Pubblicato il: 23 gennaio 2018 alle 7:00 am

Baby gang, l’allarme retorico e ipocrita del circo mediatico-istituzionale. Ma e’ storia vecchia Una preoccupante relazione della Commissione parlamentare Antimafia del ’93 fotografa la stessa situazione, ma sembra scritta ieri. Meglio quindi mettere in scena la liturgia istituzionale a base di piani e task force…

di Gianmaria Roberti.

Napoli, 23 Gennaio 2018 – L’emergenza baby gang è nei numeri, prima che nei fatti, come attestano gli atti parlamentari. «A Napoli vivono circa 100.000 ragazzi tra i quattordici e i diciassette anni – si legge – Sono stati arrestati 1.342 adolescenti; l’82 per cento circa non ha completato la scuola dell’obbligo contro la media del 42 per cento nelle regioni del Nord; il 57 per cento circa non ha conseguito la licenza elementare; il 4 per cento è analfabeta. Il 17 per cento è imputato per uso o per possesso di armi da fuoco; il 56 per cento per furto o rapina».  L’analisi degli esperti è impietosa. «Questi aumenti sono imputabili – affermano i documenti – alle accresciute condizioni di degrado sociale ed economico, ma soprattutto devono essere ricondotti all’espandersi del potere dei clan camorristici, che sviluppano il controllo sul territorio anche attraverso il reclutamento dei minori. A Napoli, ad esempio, i quartieri con maggiori coefficienti di delinquenza minorile sono gli stessi nei quali i quozienti di attività camorristiche sono i più alti». Insomma, il branco giovanile sembra influenzato da un solo paradigma: la camorra.

«La presenza diffusa della criminalità di stampo mafioso – sostiene lo studio – costituisce per i minori fonte di apprendimento di modelli delinquenziali, di tecniche criminali e di valori devianti. I casi di imitazione di comportamenti criminali sono sempre più frequenti: costituzione di gruppi di fuoco e di piccole bande, eliminazione di testimoni scomodi o di rivali nella leadership della banda. Su 282 casi di minorenni imputati nell’intera Italia di rapina aggravata, 103 (il 36,5 per cento) sono in Campania e su 75 imputazioni di tentato omicidio, 17 sono rivolte a minori campani (il 22,6 per cento)». Sono dati a dir poco inquietanti, che parlano da soli. Ma anzitutto sono dati del 1993, presi dalla relazione della commissione parlamentare antimafia. Sorpresa: le baby gang già esistevano. Anche saltando ancora a ritroso, negli anni ’80, troveremmo le legioni di muschilli ritratte dalla penna di Giancarlo Siani o dai reportage tv di Joe Marrazzo. Cambiano nome, ma resta la sostanza. Sono ragazzi attratti da violenza e sopraffazione, in uno scenario di deprivazione sociale. Il carisma criminale è, spesso, l’unico modello vincente. E allora l’allarme baby gang, in questi giorni, assomiglia più ad una bolla mediatica che all’insorgenza di un fenomeno. E’ il sintomo di una malattia cronica, molto trascurata, spacciata per epidemia. La percezione di un rischio inedito alimenta il mercato editoriale, assetato di novità da gettare in pasto a consumatori assuefatti. Un pubblico avido di emozioni, il cui emblema è la pancia, mai la testa. Ma il copione delle baby gang è anche un assist all’esercito di politici e tuttologi dei salotti televisivi. La chance di rovesciare addosso all’opinione pubblica quintali di ricette risolutive del problema. Un’arma di distrazione di massa: per quanto difficile, al cittadino potrebbe perfino venire il sospetto di mantenere classi dirigenti inette, e parassitarie. Meglio quindi mettere in scena la liturgia istituzionale a base di piani e task force. Così, tanto per giustificare poltrone e indennità. Il ministro degli interni Marco Minniti, al quale va riconosciuto sforzo creativo, parla del nichilismo delle bande di minorenni, e gli attribuisce metodi terroristici. I bulli un po’ come l’Isis, in pratica. Altri, più deludenti, ricorrono ad una dicotomia classica: l’urgenza di abbassare l’età imputabile, attualmente di 14 anni; la necessità di un aumento compulsivo di scuole e maestri di strada. E se proprio vi siete stufati della solita solfa, potete sempre dare la colpa a Gomorra.

Il commento dello psicoterapeuta

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