Pubblicato il: 22 gennaio 2018 alle 7:05 am

Gli anglosassoni lo chiamano “social eating aziendale”, il pasto in ufficio ora piace anche agli italiani Mangiare tutti insieme durante la pausa favorisce convivialità e cooperazione tra colleghi. E nel frattempo cresce il fenomeno delle ordinazioni via app

A cura della dottoressa Teresa Esposito*.

Il social eating aiuta la produttività. Sono 34 milioni gli italiani che non tornano a casa per il pranzo, spesso accontentandosi di uno spuntino fuori. Ma sono tanti quelli che hanno deciso per motivi di salute e di economicità, di portarsi il pranzo da casa. Il pasto da casa è sicuramente più salutare: si conoscono gli ingredienti e le quantità oltre ad essere stato preparato con amore nel proprio ambiente familiare.

La pausa pranzo, nei piccoli studi quanto nelle mega aziende, non è sempre semplice da organizzare e realizzare. Spesso, si salta il pasto per recuperare il lavoro arretrato che il capo ci segnala oppure per la mancanza di comodità. Inoltre, il pranzo a lavoro deve necessariamente essere veloce e leggero.

Condividere la «schiscetta», come viene chiamata a Milano la scatola per portare in ufficio il pasto da casa e che ha ispirato anche libri e manuali, è un’occasione facile e immediata per socializzare e migliorare i rapporti tra colleghi. Ecco, allora, la novità. Molte aziende cominciano a puntare alla pausa “social” per dare più serenità ai dipendenti. Prenderà così sempre più piede, nel 2018, il fenomeno del “social eating aziendale”. Uno studio di un gruppo di ricercatori in scienze sociali e scienze nutrizionali, della Cornell University, ha dimostrato come il rituale del consumo dei pasti insieme è una sorta di “collante sociale”. Di più: migliora le performance dei dipendenti fino a far raddoppiare la cooperazione tra i membri del team. La pausa pranzo come metodo dunque: team building in cucina, networking e benefit aziendali. Nasce così il primo business sul “social eating aziendale”: foorban è il primo food delivery italiano che propone un ristorante digitale a metà strada tra cucina e logistica. Nato da un anno, sull’idea di tre under 30, controlla tutto il processo dalla produzione alla consegna. Il pranzo si ordina via app ed è consegnato in 20 minuti dall’ordine. Fino a sperimentare i pranzi settimanali per il team building.

Da due mesi Foorban ha aperto il suo primo ristorante digitale a Milano all’interno del nuovo quartier generale di Amazon. Lo spazio allestito nella multinazionale è di circa 60 metri quadrati e ospita dei grandi frigoriferi a vista dove i dipendenti Amazon fanno il pick up dei piatti del giorno cucinati freschi dagli chef Foorban. L’Osservatorio sul Food Delivery elaborato da Just Eat Italia (realtà specializzata nel mercato per ordinare cibo a domicilio), fotografa il fenomeno delle ordinazioni per il pranzo dai luoghi di lavoro. Chi sono i professionisti che preferiscono mangiare in ufficio? Il 41% sono impiegati, il 18% liberi professionisti, il 33% studenti.

I più appassionati del digital food delivery sono quelli che lavorano nel settore sanitario che scelgono hamburger e insalate. I commerciali fanno grandi ordini di giapponese, hamburger e panini o piadine». E ancora: chi lavora nella comunicazione e nel marketing ama soprattutto panini (il 41% in più rispetto a chi fa parte dell’industria del food & beverage) e cibo giapponese (il 53% in più rispetto ai designer del mondo della moda); i nuovi professionisti del digitale sono invece fanatici di hamburger che scelgono nell’82% dei casi, mentre i bancari amano la pasta per il 71% in più di chi lavora nel mondo dello spettacolo. Se poi il digital food delivery è un fatto generazionale ecco come ad usarlo maggiormente sono i lavoratori millennial (26-35 anni) a pari merito con la Y generation (entrambi rappresentano il 36%), seguiti dalla generazione degli Xennial (36-45) con il 20% e dagli over 45 (8%). Questa “istantanea” di come il mondo digitale sposa l’alimentazione e di come questa possa essere seguita ancora più facilmente sul posto di lavoro, rasserena gli animi di chi ancora sostiene di “arrangiarsi” a pranzo.

Gli ultimi studi di osservazione hanno dedicato anche un’immagine alle zone geografiche. Le città in cui si ordina frequentemente il pranzo sono Milano, Bologna, Roma, Torino e Genova, ma il trend cresce con ritmi sostenuti in altre aree: in testa Pisa (+1186%), ancora Bologna (+685% ), Brescia (+298%) e Catania (+222%). Cambia anche la qualità: un’impennata notevole degli ordini di cibi healthy come insalate, burger vegani o piatti vegetariani, è in aumento a Trieste e a Bari; i tramezzini sono in salita a Torino, le crepes a Bologna, o ancora un trend positivo sulle cucine straniere più particolari come quella peruviana ordinata a Roma, l’indiano a Pisa e lo spagnolo e il medio orientale a Milano. Infine una buona notizia: i lavoratori italiani hanno una crescente attenzione all’alimentazione bilanciata, più dei cittadini di altri paesi europei. Lo dice il sondaggio Food (Fight Obesity through Offer and Demand) 2017, presentato al Parlamento europeo.

Nel 2016 l’87% degli italiani ha dichiarato di considerare l’equilibrio nutrizionale dei pasti serviti un criterio importante per la selezione di un ristorante. Ma soprattutto il valore è in crescita rispetto al passato e al di sopra della media degli altri paesi Ue (77%). In Italia, l’alimentazione ha un posto di eccellenza! Schiscetta da casa o ordinativi a domicilio lavorativo, il “social eating, migliora la produttività, la socializzazione ed evita i fastidiosi minuti di recupero.

*medico chirurgo – dietologa

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