Pubblicato il: 21 gennaio 2018 alle 8:00 am

E’ ufficiale: l’abito non fa (piu’) il monaco La prima idea che trasmette una persona non è più quella di una volta, se vestita in modo differente, genera reazioni diverse. Come un banchiere in jeans…

di Giosuè Battaglia.

Roma, 21 Gennaio 2018 – Il vivere quotidiano porta a relazionarci in ogni momento della giornata, con diversi personaggi dei quali bisogna capire quello che essi sono o rappresentano nella vita. Molto spesso l’interlocutore del momento, dev’essere analizzato in pochissimo tempo per capire subito se si può usare una maniera o un’altra, anche nello scambio di una battuta. E allora la prima cosa da analizzare e che salta subito all’occhio e il modo di vestire, l’espressione del viso e dei movimenti. Insomma, il modo di apparire. Così fino a qualche tempo non proprio lontanissimo, ci si faceva una certa opinione della persona che si aveva di fronte, della quale si analizzava l’abito indossato per farsi una certa idea subitanea dell’appartenenza ad una certa posizione sociale, così era il caso di dire “l’abito fa il monaco”.

Quindi era inequivocabile che l’abito ricopriva un ruolo essenziale nelle relazioni umane e quello nella società perché dava diverse indicazioni come il ruolo nella società oppure il nostro stato civile. Ciò, però è molto cambiato, in quanto principalmente il ruolo dell’abito ha subito dei cambiamenti nel modo di vestirsi e si segue una moda cosiddetta “casual”, che tiene più in conto un modo di apparire giovanile in tutti gli ambienti da frequentare: una moda fugace come la vita frenetica che viviamo e che non dà tanto spazio ad un tempo che necessiterebbe di una lunga preparazione. E allora non possiamo più farci, come prima, una opinione di una persona che abbiamo di fronte, in un tempo ristretto a pochi attimi, perché il segnale primario che ci trasmette non è più quello di una volta. La stessa persona vestita in modo differente, genera reazioni diverse. Allora ci si trova si fronte un banchiere o un magistrato che non indossa più giacca e cravatta, ma un jeans e maglietta casual che non fanno individuare subito l’appartenenza vera, se non operativi nel contesto in cui s’incontrano. Eppure dal modo di apparire, discendono molte altre considerazioni di carattere anche morale, che da sempre hanno contraddistinto le persone e lo stesso senso di appartenenza, faceva una distinzione del ceto sociale.

Veramente oggi è difficile dare un giudizio immediato su una persona che si ha di fronte, perché il giudizio “a pelle” ingenera false informazioni e sarebbe il caso di dire che: «l’abito non fa il monaco».

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