcuna preparazione di base e intendimenti sociali, che fonda tutto su una dialettica, che se pur importante, esprime pensieri di facciata e mascherati dall’apparire della loro immagine e gesti che devono attrarre l’interesse degli altri. Insomma, “falsi politici” come definiti dall’illustre filosofo Aristotele, per il quale «la maggioranza di coloro che si dedicano alla politica, non sono politici secondo verità, perché non scelgono azione belle perché sono belle, ma scelgono la vita politica per se stessi in vista di ricchezze e desiderio di potere». Proprio questo pensiero Aristotelico è di grande attualità, infatti il politico attuale mette in campo tutta una serie di atteggiamenti che sono d’immagine e servono a mantenersi il consenso ad ogni tornata elettorale. Da più parti si mette in risalto l’allontanamento dalla politica. Ma quale politica? La vera, è basata sui principi della partecipazione di varie persone che condividono una certa idea e assieme decidono certe azioni. Invece il politico di turno decide personalmente il da farsi e quando raramente lo si vede impegnato con altre persone, è solo un modo di apparire per mostrare l’unione di appartenenza. Fino a qualche decennio fa, si prendevano decisioni nelle segreterie di partito, dopo estenuanti riunioni, nelle quali ogni appartenente a quell’organo interno, si esprimeva e poi alla fine dopo valutazioni e votazioni, si decideva sul da farsi. Anche riunioni interpartitiche avvenivano con la piena partecipazione di ogni formazione e con decisione univoca.

Tutto ciò è stato assorbito dall’unica persona, “il falso politico”, colui che attraverso promesse mai mantenute, è riuscito ad occupare la poltrona solo perché attorniato da individui che concorrono al suo personale progetto del “vivere della politica”, progetto che lo proietta verso l’arricchimento personale e il potere. Ma alla fine riuscirà in pieno nel suo intento? Pare proprio di no. Basta guardarsi intorno e ogni giorno vi sono sentenze di condanna emesse dai tribunali contro l’operato dei “falsi politici”.

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