Pubblicato il: 21 gennaio 2018 alle 9:00 am

Riscopriamo un volto di Napoli per troppo tempo dimenticato: la produzione e lavorazione della seta Dalle manifatture ai tempi del ducato bizantino all’istituzione di una corporazione. E nel piccolo borgo di San Leucio nasce la colonia dei setaiuoli

di Vittoria Maddaloni.

Napoli, 21 Gennaio 2018 – Napoli è stata in passato importante centro di produzione e lavorazione della seta, settore trainante dell’economia del regno dalla seconda metà del XVI secolo fino al XVIII. Data 1477 l’istituzione della Corporazione dell’arte della seta, una svolta per la manifattura serica napoletana e meridionale in generale.

Fu Ferdinando I d’Aragona a creare la Corporazione, favorendo l’arrivo a Napoli dei più esperti lavoratori stranieri da Venezia, Genova e Firenze, concedendo loro franchigia doganale per l’introduzione di materie prime ed attrezzi, diritti di cittadinanza, privilegi di giurisdizione. I napoletani impararono così bene che la città dal 1580 al 1630 si impone come eccellenza nella produzione di seta, fino a quando, alla fine dell’800, la rivoluzione industriale la priva del primato.

Ma la storia della tradizione della lavorazione dei tessuti, e in particolare della seta, è ben più antica: già al tempo del ducato bizantino era nota l’abile manifattura tessile napoletana, che toccherà poi il massimo dello splendore nelle fabbriche borboniche di San Leucio di Caserta, circa un millennio dopo.

Nel ‘700 l’artigianato tessile si rinnova sia come gusto, che come qualità del prodotto che raggiunge una raffinatezza e un’eleganza mai viste altrove. La Campania diventa la terra del damasco, del taffettà e della tela d’oro, la cui difficile e preziosa lavorazione occupa artigiani di ristrette comunità familiari che operano a Napoli, in piccoli laboratori nella zona degli “Armieri”. Nella stessa unità abitativa si ritrovano spesso la cosiddetta “casa e puteca”: al piano basso la numerosa famiglia lavora, al piano superiore vive. Nel tempo il territorio di Caserta sostituirà quello napoletano come polo serico del mezzogiorno: viene istituita da Ferdinando IV di Borbone intorno al XVIII secolo la colonia dei setaiuoli, nel piccolo borgo di San Leucio. Il Re accarezzava il sogno di una città industriale, e quello fu il luogo scelto per attuare il suo progetto di utopia reale. La corporazione era così importante che fece abolire i dazi doganali potendo così esportare senza dover pagare, creò una sorta di impunità per gli iscritti e istituì anche un tribunale.

Tale importanza, il potere e la ricchezza che raggiunse la Corporazione dell’Arte della Seta è tangibile nella Chiesa della Seta ovvero del Complesso dei SS. Filippo e Giacomo.

Si trova in via S. Biagio dei Librai, la nota Spaccanapoli, cuore pulsante della città, l’antico decumano della città greco-romana, e fu inaugurata nel 1641, quando i consoli della seta, spostandosi dalla zona Mercato, loro prima sede, ampliarono il già esistente ospizio per le figlie dei tessitori poveri di Napoli (erano accolte dai 5 ai 14 anni,  potevano rimanere a vita oppure essere aiutate nelle spese del matrimonio) aggiungendovi la chiesa di Santa Maria delle Vergini e di San Silvestro, poi  denominata di SS. Filippo e Giacomo, protettori dei setaioli e contro le malattie cutanee.

Le statue della facciata sono opera di Giuseppe Sanmartino (lo stesso del cristo velato della Cappella del principe Sansevero). Alcuni affreschi risalgono alla fine del ‘500; la Sagrestia settecentesca custodisce le opere dei maestri intagliatori di legno del ‘700 napoletano ed esempi di arte serica seicentesca realizzati dalla corporazione, nonché un trono ligneo con lo stemma con le tre balle di seta della corporazione.

Una botola in bronzo finemente lavorata conduce alla suggestiva cripta, luogo di sepoltura dei corporati della seta; infine dal cortile interno si raggiungono i resti archeologici in cui è possibile osservare testimonianze dell’antico asse viario della Napoli del 1300-1400 con una pavimentazione a spina di pesce e mattoni, il piano di calpestio del palazzo del duca di Castrovillari, un tratto di muro in opus reticulatum e probabilmente resti di una domus di epoca romana.

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