Pubblicato il: 18 gennaio 2018 alle 10:00 am

Si chiama Nzeb, come un robot, ma e’ la casa del futuro Ecosostenibile, antisismico e intelligente, l’edificio dimostratore inaugurato a Benevento è uno dei primi del genere realizzati in Italia

di Marzio Di Mezza.

Benevento, 18 Gennaio 2018 – L’abitazione deve guidarci nel futuro, diceva Giuseppe Samonà, l’ingegnere palermitano, tra i grandi nomi dell’architettura italiana tra le due guerre e post bellica. La citazione riaffiora naturalmente mentre mi avvicino a Nzeb (si scrive nZEB), l’edificio sperimentale a energia quasi zero in clima mediterraneo che è stato realizzato a Benevento, in un’area di proprietà dall’Università degli Studi del Sannio. Nzeb suona familiare, anche se sa di acronimo, di sigla robotica (e infatti sta per “nearly Zero Energy Building”), da noi al Sud lo si pronuncia con la giusta accentazione: nzèb, magari dando un peso maggiore alla “b” finale: nzèbb. E appare simpatico. Tutt’altra cosa il ricorso alla habitatio, al focularem. Nzeb (il nome) non è così sontuoso. E nemmeno la casa lo è. Ma cosa importa? Questo è già il futuro: nei 71 metri quadrati di piano di calpestio c’è un concentrato di domotica, risparmio energetico e antisismica. Lo hanno anche denominato “dimostratore” questo piccolo edificio: un intervento dimostratore in scala reale del progetto di ricerca Smart Case, attuato dal Distretto tecnologico STRESS sotto il coordinamento scientifico del professore Giuseppe Peter Vanoli del Dipartimento di Ingegneria dell’Università degli Studi del Sannio.

A me, intanto, sembra che dimostri in maniera chiara come si può (e si dovrebbe) costruire in un Paese fortemente sismico tenendo insieme tutti i parametri della buona progettazione, dell’efficienza, del risparmio energetico, eccetera eccetera. Insomma, è la risposta ai recenti (ulteriori) allarmi che riguardano l’instabilità del suolo nel Sannio e del sottosuolo appenninico. Ma, sono certo, una casetta del genere renderebbe felici anche i tanti terremotati dell’Italia centrale. I costi? Appena il 30% in più rispetto alle costruzioni “tradizionali”. E cosa rappresenta questa incidenza a fronte di parametri quali sicurezza, risparmio, durabilità? Zero. E’ un’incidenza uguale a zero.

Archè e Technè, insegnavano i docenti di progettazione nelle facoltà di Architettura, due termini che riassumono (nell’architettura) i principi primi a guida delle tecniche: il bello, il vero, il buono.

Leggo l’elenco di “cose” che i progettisti di Nzeb, in 71 metri quadrati, hanno infilato: tecnologia a pannelli X-Lam con isolamento in fibra di legno, un impianto di climatizzazione costituito da un’unità in pompa di calore che copre le esigenze di riscaldamento, raffreddamento, produzione di acqua calda sanitaria, ventilazione meccanica con recupero termodinamico e filtrazione elettronica. E ancora: un campo geotermico con sonde orizzontali poste a circa 2 metri di profondità per pretrattare l’aria di immissione o operare in free-cooling e avanzate tecnologie domotiche per il monitoraggio delle prestazioni energetiche e ambientali.

La struttura, dunque, è in pannelli X-Lam, legno lamellare. Cosa significa? Nel 2007, una casa in legno di 7 piani e 24 metri di altezza, interamente realizzata con questi pannelli, ha resistito con successo al test antisismico considerato fra i più distruttivi per le opere civili: la simulazione del terremoto di Kobe (magnitudo 7,2 della scala Richter), che nel 1995 provocò la morte di oltre seimila persone (fonte: professionearchitetto.it).

«Certo, l’unico inconveniente deriva dalla reperibilità del materiale – spiega il professore Vanoli -. Cioè il legno, non proprio a chilometro zero nei nostri territori rispetto ad aree del nord Italia o d’Europa». Ma si tratta di un dettaglio che viene ampiamente superato dai risultati.

Anche in Italia negli ultimi anni, si sta diffondendo la pratica di costruire in legno: nel 2015, oltre 3.400 nuove abitazioni sono state realizzate in legno, pari al 7% sul totale dei permessi di costruire, praticamente un’abitazione su 14.

Ma Nzeb è l’evoluzione della casa in legno. In una giornata piovosa in cui si svolge l’inaugurazione del manufatto (che non appena riceverà tutte le necessarie autorizzazioni e le forniture, fungerà da foresteria per docenti stranieri e fuori-sede), sono gli stessi progettisti a spiegarlo: «Nzeb fornisce risposte innovative alle mutate condizioni contemporanee dell’abitare sul piano dell’architettura, della tecnologia, degli impianti, degli ambienti. Si basa su strategie progettuali orientate alla sostenibilità, alla riduzione dei consumi energetici, all’ottimizzazione del sistema involucro-impianti». E ancora: «Nella progettazione di Nzeb è stata posta particolare attenzione al suo funzionamento passivo, ovvero alla sua capacità di garantire condizioni di comfort termico e igrometrico degli occupanti anche in assenza di impianti di condizionamento attivi».

E accanto a “ecosostenibile” viene posto il termine “intelligente”. L’edificio è, infatti, completamente monitorato attraverso le più avanzate tecnologie domotiche con l’obiettivo sia di fornire agli occupanti strumenti per la fruizione ottimale degli ambienti, sia di configurare un Living Lab per il monitoraggio dettagliato delle prestazioni energetiche e ambientali. Il cuore del sistema è un hub connesso ad internet, controllabile da remoto via web o mediante una applicazione per smartphone con cui è possibile aprire e chiudere serrature e serramenti, comandare spegnimento ed accensione di luci e prese elettriche, controllare sensori di temperatura, umidità e sensori anti-allagamento, gestire l’impianto di climatizzazione e di illuminazione in funzione delle condizioni climatiche esterne e delle previsioni meteo.

Particolare risalto viene dato a “internet delle cose”, dove oggetti di uso quotidiano si rendono riconoscibili e acquisiscono una propria “intelligenza” grazie al fatto di poter interagire con l’ambiente circostante comunicando dati su se stessi ed accedendo ad informazioni aggregate da parte di altri.

«Il Termine Tecnologia comprende in sé due dimensioni: quella tecnica e quella economica», sosteneva Ludovico Quaroni negli anni ’80. Un po’ quello che diceva anche Gio Ponti (in Amate l’architettura) quando gli chiedevano «Si può fare architettura moderna senza una attrezzatura produttiva moderna?». La risposta era secca, solo «No». Perché la tecnica, aggiungeva, «oggi permette tutto». E parliamo di un oggi che si aggiorna continuamente e a una velocità indefinita.

Ennio Rubino, Presidente del Distretto Stress, si dice orgoglioso: «Stress ha dimostrato che è possibile lasciare al territorio “oggetti concreti” come risultati dei progetti di ricerca industriale finanziati con i fondi strutturali europei». Stress, ricorda poi, «è stata citata come best practice nazionale sul tema dell’edilizia sostenibile nel rapporto GreenItaly 2017, redatto dalla Fondazione Symbola, che rappresenta un punto di riferimento sulla green economy italiana. Stress opera in un settore strategico rappresentato dall’ambiente costruito che intercetta nuove esigenze quali efficientamento energetico, messa in sicurezza, rigenerazione urbana, recupero e valorizzazione dei centri storici, qualità della vita e sul quale siamo chiamati a dare risposte innovative. Le costruzioni – sottolinea durante la cerimonia di inaugurazione – con il loro indotto sono un pezzo importante dell’economia nazionale e regionale sui quali dobbiamo continuare ad investire con competenze e lungimiranza e la Campania nel campo dell’innovazione del settore è indiscutibilmente un’eccellenza in ambito nazionale ed internazionale come testimoniato dai successi ottenuti da Stress in termini di acquisizione di progetti in  ambito Horizon 2020. Siamo di fronte a cambiamenti climatici che ci inducono inevitabilmente ad una presa di coscienza – conclude Rubino -, che deve modificare la nostra cultura, il nostro modo di progettare e di pensare agli spazi in cui viviamo».

Insieme al Distretto Stress hanno lavorato su Nzeb: il Dipartimento di architettura dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e le imprese Socie quali Graded, ETT, Rina Consulting, Sea Costruzioni e TME.

Vito Grassi, amministratore unico di Graded e vicepresidente dell’Unione Industriali di Napoli, afferma: «Nzeb rappresenta la dimostrazione pratica del fatto che la crescita del nostro tessuto produttivo passa necessariamente attraverso una collaborazione sempre più stretta tra imprese, sistema universitario e mondo della ricerca». Per Grassi, poi: «Proprio con l’obiettivo di mettere in connessione imprese e mondo accademico come sistema Confindustria Napoletano, in sintonia con le strategie nazionali e in coerenza con il metodo della condivisione e del rafforzamento della partnership pubblico/privato che riteniamo strategica per lo sviluppo del nostro territorio, stiamo promuovendo l’attivazione dei “Digital Innovation Hub” previsti dal Piano Industria 4.0. Si tratta – conclude – di organismi che hanno l’obiettivo di avvicinare la domanda e l’offerta di innovazione».

Il tema dell’edificio a basso fabbisogno energetico è, da ormai molti anni, oggetto di studio e sperimentazione ed anche in Italia, a partire dal 31 dicembre 2020 (31 dicembre 2018 per gli edifici pubblici), tutti gli edifici di nuova costruzione, con alcune eccezioni, dovranno rispondere a requisiti Nzeb.

Per i curiosi, gli studiosi e gli studenti (magari di architettura, di ingegneria e degli istituti superiori specifici), il consiglio è di guardare l’edificio con i propri occhi. Nzeb si trova a Benevento, in via San Pasquale (ex Ipai), a due passi dal grande parcheggio di via del Pomerio e poco distante anche dall’Arco di Traiano.

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