Pubblicato il: 19 gennaio 2018 alle 9:00 am

Lui e’ tornato: i tedeschi alle prese con il loro eterno fantasma Cosa succederebbe se Adolf Hitler ritornasse ai giorni nostri, addirittura in tv?

da Berlino, Fritz M. Gerlich.

19 Gennaio 2018 – Nell’estate del 2011 i tedeschi stanno seguendo un programma televisivo quando sugli schermi appare… Adolf Hitler in persona! Ed ha un successo incredibile!

Un incubo? Fantascienza? No, solo la trama del paradossale romanzo, Lui è tornato (Er ist wieder da) – in Italia per Mondadori a 11,00 euro – di Timur Vermes, che in Germania è stato ed è un bestseller con 650 mila copie vendute, tradotto in 10 lingue in tutto il mondo, e portato sugli schermi nel 2015 da David Wnendt.

Ma come è arrivato Hitler in tv? Qualche mese prima il dittatore si sveglia in un campo abbandonato nella periferia di Berlino. La sua divisa puzza di benzina (non si diceva che fosse morto proprio bruciato nel bunker cosparso di benzina nella Cancelleria?), gli fa male la testa, ma tutto sommato si sente bene. Non può fare a meno di notare che la guerra è finita; che intorno a lui non ci sono i suoi fedelissimi; che non c’è traccia di Eva: l’aveva sposata lo stesso giorno in cui i Russi sarebbero entrati nel bunker, il 30 aprile del ’45. Un attimo dopo le nozze, prima lei poi lui si erano suicidati rompendo una fialetta di cianuro sotto la lingua. Non se ne ricorda, l’uomo che adesso si incammina verso Berlino.

La trova molto cambiata: scopre rapidamente di trovarsi in un’altra epoca, nota pace e serenità, vede tanti stranieri in giro per la città. I turisti lo osservano stupiti, sbircia i giornali, legge che una donna che chiamano Merkel è al governo. E’ strabiliato, l’edicolante stesso lo ospita per due giorni, poi gli fa conoscere Fabian Sawatzki, un aspirante regista disoccupato, il quale vede in lui del potenziale come attore e gira una serie di video che lo mostrano in documentari. Il programma su Internet ottiene un successo clamoroso, tanto che il vice-direttore di un’importante emittente inserisce Hitler in un programma televisivo: Adolf comincia una nuova carriera, quella di showman, riscuotendo immediatamente un grandissimo successo. E’ boom di ascolti, Hitler è diventato ormai un personaggio: partecipa a tutti i programmi, applausi ovunque… Eppure è proprio lui, l’innominabile, il mostro, che non fa né dice nulla per nasconderlo, anzi. Ma nessuno gli crede: tutti lo prendono per uno straordinario comico, un imitatore, un sosia. Tutti lo cercano, tutti lo vogliono, tutti lo imitano.

Fino a quando è improvvisamente licenziato, perché durante un programma televisivo uccide un cane. Il pubblico, che finora lo trovava attraente e simpatico, ovviamente disdegna l’orribile crudeltà, protesta, è profondamente offeso e disgustato. Fine di una carriera: il favoloso showman è licenziato. Si ritira a scrivere un libro, intitolato Lui è tornato, dove racconta la sua strana avventura a partire dal risveglio nel campo, e ammette che… Sì, è proprio lui. Il resto, la conclusione ovvia, non la sveliamo, anche se è facile immaginarla. Nessun Hitler (si spera…) potrà più nascere.

Il romanzo è leggero, a tratti comico, trattazione non facile per un autore tedesco. Hitler è un fantasma ingombrante, qui lo sanno bene. Lo chiamano Vergangenheitsbewältigung, ovvero l’elaborazione del passato. Fino a poco tempo fa la figura del Führer era un argomento tabù, ma oggi la discussione tra i tedeschi si riaccende periodicamente, anche grazie a libri e film del genere, che trattano lo spinoso argomento con ironia, cercando di voltare pagina. Tutto in Germania è pervaso dall’elaborazione, dai programmi scolastici alle pagine culturali dei giornali, alla radio come alla tv.

Per dare un’idea di quanto il problema dell’accettazione sia pesante, si pensi che, dopo la fine del nazismo, la parola patria è stata pronunciata in pubblico solo negli anni 80 da Helmuth Kohl: «Unser deutches Vaterland» (la nostra patria tedesca), perché ricorda troppo il passato, i discorsi… Nonostante la pubblicazione di  3.500 memoriali sul Genocidio in Germania, e quando un tedesco ha voluto scriverne senza ipocrisie, come Günther Grass – premio Nobel per la letteratura 1999 – gli è stato subito rinfacciato il suo passato di giovane SS.

Forse il peso della tragedia è troppo grande, l’elaborazione è lunga e non facile.

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